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L'europride di Roma


In più di 80 paesi del mondo l'omosessualità è considerata un crimine; in otto di questi (Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte e in molte professioni l'omosessualità è ancora un tabù.

In molti stati europei, tra cui Russia, Lituania, Serbia, Lettonia, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Moldova, alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender (Lgbt) viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione in pubblico. Troppo spesso i Pride sono stati vietati o i partecipanti non sono stati adeguatamente protetti da interruzioni violente di gruppi omofobi. Le autorità locali favoriscono un clima di intolleranza e paura contro le comunità Lgbt, che vengono discriminate sia nel diritto sia nella prassi.
Diversi governi europei, inoltre, continuano a osteggiare l'adozione di una direttiva europea antidiscriminazione che permetterebbe alle Lgbt di godere degli stessi diritti umani riconosciuti a ogni persona, senza rischio di subire violazioni e discriminazioni da parte delle autorità statali o di altri soggetti.

In Italia, negli ultimi anni si sono ripetuti attacchi omofobi mentre commenti dispregiativi e discriminatori formulati da esponenti politici e istituzionali nei confronti delle minoranze e delle persone Lgbt continuano ad alimentare un clima di crescente intolleranza. A causa di unalacuna nella legislazione penale antidiscriminazione, che non contempla l'omofobia e la transfobia tra le possibili cause di discriminazione, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull'orientamento sessuale e l'identità di genere non hanno la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione (come quelle basate per esempio sull'appartenenza etnica, la nazionalità o la religione). Nel 2010 le autorità di polizia hanno ritenuto opportuno istituire un osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, per semplificare e incoraggiare la presentazione di denunce da parte delle vittime. Amnesty International chiede all'Italia di colmare al più presto la lacuna legislativa e di agire per prevenire tutte le discriminazioni.

Amnesty International ritiene che non siano ammissibili eccezioni all'universalità della protezione dei diritti e che tutti i diritti umani sono interconnessi; appoggia e partecipa ai Pride locali, nazionali e internazionali al fianco alle associazioni Lgbt e altre organizzazioni non governative, per sostenere e promuovere i diritti alla libertà di espressione e di riunione delle persone Lgbt e per ribadire il proprio impegno contro ogni forma di discriminazione a causa dell'orientamento sessuale e/o dell'identità di genere.

In occasione dell'Europride 2011, Amnesty International chiede agli stati un impegno effettivo affinché le persone Lgbt non siano vittime di discriminazione nelle loro comunità, possano godere degli stessi diritti di ogni altro cittadino e possano esprimere liberamente e pacificamente la loro identità, sottolineando che l'orientamento sessuale e l'identità di genere, al pari dell'origine etnica, del genere o della nazionalità, fanno parte dei caratteri fondamentali dell'individuo.

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