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La "coerenza" della Lega


Rete Viola a Montecitorio fa domande scomode a Bossi, Maroni e Reguzzoni, che scappano, mentre i loro collaboratori insultano e minacciano i cittadini che pagano i loro stipendi (22 giugno 2011).

Mentre davanti a Montecitorio i precari sono in sciopero della fame da giorni, i parlamentari leghisti si allontanano sul retro, dopo che alla Camera la questione dell'autorizzazione a procedere per Alfonso Papa era stata rinviata su richiesta del PDL per aspettare gli atti della richiesta di arresto. Gli attivisti di Rete Viola, educatamente ma inesorabilmente, li incalzano con domande che molti di questi cittadini vorrebbero porre. E vengono insultati e minacciati.

Gli attivisti raccontano: ?Eravamo a Montecitorio in manifestazione, con la piazza regolarmente autorizzata, con tanto di megafono, bandiere e striscioni, contestando al fianco dei precari e degli indignati. Cercavamo di parlare con i deputati che non ci volevano neanche guardare in faccia. Ci siamo accorti che molti di loro, per evitare i contestatori, stavano entrando e uscendo dall'entrata secondaria di Montecitorio. Abbiamo pensato allora, mentre doveva essere in atto la votazione per la verifica della maggioranza, di provare a incontrarli insieme ai giornalisti, anche loro appostatisi in quella zona. Bossi, uscendo, stava esprimendo ai giornalisti la sua soddisfazione per la conferma di Reguzzoni. Così uno di noi ha voluto chiedergli come avrebbero spiegato ai loro elettori di voler salvare, dopo Cosentino, anche Papa, e altri deputati mafiosi e massoni per i quali si richiedesse l?arresto. Bossi è entrato in macchina ed è fuggito via immediatamente. E' arrivato poi Reguzzoni che, dopo aver rilasciato qualche intervista, ha preferito non rispondere alla stessa domanda che avevamo posto a Bossi, ma è andato via mentre continuavamo a chiedere, in quanto Italiani da lui rappresentati, che ci fornisse una risposta. In quel momento ha avuto inizio un botta e risposta con un sostenitore della Lega secondo il quale il primo a doversi dimettere era Fini, e che il resto non importava (Berlusconi indagato, le persone sospettate di mafia e massoneria nel Governo) perchè la maggioranza era unita contro questo marciume (noi, l?Italia peggiore?); a lui si è accodata un'accanita "fan" di Silvio che, volendo difenderlo con le unghie e con i denti, e non avendo molti argomenti per farlo, ci rispondeva con "dolci parole" simili a quelle utilizzate dall'altro signore. Tutto questo davanti a obiettivi fotografici e telecamere di molte testate".


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