
Il 6 Maggio l’Italia si ferma e anche i precari dicono la loro. Chi il diritto di sciopero non ce l’ha o non può esercitarlo perché costantemente sotto ricatto farà comunque sentire la sua voce. Il comitato “Il nostro tempo è adesso la vita non aspetta” ha lanciato la campagna “Precari precarie in sciopero” per dire che ci siamo, per contarci, per manifestare la presenza anche di chi non potrà fisicamente esserci, per raccontare la difficoltà a scioperare del popolo a diritti zero.
Perché la precarietà non è solo l’ansia di non sapere “che ne sarà di me” alla scadenza del contratto, è anche la condizione di sfruttamento di chi (quando lavora) lavora senza diritti! Spremuti come limoni: senza maternità, paternità, malattia, ferie. Senza diritto di sciopero e rappresentanza. Con retribuzioni ridicole, senza sostegno al reddito quando il contratto finisce. Oggi, in preparazione dello sciopero generale del 6 Maggio, abbiamo voluto gridare l’intollerabilità di questa condizione e lo scandalo di un paese che ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.
Per questo ieri, 4 maggio, a Roma, armati di limoni, post-it e spremiagrumi, i precari hanno attraversato via Veneto per terminare l' insolito corteo alla sede del Ministero del Lavoro, davanti al quale hanno lasciato una cassa di limoni al grido di: “E ora spremetevi questi!”. Su ognuno dei limoni hanno attaccato un post-it per dare un nome ai diritti negati dalla precarietà: “Spremete questo e non il diritto alla maternità”, “Spremete questo e non il diritto di sciopero”, “spremete questo e non il diritto all’indennità di malattia” ecc. Insieme ai precari anche le lavoratrici e i lavoratori precari di Italia lavoro, licenziati dal Ministro Sacconi per aver voluto rivendicare un loro diritto. Emblematiche del ricatto costante cui è sottoposto chi ha un lavoro precario, ma ancora di più dell’indisponibilità a sopportare tale condizione, del coraggio di ribellarsi e costruire un’azione collettiva di lotta per far valere i propri diritti.
A Napoli hanno, invece, voluto rappresentare la nostra invisibilità e il dramma della fuga di molti giovani verso l’estero o le città del Nord: alla stazione centrale di piazza Garibaldi, davanti ai treni che portano tanti come noi a Milano, Firenze, Bologna, Roma, hanno gettato le basi per costruire il cambiamento qui ed ora, gettando le valigie di cartone in fondo agli armadi, non obliterando il biglietto che ci vuole "emigranti, per forza". Alla stazione hanno lasciato tante sagome di cartone, saranno loro a salire su quei treni. Noi no. Noi non partiamo! Gridavano e Nodo in gola appoggia la loro battaglia.
Perché la precarietà non è solo l’ansia di non sapere “che ne sarà di me” alla scadenza del contratto, è anche la condizione di sfruttamento di chi (quando lavora) lavora senza diritti! Spremuti come limoni: senza maternità, paternità, malattia, ferie. Senza diritto di sciopero e rappresentanza. Con retribuzioni ridicole, senza sostegno al reddito quando il contratto finisce. Oggi, in preparazione dello sciopero generale del 6 Maggio, abbiamo voluto gridare l’intollerabilità di questa condizione e lo scandalo di un paese che ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.
Per questo ieri, 4 maggio, a Roma, armati di limoni, post-it e spremiagrumi, i precari hanno attraversato via Veneto per terminare l' insolito corteo alla sede del Ministero del Lavoro, davanti al quale hanno lasciato una cassa di limoni al grido di: “E ora spremetevi questi!”. Su ognuno dei limoni hanno attaccato un post-it per dare un nome ai diritti negati dalla precarietà: “Spremete questo e non il diritto alla maternità”, “Spremete questo e non il diritto di sciopero”, “spremete questo e non il diritto all’indennità di malattia” ecc. Insieme ai precari anche le lavoratrici e i lavoratori precari di Italia lavoro, licenziati dal Ministro Sacconi per aver voluto rivendicare un loro diritto. Emblematiche del ricatto costante cui è sottoposto chi ha un lavoro precario, ma ancora di più dell’indisponibilità a sopportare tale condizione, del coraggio di ribellarsi e costruire un’azione collettiva di lotta per far valere i propri diritti.
A Napoli hanno, invece, voluto rappresentare la nostra invisibilità e il dramma della fuga di molti giovani verso l’estero o le città del Nord: alla stazione centrale di piazza Garibaldi, davanti ai treni che portano tanti come noi a Milano, Firenze, Bologna, Roma, hanno gettato le basi per costruire il cambiamento qui ed ora, gettando le valigie di cartone in fondo agli armadi, non obliterando il biglietto che ci vuole "emigranti, per forza". Alla stazione hanno lasciato tante sagome di cartone, saranno loro a salire su quei treni. Noi no. Noi non partiamo! Gridavano e Nodo in gola appoggia la loro battaglia.
Comitato "il nostro tempo è adesso la vita non aspetta"
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