Uccisi dalle tasse”, titolava ieri il Giornale di zio
Tibia, al secolo Sallusti. Poi sottotitolava: “Ier i
ancora un suicidio, e fanno 13. Gli
imprenditori sono disperati, ma nessuno li
d i fe n d e ”. Sarebbe il caso di aggiungere che quelli
disperati sono gli imprenditori onesti, non certo gli
evasori: quel che è saltato fuori a Cortina nella prima
visita della Guardia di Finanza da almeno vent’anni a
questa parte parla da sé. Ma, soprattutto, sarebbe il
caso di ricordare chi ha governato dal 2008 al 2011:
l’unico premier al mondo che, mentre gli altri
combattevano la crisi, la negava. “Crisi psicologica”.
Colpa di A n n o ze ro e dei “programmi Rai che
diffondono pessimismo, panico e sfiducia” e dei
giornali che “sono essi stessi fattori di crisi”. Ma anche
delle agenzie di rating, “le organizzazioni
internazionali che un giorno sì e uno no dicono:
deficit +5%, consumi -5%, crisi di qui crisi di là, crisi
fino al 2011: un disastro! Chiudiamogli la bocca”. La
famosa crisi percepita, un fenomeno di
autosuggestione collettiva. “Tranquilli, abbiamo l’83%
di case di proprietà, più auto e più telefonini di ogni
altro paese europeo” e poi“ gli aerei e i ristoranti sono
pieni”. Un giorno ammise che la crisi c’era, ma “ne
usciremo prima degli altri perché siamo i migliori”.
“Siamo in piena ripresa”, si portò avanti Brunetta. E B.,
l’autunno scorso: “il Paese è solido, la crisi è colpa dei
mercati che – diceva mio padre – sono orologi rotti”. E
pure della magistratura, altro noto “fattore di crisi”.
Intanto nel Nordest si ammazzavano imprenditori su
imprenditori: ma guai a parlarne, per non diffondere
pessimismo. Il 27 marzo 2010 il vicepresidente di
Confindustria Alberto Bombassei rivelò davanti al
presidente Napolitano e al governatore Draghi: “Solo
nel Nordest, da inizio crisi a oggi, ci sono stati 18
suicidi di imprenditori: questo per dire quanto sia
crudele e drammatica la situazione”. Nei tre giorni
seguenti la rassegna stampa della Camera raccoglie
168 fra articoli e prime pagine del Giornale: ma
cercarvi le parole “suicidi” e “Bombassei” è sforzo
vano. Governava B., dunque il suicidio
degl’imprenditori “uccisi dalle tasse” era un perfido
esercizio di antiberlusconismo. Ora che invece
governa Monti (da 50 giorni), allora sì che gli
imprenditori suicidi, anzi “uccisi dalle tasse” fa n n o
notizia e meritano la prima pagina. Dove quel gran
genio di Nicola Porro ci spiega che “la crisi economica
è seria” (benvenuto!) e “il fenomeno dei suicidi è una
costante”, ma “ciò che cambia è che l’urlo di
disperazione e di rabbia dei nostri concittadini questa
volta ha un indirizzo ben preciso: lo Stato”. Ecco,
“questa volta” il suicida è “ucciso dalle tasse”. E chi le
ha messe, le tasse? La sinistra e Monti, ça va sans dire.
B. invece, com’è noto, le toglieva. E pazienza se la
pressione fiscale è aumentata proprio sotto il governo
dell’uomo che prometteva “due sole aliquote del 23 e
del 33%” e giurava di non aver “mai messo le mani
nelle tasche degli italiani”. Infatti dal recente libro
Tassati e mazziati di Giuseppe Bortolussi, segretario
della Cgia di Mestre, si scopre che “lo Stato preleva ai
contribuenti onesti il 51% del reddito lordo” fra tasse
dirette, indirette e occulte. Il Tax Freedom Day, cioè il
giorno dell’anno in cui possiamo finalmente metterci
in tasca tutta la nostra paga senza prelievi fiscali, nel
2000 (ultimo anno della legislatura del centrosinistra)
arrivava il 1° giugno. Nel 2010, dopo sette anni su
dieci con B. al governo, s’era spostato al 6 giugno.
Brutta bestia, il doppiopesismo. Ci sono giornali
filomontiani “a prescindere”, che ogni giorno
“apr ivano” con lo spread alto finché governava B e,
ora che governano i tecnici e i sobrii, lo tengono basso
anche se resta alto come prima. E c’è il Giornale, che
contravviene addirittura alla regola della “L i ve l l a ” di
Totò (almeno davanti alla morte siamo tutti uguali): zio
Tibia divide i suicidi in due categorie: quelli di serie A,
che si tolgono la vita sotto Monti; e quelli di serie B
che, essendosela tolta sotto Berlusconi, sono un pò
meno morti. Anzi, è come se fossero ancora vivi.
Marco Travaglio
il fatto quotidiano

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