La Commissione Bilancio di palazzo Madama dà il via libera alla Manovra che martedì inizierà il suo iter proprio dal Senato. L’approvazione arrivata ieri dovrebbe scongiurare una nuova debacle sui mercati ad inizio settimana, ma non mancherà di far discutere nei prossimi giorni, soprattutto per quanto riguarda la deroga ai contratti nazionali in tema di licenziamenti. Un emendamento della maggioranza prevede, infatti, che gli accordi aziendali, o territoriali, potranno derogare non solo alla disciplina dei contratti nazionali ma anche alle tutele dello Statuto dei lavoratori. Significa che anche le aziende con più di 15 dipendenti potranno ricorrere più facilmente al licenziamento senza giusta causa – vietato dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – sempre che vi sia il consenso dei sindacati maggioritari sul posto di lavoro.
Il contenuto dell'emendamento all'articolo 8 della manovra rappresenta un cambiamento significativo del mercato del lavoro nel nostro paese. Un mutamento trapelato come una delle principali richieste contenute nella misteriosa lettera che i vertici Ue hanno spedito al governo italiano prima di acquistare i nostri titoli. Non ne ha fatto mistero il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "il nostro sistema di relazioni industriali assume quella dimensione "tedesca", sollecitata da tutte le istituzioni sovranazionali, compresa la Bce, in modo che imprese e lavoratori collaborino per creare le condizioni più convenienti agli investimenti, alle nuove assunzioni, ai contratti di lavoro di qualità".
La modifica all'articolo 8 stabilisce che, "fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro", le specifiche intese aziendali e territoriali "operano anche in deroga alle disposizioni di legge" ed alle "relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro". Ma c’è di più, perché l'emendamento prevede che le intese valide saranno non solo quelle "sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale". Anche le associazioni "territoriali", infatti, avranno la possibilità di realizzare intese "con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati", su temi come "le mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l'orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro”, sempre “a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alla presenze sindacali".
Per i sindacati locali, dunque, sembra aprirsi uno spazio maggiore, mentre le associazioni nazionali sono costrette a contarsi e a misurarsi all’interno dei luoghi di lavoro con agguerrite rappresentanze territoriali.
Restano escluse dalla contrattazione aziendale alcune materie. Ad esempio, non si potranno fare accordi locali su temi quali "il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento".
Ma a riaprirsi è lo scontro tra Cgil, da un lato e Cisl e Uil, dall’altro. Secondo la numero uno della Cgil, Susanna Camusso, che vede confermate le ragioni dello sciopero di martedì prossimo, "le modifiche della maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama". Nettamente contro la politica sindacale della Cgil si schiera il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, "Camusso sta facendo molto di più del governo, il doppio, per dividere il sindacato". La segretaria della Cgil, dice Bonanni, "ha organizzato uno sciopero senza dire niente a nessuno".
Fonte: diritto di critica
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