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Il Processo Dell'Utri



Questo é lo schifo dell'Italia, i ladri al potere fanno pagare la loro incapacità e il loro saccheggio delle risorse dello stato degli ultimi decenni alla gente comune e la magistratura da parte sua contribuisce a questo spreco, dando sempre meno l'idea di un organo garantista di giustizia ed equità, grazie anche all'inadeguatezza delle leggi , che cambiano solo per aiutare determinati personaggi o caste, come nel caso di Dell'Utri, che ha ben motivo di avere fiducia, specie con un processo che si svolgerà guardacaso a Palermo, e in tutto questo chi paga per i decenni che ovviamente sono stati spesi per indagare ed emettere una sentenza, che schifo, se questa é la nostra legge, il nostro sistema giudiziario e i risultati che produce, allora effettivamente incarceriamo gli onesti che si fa prima.

Alessandro Loffredo

Da rifare il processo per Marcello Dell'Utri. Lo ha disposto la quinta sezione penale della Cassazione annullando con rinvio la sentenza d'appello con cui i giudici palermitani avevano condannato a sette anni il senatore del Pdl 1, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E' stato quindi accolto il ricorso della difesa. Dichiarato inammissibile, invece, il ricorso della procura generale di Palermo, che chiedeva per Dell'Utri una pena più severa. La decisione è giunta dopo tre ore di camera di consiglio.

Il sollievo del senatore: "Affronterò il nuovo processo con fiducia". Subito dopo il senatore del Pdl, attraverso i suoi legali ha espresso la propria soddisfazione. "Finalmente ho trovato una magistratura che mi ha giudicato in maniera serena - ha commentato con l'avvocato Massimo Krogh - Affronterò il nuovo processo ancor più convinto della mia innocenza che ho testimoniato in tutti questi anni, fiducioso nella giustizia". Per i suoi legali Pietro Federico e Giuseppe Di Peri quella della suprema corte è stata una "decisione coraggiosa, ma pienamente aderente ai principi del corretto funzionamento della giurisprudenza". "Non ci auguriamo la prescrizione, né la cercheremo", hanno dichiarato, "ma chiederemo che sia riconosciuta l'estraneità e l'innocenza del senatore Marcello Dell'utri".

Laconico il commento di Laura Garavini, capogruppo Pd in commissione antimafia: "Almeno speriamo che nessuno osi più dire che la giustizia italiana non è garantista".

Per Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, l'annullamento del processo è una buona notizia ma "nessuno potrà mai sanare la gravità delle accuse e il peso delle sofferenze patite ingiustamente da Dell'Utri nel corso di questi anni". Mentre secondo il presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, "le parole del Pg e la decisione della Cassazione sembrano demolire l'azione di militanza politica portata avanti nel caso Dell'Utri da alcuni settori della minoranza politicizzata della magistratura". Sulla stessa lunghezza d'onda il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "La decisione della corte di Cassazione e la requisitoria stessa del sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello, hanno messo in evidenza quale terribile forzatura politica è stata messa in atto a Palermo. Del resto basta leggere i testi politici di Ingroia per capire il clima generale. Tuttavia stavolta a Berlino c'è stato un giudice".

Dall'Italia dei Valori Luigi Li Gotti, capogruppo in commissione giustizia al Senato, ritiene che non sia "in discussione la fattispecie del concorso esterno in associazione mafiosa, bensì la motivazione lacunosa della sentenza". "Altro", conclude, "non è possibile e corretto dire".

No comment, invece, dalla procura di Palermo.

I giudici hanno accolto le argomentazioni del sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello, che aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza di condanna a sette anni per Dell'Utri. In alternativa, il pg aveva proposto che la vicenda fosse trattata dalle sezioni unite penali. "Nessun imputato deve avere più diritti degli altri ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell'Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbio", aveva detto Iacoviello.

Nella requisitoria il procuratore generale aveva parlato delle "gravi lacune" giuridiche della sentenza d'appello per mancanza di motivazione e mancanza di specificazione della condotta contestata a Dell'Utri, che a suo avviso doveva essere chiarita. E aveva dato atto al collegio della V sezione di essere di "grandissimo e indiscusso profilo professionale". Il collegio, infatti, è stato criticato da articoli di stampa e il Csm ha aperto una pratica a tutela.

Iacoviello aveva chiesto di rigettare il ricorso con cui il procuratore generale di Palermo, Antonio Gatti, chiedeva una condanna più pesante per Dell'Utri e il riconoscimento del concorso esterno in associazione mafiosa anche per gli anni successivi al 1992.

"La sentenza impugnata - aveva rilevato il pg - sostiene l'esistenza del reato di concorso esterno in associazione semplice fino al 1982, poi parla di concorso esterno in associazione mafiosa fino al '92. Nessuno ha mai sostenuto una tesi del genere. Voi sareste i primi". Il concorso esterno in associazione mafiosa, secondo Iacoviello, "è diventato un reato autonomo" in cui "nessuno crede. Io ne faccio una questione non a favore dell'imputato, ma a favore del diritto".

Il pg aveva, invece, sottolineato che il ricorso della procura di Palermo "non è conforme agli schemi del ricorso per Cassazione, perché è fatto per episodi, non per motivi". Inoltre, il ricorso è incentrato sul "vizio motivazionale". La "realtà giuridica - aveva osservato - è che il ricorso per vizio motivazionale presentato dal pubblico ministero deve essere accolto solo in casi eccezionali. Se lo presenta il difensore, viene accolto nel caso in cui si dimostri il ragionevole dubbio, se lo presenta il pm, questo deve dimostrare che l'ipotesi alternativa resta al di sotto del ragionevole dubbio".

Da Repubblica

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