
Dieci anni dopo la morte di Carlo Giuliani a Genova, gli scontri tra manifestanti e le forze di polizia lasciano ancora un triste numero di civili morti e feriti. Una lotta impari nella qualle i poliziotti non hanno esitato ad aprire fuoco sulla popolazione uccidendo, negli ultimi mesi, manifestanti in paesi come la Siria, lo Yemen, l`Argelia o l`Egitto.
Ma anche le arme chiamate “non letali” (less-lethal) possono essere mortali quando non vengono utilizzate in modo giusto. È noto il caso dei proiettili di gomma che, anche se non dovrebbero causare, danni superiori a un ematoma, se vengono sparati a distanza ravvicinata, la polvere da sparo presente può attraversare la pelle dell`obbiettivo causando la morte. Possono anche causare la morte se il proiettile raggiunge il cranio, i reni, oppure altre aree deboli del corpo, come è successo durante le proteste in Bahrain a febbraio, quando Fadl Matruk e Abdelhad Mushaima morirono come diretta conseguenza dello sparo di diverse pallottole di gomma. Un`altro dettaglio particolare è nei paesi in cui è vietato sparare direttamente i proettili di gomma sul bersaglio, che devono rimbalzare sul pavimento. Questa legge, anche se evita l`impatto diretto, provoca la perdita di precisione nello sparo. Il ragazzo di Campobasso Nicola Tanno, l`anno scorso ha perso un occhio, per colpa di un proiettile di gomma sparato a Barcellona. Tanno è uno dei membri più attivi del movimento contro i proiettili di gomma (www.stopbalesde goma.org), una lotta che sembra ottenere buoni risultati giacchè la Commissione Europea ha dichiarato la sua intenzione di proibire l`uso di questi proiettili entro il 2012, e che vuole estendere questo divieto verso altri paesi del mondo, e soprattutto si cerca di capire come verrano sostituite queste armi nelle future repressioni da parte delle forze dellìordine.
Altri armi non letali che hanno causato diverse morti negli ultimi mesi sono i gas lacrimogeni, i qualli manifestano effetti tossici. Quelli più utilizzati, i gas CS e CR, provocano vesciche cutanee e gonfiori, edema polmonare, congestione o emorragia polmonare in casi di inalazione di forti dosi; mentre il gas CN provoca da danni alla cornea fino a ulcerazioni, opacità e neovascolarizzazione. Nel caso che i gas lacrimogeni vengano usati in ambienti chiusi è possibile che si verifichino delle morti a causa del gas. Infatti, durante il 2011, sono stati diversi casi di morti causate dai gas lacrimogeni come ad esempio la giovane Jawaher Abu Ramah in Cisgiordania, il prigionero Luis Enrique Palacios in Venezuela, o il fotógrafo francese Lucas Dolega, morto dopo aver ricevuto in faccia l`impatto di un lacrimogeno sparato dalla polizia, in Tunisia. L`uso dei gas lacrimogeni presenta un problema di legalità ma anche di leggitimità, perchè le leggi che regolano il suo uso sono confuse, e invece sono comunemente utilizzati, come abbiamo potuto osservare questo estate nelle proteste contro la TAV nel Val di Susa, oppure nelle manifestazioni universitarie in Cile.
L`obietivo principale delle forze di polizia dovrebbe essere quello di proteggere ai cittadini, tuttavia sia per errore, sia come tecnica di repressione, una delle principali fonti di pericolo nelle manifestazioni di protesta resta la azione della polizia e gli effetti delle sue armi di “difesa”. Speriamo che ognuna di queste “morti” serva a cambiare qualcosa nel futuro.
Juan Cañadas
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