Marco Travaglio ci spiega la vittoria della casta politica di ieri e quella delle banche che continuano a fregare i cittadini con la collaborazione di politica e stampa;
Due a zero per la malapolitica contro i cittadini,
cioè contro la vera Politica. Ma forse è giusto
così. Quando i partiti diventano cosche e
fanno amorevolmente sapere alla Corte
costituzionale quel che si attendono da lei; quando
giudici costituzionali usano i pizzini per anticipare le
loro sentenze a qualche giornale e vedere di
nascosto l’effetto che fa; quando giornali autorevoli e
ispirati giustificano preventivamente l’af fossamento
del referendum per il Bene della Patria (cioè dei
partiti-cosca); quando una speciale lupara bianca
seppellisce sottoterra le firme di 1.210.466 italiani
per difendere una legge elettorale che lo stesso
autore ha definito “p o rc a t a ”; è giusto che un politico
amico della camorra si salvi per la seconda volta
dall’arresto. Così, dopo un paio di mesi di illusioni
ottiche, qualcuno capirà che brutto paese
continuiamo a essere. Conosciamo l’obiezione: chi
se la prende con la Consulta parla come Berlusconi.
Ma poteva reggere fino a due anni fa, quando si
pensava che tutti e 15 i giudici costituzionali fossero
il più alto presidio di legalità del Paese (e a buon
diritto, visto che ci avevano salvati da una serie di
leggi incostituzionali imposte da Berlusconi per
piegare il Diritto ai suoi porci comodi). Ora non più:
da un anno e mezzo sappiamo che nel settembre del
2009 sei di quei giudici, esattamente come han fatto
la scorsa settimana, avevano anticipato il loro voto
favorevole alla porcata Alfano ad alcuni faccendieri
della P3, che disponevano di loro a proprio
piacimento. Due di quei giudici addirittura
organizzavano cene con i promotori della porcata
(B., Letta e Alfano) che di lì a poco avrebbero dovuto
valutare. Il capo dello Stato, assieme al Parlamento,
avrebbe dovuto sollevare lo scandalo e fare in modo,
in qualsiasi modo, che quei signori abbandonassero
ipso facto i loro scranni. Invece tutti si voltarono
dall’altra parte, lasciando intatta una Consulta ormai
irrimediabilmente inquinata. Il lodo Alfano fu
respinto per un pelo, grazie agli altri nove giudici. Ma
poi i partiti hanno inserito nella Corte altri loro
emissari e il risultato s’è visto ieri con il No ai due
quesiti referendari. Quesiti che oltre cento fra i
maggiori costituzionalisti italiani, compresi tre ex
presidenti della Consulta, giudicavano legittimi, e
nessuno, dicesi nessuno, aveva obiettato nulla in
punto di diritto. Gli unici “giur isti” di diverso parere,
guardacaso, sono quelli della Corte (o la maggioranza
di essi). Ora i partiti-cosca si fregano le mani, perchè
potranno nominarsi anche il prossimo Parlamento.
Ma la loro è una gioia miope e passeggera: vedranno
presto che cosa significa consacrare il Porcellum, la
norma più impopolare dai tempi delle leggi razziali.
E, se non lo vedranno, provvederanno gli elettori a
farglielo vedere. Quella che lorsignori sordi e ciechi
chiamano “antipolitica” esploderà alle stelle,
compattando in un solo blocco chi è convinto che
non esistano più vie democratiche per risanare la
malapolitica e chi più semplicemente pensa che
ormai tanto vale fare a meno del Parlamento e delle
elezioni, lasciando per sempre al governo un gruppo
di “tecnici” che nessuno ha mai eletto. Dio acceca
cioè contro la vera Politica. Ma forse è giusto
così. Quando i partiti diventano cosche e
fanno amorevolmente sapere alla Corte
costituzionale quel che si attendono da lei; quando
giudici costituzionali usano i pizzini per anticipare le
loro sentenze a qualche giornale e vedere di
nascosto l’effetto che fa; quando giornali autorevoli e
ispirati giustificano preventivamente l’af fossamento
del referendum per il Bene della Patria (cioè dei
partiti-cosca); quando una speciale lupara bianca
seppellisce sottoterra le firme di 1.210.466 italiani
per difendere una legge elettorale che lo stesso
autore ha definito “p o rc a t a ”; è giusto che un politico
amico della camorra si salvi per la seconda volta
dall’arresto. Così, dopo un paio di mesi di illusioni
ottiche, qualcuno capirà che brutto paese
continuiamo a essere. Conosciamo l’obiezione: chi
se la prende con la Consulta parla come Berlusconi.
Ma poteva reggere fino a due anni fa, quando si
pensava che tutti e 15 i giudici costituzionali fossero
il più alto presidio di legalità del Paese (e a buon
diritto, visto che ci avevano salvati da una serie di
leggi incostituzionali imposte da Berlusconi per
piegare il Diritto ai suoi porci comodi). Ora non più:
da un anno e mezzo sappiamo che nel settembre del
2009 sei di quei giudici, esattamente come han fatto
la scorsa settimana, avevano anticipato il loro voto
favorevole alla porcata Alfano ad alcuni faccendieri
della P3, che disponevano di loro a proprio
piacimento. Due di quei giudici addirittura
organizzavano cene con i promotori della porcata
(B., Letta e Alfano) che di lì a poco avrebbero dovuto
valutare. Il capo dello Stato, assieme al Parlamento,
avrebbe dovuto sollevare lo scandalo e fare in modo,
in qualsiasi modo, che quei signori abbandonassero
ipso facto i loro scranni. Invece tutti si voltarono
dall’altra parte, lasciando intatta una Consulta ormai
irrimediabilmente inquinata. Il lodo Alfano fu
respinto per un pelo, grazie agli altri nove giudici. Ma
poi i partiti hanno inserito nella Corte altri loro
emissari e il risultato s’è visto ieri con il No ai due
quesiti referendari. Quesiti che oltre cento fra i
maggiori costituzionalisti italiani, compresi tre ex
presidenti della Consulta, giudicavano legittimi, e
nessuno, dicesi nessuno, aveva obiettato nulla in
punto di diritto. Gli unici “giur isti” di diverso parere,
guardacaso, sono quelli della Corte (o la maggioranza
di essi). Ora i partiti-cosca si fregano le mani, perchè
potranno nominarsi anche il prossimo Parlamento.
Ma la loro è una gioia miope e passeggera: vedranno
presto che cosa significa consacrare il Porcellum, la
norma più impopolare dai tempi delle leggi razziali.
E, se non lo vedranno, provvederanno gli elettori a
farglielo vedere. Quella che lorsignori sordi e ciechi
chiamano “antipolitica” esploderà alle stelle,
compattando in un solo blocco chi è convinto che
non esistano più vie democratiche per risanare la
malapolitica e chi più semplicemente pensa che
ormai tanto vale fare a meno del Parlamento e delle
elezioni, lasciando per sempre al governo un gruppo
di “tecnici” che nessuno ha mai eletto. Dio acceca
chi vuole perdere.
Marco Travaglio

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