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Il mastino Equitalia



A volte centrano il bersaglio. Come a Cortina, dove il blitz di Capodanno ha effettivamente portato l’Agenzia delle entrate a segnare un punto a suo favore. Altre volte i “blitz ” Equitalia – il braccio armato del fisco – non li fa contro i veri evasori fiscali, bensì contro quei cittadini che le tasse le pagano, ma hanno
piccole pendenze che l’attuale sistema di riscossione e tassazione trasforma nel peggiore degli incubi. Fino, spesso, a sfiorare la tragedia. Ma chi è “il mastino” Equitalia che sta togliendo il sonno agli italiani? I soci di Stato EQUITALIA è una società pubblica (51% Agenzia delle Entrate, il 49% Inps) incaricata della riscossione nazionale dei tributi. In particolare, esercita sia la riscossione “non da ruolo”, che riguarda per esempio l’Ici e le entrate pagate col modello F23, sia quella “a mezzo ruolo” attraverso la notifica di cartelle
di pagamento. Dunque ha funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e di controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi dell’incasso, gestendo gli
sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti. Nel 2010 l’Ente ha ottenuto 1,29 miliardi di euro di ricavi, di cui 1,22 miliardi derivanti dall’incasso di commissioni sull’attività di riscossione conto terzi. Nell’ulti mo periodo ha riscosso crediti per 8,87 miliardi di euro, 4,61per conto dello Stato, 2,83 conto Inps/Inail, 1,42 conto Enti non statali (Regioni, Comuni, Consorzi ecc.). I cosiddetti Grandi Debitori (coloro che sono
iscritti al ruolo per importi maggiori di 500 mila euro) sono 1.055, da cui nel 2010 Equitalia ha riscosso 1,78 miliardi. Il grosso dell’evasione, come si vede, deve ancora essere aggredito, mentre il comune cittadino, in
quanto conosciuto al fisco, si trova nel mirino di Equitalia senza possibilità di fuga. Quando è cominciato
QUALCHE ANNO FA, intorno al 2005, con lo Stato esattore si poteva ancora parlare. Si poteva ricorrere alla Commissione tributaria, si poteva contare sulla prescrizione di multe prese cinque anni prima, si poteva – insomma – sperare in una via d’uscita che spesso gli stessi impiegati dell’Agenzia delle entrate proponevano come “paracadute”. Poi ci sono state le elezioni. E al ministero dell’Economia è tornato
Giulio Tremonti. E tutto è cambiato. Il fisco, negli ultimi anni, si è preso alcune libertà che poteva evitare. Fino a metà del 2011 ha iscritto ipoteche su abitazioni private, anche prime case, per cifre debitorie inferiori
agli 8 mila euro, senza notifiche (ex articolo 140 cpc) e senza intimazione di pagamento. Stessa cosa per quanto riguarda i fermi amministrativi delle automobili (le cosiddette ganasce fiscali). All’alba del 1° ottobre 2011 il governo ha messo nelle mani di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle entrate, armi che prima
il fisco mai aveva posseduto. Ecco la sostanza: dopo 60 giorni dall’avviso al contribuente, Equitalia può attivare i suoi mezzi per recuperare il debito, iscrivere ipoteca sull’artigiano considerato infedele (facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche, con conseguente chiusura dei fidi), pignorare
il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (sono i crediti dei clienti, Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e far partire le ganasce fiscali
su auto e vani posseduti. Il “titolo di debito” è diventato immediatamente esecutivo. Se Equitalia, poi, si convince che c’è il “fondato pericolo” di perdere il credito, ha il mandato per recuperarlo in ogni modo: sequestrando una pensione, mandando un bene all’asta immobiliare e così via. Il saldo finale di tanto
agitarsi è il classico topolino partorito dalla montagna. Perchè i grandi evasori restano ben coperti Un rapporto della Corte dei Conti rivela che, negli ultimi anni, la lotta all’evasione è apparsa più che altro come una resa all’evasione. Alla fine dell’iter,lo Stato incassa appena l’11% delle imposte evase “accertate” e soltanto l’1% se l’evasore non patteggia con il fisco. L’indagine in questione riguarda il periodo 2006-2009, in cui sono stati effettuati 1.445.892 controlli: il 95% si è concluso con l’addebito di evasione, per un totale di 71 miliardi di euro, che salgono a 75 con le sanzioni. E quanti ne sono stati recuperati realmente? Uno scarso 10%. Su 100 euro di imposte evase accertate, alla fine lo Stato ne chiede agli evasori solo 51. Le pretese originarie vengono praticamente dimezzate. Motivi: sconti dei “patteggiamenti”, rateizzazioni, lunghezza dei contenziosi. E recupera appena qualche briciola.  TALVOLTA la spietatezza del meccanismo di Equitalia, che quando viene attivata non ha alcun margine di discrezionalità “caso per caso”, ha provocato
conseguenze molto gravi. Non è detto infatti che tutti siano attrezzati a sostenere il forte stress emotivo che l’arrivo di una cartella esattoriale o la notizia di un’ipoteca sulla casa possono provocare. Di qui il dramma sociale di migliaia di famiglie. Come quello che ha colpito gli ultimi mesi di vita di Mauro Bordis, 58 anni. Per 6 mila euro gli avevano ipotecato casa e tolto i fidi. Bordis è morto d’infarto mentre lottava contro le cartelle di Equitalia. Casi come questo ce ne sono purtroppo parecchi, tant’è che molti cittadini hanno preso ad aggregarsi in associazioni e comitati. È accaduto a Cagliari, ma anche a Vicenza e a Napoli. Per non parlare di Roma. Sono nati comitati come l’Avis: acronimo dell’Associazione vessati italiani solidali, niente a che vedere con i donatori del sangue. Ma la lista sta diventando lunga, molto lunga.

Fonte: il fatto quotidiano

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