
Con i nuovi ticket della sanità conviene rivolgersi al privato. È questa la denuncia della Cgil e della Aiop. Sommando la nuova tassa di 10 euro sulle prestazioni ambulatoriali agli esborsi statali e regionali già dovuti, in molte regioni come il Lazio se si vuole risparmiare è bene rivolgersi ai privati. A Roma e nelle altre province limitrofe le analisi e le lastre, per esempio, costano meno nei laboratori non convenzionati.
Il privato convenzionato in crisi. Alcuni iscritti all'Aiop, associazione dell'ospedalità privata, hanno chiesto alla stessa organizzazione un parere sulla situazione che si è creata. “Per alcune prestazioni il paziente deve pagare un importo di gran lunga superiore al valore della ricetta”, spiegano i dirigenti di una casa di cura convenzionata. “Così si orienta verso il privato non accreditato dove per lo stesso esame pagherebbe di meno”. In questo modo, gli stessi dirigenti hanno poi chiesto all'Aiop se è possibile applicare tariffe più basse in regime di accreditamento rispetto al valore imposto dai ticket.
“I ticket per scoraggiare prestazioni a carico della Regione”. Immediata la risposta del direttore Mauro Casanatta: “Il cittadino va informato dei costi di tutte le prestazioni ed è libero di scegliere in quale regime ottenere la prestazione”. Per l'Aiop i prezzi possono essere più bassi anche perché “l'introduzione del ticket è stata prevista non per finanziare le casse della Regione, ma per scoraggiare le prestazioni a carico del sistema sanitario”.
Un'interrogazione in Regione. In consiglio regionale del Lazio Giulia Rodano dell'Idv annuncia un'interrogazione e commenta: “Si consuma un'altra vessazione verso gli assistiti che si allontanano dalle prestazioni pubbliche”; mentre la Cgil è sul piede di guerra. “La manovra del governo aggrava le condizioni di accesso alle prestazioni pubbliche dei cittadini laziali, già colpiti [come anche i cittadini di moltissime altre regioni – ndr] dalle misure adottate dalla Regione” per ripianare il debito, spiegano Claudio Di Bernardino e Gianno Nigro del sindacato, interpellati da Repubblica.
Se da una parte i ticket, che pagano tutti i cittadini al di là del reddito, scoraggiano i malati a rivolgersi al sistema sanitario nazionale/regionale, dall'altra sono un vero e proprio regalo a chi fornisce prestazioni sanitarie in regime privatistico. E questi, oggi, si stanno già attrezzando con tanta pubblicità. E così anche la salute diviene commercio, a scapito, probabilmente, della sicurezza.
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