Fate Presto, titola a tutta prima Roberto Napoletano sul Sole 24 Ore, invitando i partiti a
benedire senza indugi Super Mario Bros. E
Ferruccio de Bortoli, sul Corriere della Sera:
“Possiamo farcela” (con Mario Monti, of course). Nella
migliore tradizione italiota, i giornaloni “indipendenti”che han tenuto in piedi B. fino all’altroieri, ora che è
moribondo fanno finta di non conoscerlo e orientano
il turibolo verso il successore. Purtroppo gli archivi dei
giornali sono gratuitamente e perigliosamente
disponibili online. Fermiamoci, per carità di patria,
all’ultima vittoria di B, quella del 2008. Ecco Stefano
Folli sul Sole: “Silvio Berlusconi è il leader che riesce a
rappresentare la sintesi di un Paese moderato, ma
voglioso di modernità – anche quando dimostra di
averne paura – e sempre più insofferente verso i
vincoli, i freni e le incongruenze di chi diffida del
cambiamento. Ma non si comprende il senso della
vittoria berlusconiana (la terza in cinque competizioni
elettorali) se si sottovaluta il dato politico che
l’accompagna: l’impronta nordista che l’affer mazione
della Lega porta con sé... Bossi garantisce che
Berlusconi non sarà il suo ‘osta ggio’. C’è da crederlo.
La Lega è un partito leale agli accordi di coalizione... La
lealtà paga, visto che oggi tra Lombardia e Veneto
abbiamo quasi una seconda Baviera, con Bossi nei
panni che furono di Strauss e Stoiber” (15.4.2008).
Anche Andrea Romano, oggi testa d’uovo di
Montezemolo, era tutto eccitato dalla vittoria leghista:
“La Lega potrebbe diventare il motore riformatore del
governo Berlusconi”, essendo “un movimento politico
ormai lontano dalla rappresentazione zotica e
vallig iana” che “ha accantonato definitivamente il
teatrino secessionista” per sposare “l’esempio della
Csu bavarese”, perché la Lega è un modello di “buona
amministrazione locale”, piena di “giovani preparati
come il piemontese Roberto Cota”, insomma sarà “il
reagente indispensabile a una vera stagione di
r innovamento” (16.4.2008). Anche Angelo
Panebianco, sul Corr iere, s’illuminava d’incenso: “Non
si capisce la Lega Nord se non si tiene conto della
capacità che Bossi ha avuto nel corso degli anni di fare
crescere una classe dirigente locale, di giovani
amministratori, spesso abili, e capaci di tenersi in
sintonia con le domande dei loro amministrati”
(17.4.2008). E a novembre invitava le opposizioni a
“cercare punti di incontro con i ministri Brunetta e
Gelmini”, noti “rifor misti” e “moder nizzatori”.
Antonio Polito, sul R i fo r m i s t a , tracciava il solco al Pd:
“Aprire il dialogo con l’Italia berlusconiana”, e per
questa e altre illuminate intuizioni verrà ingaggiato
come editorialista dal Corr iere. Sergio Romano, oggi
criticissimo col defunto Cainano, riusciva addirittura a
incensare sul Corr iere il “lodo Alfano”: “Una legge deve
essere valutata nel contesto politico in cui viene
adottata... Nella particolare situazione italiana il
dibattito sul lodo Alfano oscura l’esistenza di due
campi contrapposti. Nel primo vi sono quelli (non
necessariamente berlusconiani) per cui il presidente
del Consiglio, dopo le ultime elezioni, deve poter
governare. Nel secondo vi sono quelli che non hanno
rinunciato alla speranza di estrometterlo per via
giudiziaria... Io sono nel primo campo”. Poi, da fine
diplomatico, trovava la gaffe sull’“a bbronzato” Obama
“bonariamente ironica, scanzonata e anche piuttosto
diver tente”. Anche a Piero Ostellino, noto “l i b e ra l e ”
del Corr iere, il lodo Alfano piaceva un sacco: “Mette al
riparo le cariche istituzionali dalle incursioni della
ma gistratura”, ergo il centrosinistra deve evitare “il
rivoluzionarismo verbale” e avallare la porcata
incostituzionale per non esporsi al sospetto di “vo l e r
sconfiggere il centrodestra per via giudiziaria”. Oggi i
turiferari si travestono da antiberlusconiani
antemarcia. Sono i tipici intellettuali italiani “s e m p re
schierati – diceva Montanelli – dalla parte verso cui
soffia il vento”. La Carlucci, al confronto, è una
campionessa mondiale di coerenza.
Marco Travaglio
il fatto quotidiano
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