La Corte d’Assise di Torino ha
depositato lunedì le motivazioni
della condanna a 16 anni
e sei mesi di reclusione per
“omicidio volontario con dolo
eventuale” dell’a m m i n i stra
tore delegato ThissenKrupp
Harald Hespenhahn, ritenuto colpevole di aver “cagionato”
la morte di Antonio Schiavone (36 anni, morto sul colpo), Roberto Scola (32), Bruno Santino (26), Angelo Laurino (43), Rocco Marzo (54), Rosario Rodinò (26) e Giuseppe De Masi (26), deceduti tra il 7 e il 31 dicembre. Secondo la Corte il dirigente si era “rappresentato la concreta possibilità del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla Linea 5 di Torino, omettendo qualsiasi intervento di fire prevention accettandone il rischio”. Insieme ad Espenhahn (ma senza contestazione del dolo) sono
state condannate altre cinque persone.
La fabbrica dei tedeschi racconta la tragedia della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino in cui, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, un incendio divampa e sette operai perdono la vita. I colleghi, giunti in loro aiuto, tentano invano di spegnere le fiamme, ma gli estintori non funzionano. Un incidente fatale, che si poteva evitare, se fossero stati effettuati i controlli e una manutenzione regolari.
La fabbrica dei tedeschi è una pellicola che dà voce alla rabbia, alle domande senza risposta di come sia potuto accadere, al dolore dei parenti delle vittime, alle accuse ai responsabili dell'azienda. La struttura narrativa del film è costituita da un prologo in bianco e nero in cui Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro, Vincenzo Russo e Giuseppe Zeno impersonano i parenti delle vittime, rievocando gli ultimi istanti prima della tragedia, e da un documentario che si sviluppa seguendo il filo delle dichiarazioni dei testimoni su quello che accadde quella notte e nelle settimane precedenti. I racconti dei parenti delle vittime, ripresi spesso in primissimo piano, quasi per coglierne ogni più piccola reazione, restituiscono con efficacia l'orrore di quanto è accaduto, la consapevolezza da parte delle vittime della pericolosità di quella situazione lavorativa, il loro accettare, ciononostante, quelle condizioni, nell'attesa e speranza di una vita migliore. C'era chi sognava di aprire un bar, chi, invece, un ristorante a conduzione familiare: certi, in ogni caso, che di lì a poco, tutto sarebbe cambiato.

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