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Le porcate della Carlucci



Sarà bene prepararsi per tempo al governo di
larghe intese, o “di scopo” come lo chiama
Vendola in onore delle Olgettine. E, se c’è un
gran parapiglia (più piglia che para) per la
premiership, una candidatura di prestigio si staglia
sulle altre per i Beni Culturali: quella di Gabriella
Carlucci. La nota statista, già p ro t é g é e di Cirino
Pomicino con le due sorelle, prende un volo last
minute destinazione Udc proprio mentre Cirino
recluta truppe fresche per Piercasinando. Una
trasvolata da niente, per una che ha “fatto domanda
per andare sulla Luna e superato tutti i test
attitudinali della Nasa”. Quando la barca affonda, le
tope scappano. E, per l’estremo atto resistenziale,
andrà adeguatamente ricompensata. Un posto in
Parlamento per i prossimi vent’anni non basta: già vi
risiede da tre legislature. Ci vuole almeno un
ministero. È una vita che studia da ministero della
Cultura, da quando presentava Cocco e Buona
Domenica e faceva le televendite a Melaverde. L’Unità
la definì soubrette e lei replicò con una lettera
piccata a base di “non sò che fare”, “m i s o ge n i a ”,
“p ubbligato” e “i n a n n e l l a re ”. Non per nulla era in
commissione Cultura e scriveva a Repubblica: “Ho
due lauree e una terza in arrivo, parlo e scrivo
correntemente e correttamente cinque lingue”. A
parte l’italiano, si capisce. Dava del somaro (“sba glia
il peso delle particelle”) al grande fisico Maiani,
presidente del Cnr, solo perché aveva criticato
l’invito al papa a inaugurare l’anno accademico della
Sapienza. Allestiva pièce sul Libro nero del
comunismo nel teatrino di Palazzo Grazioli. Lottava
per smacchiare le tracce di bolscevismo dai libri di
storia. Definiva D’Alema, Mussi e Folena “facce da
comunisti che mangiano i bambini”. E, solo un mese
fa, scopriva un’altra succursale del Comintern:
l’ufficio stampa di Madonna, rea di lesa maestà: aveva
criticato B., che lei ora ha mollato “per coerenza”.
Quella coerenza che sette mesi fa le aveva ispirato un
memorabile peana al bungabunga: “Per i miei figli
adolescenti B. è un mito perché dicono: è
simpaticissimo, è un politico che parla una lingua
che capiscono, racconta le barzellette ed è
superpotente dal punto di vista sessuale. Sta
conquistando anche i giovani: a 74 anni, all’età dei
loro nonni, ha tutte queste donne”. In realtà di anni
B. ne ha 75, ma il vizietto di fare sconti sull’età
Gabriella l’ha sempre avuto. Una volta – ra c c o n t a
Gian Antonio Stella in “Tribù Spa” – un pm la
interrogò perché aveva aggredito due paparazzi, e lei
dettò a verbale una data di nascita sbagliata,
togliendosi qualche annetto. Quello, tipica toga
rossa, la rinviò a giudizio. Quisquilie, per una che
vanta “il mio mentore Raffaele Fitto”, imputato di
associazione a delinquere e tangenti. Del resto anche
nell’Udc il codice penale è un optional, e lei fa
obiezione di coscienza anche al codice della strada.
Un giorno, in via del Tritone a bordo di una frugale
Porsche Carrera cabriolet, riuscì a violarne quasi tutti
gli articoli in una botta sola. Accecata da una
chiacchiera al telefonino, violò uno stop e speronò
un jumbo-bus da 18 metri. Ma non si scompose:
saltò giù, vide che il danno era modesto e ripartì
sgommando in retromarcia, ovviamente
contromano, mandando al diavolo l’autista Atac con
la constatazione amichevole in mano. Giunta a
Montecitorio, lasciò sul marciapiede il cabrio col
fanalino pendulo: “Colpa dei custodi della Camera,
spetta a loro controllare le auto”. Un’altra volta lasciò
l’utilitaria nell’isola pedonale di via Frattina: “Ero dal
parrucchiere, mezz’ora di shampoo, che sarà mai”.
Un giorno a Roma giravano solo le targhe pari,
dunque lei uscì con la dispari: “Sono deputata, il
divieto non mi riguarda”. Multa con urla:
“Denuncerò chi diffonde la notizia violando la mia
pr ivacy”. Ora, privacy permettendo, passa con Pier.
E torna in mente una sua celebre massima: “Gli
uomini mi piacciono alti, belli e deficienti.
Marco Travaglio
il fatto quotidiano

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