
L’Italia volta pagina e chiude con il Berlusconismo. E’ questo il verdetto inequivocabile delle amministrative 2011. Dopo Torino e Bologna la coalizione del centrodestra perde anche Napoli, Cagliari e Milano. Ma più che di sconfitta tra gli alleati di governo si respira aria di disfatta. L’ostinazione con la quale Silvio Berlusconi ha perseverato nella sua "personalissima" campagna elettorale ha penalizzato l’intero centro destra. Sembra pensarla così anche la Lega che dai microfoni di Radio Padania attribuisce al Cavaliere la responsabilità del risultato elettorale. Se è però evidente che il centrodestra è stato nettamente bocciato, e altresì difficile individuare chi siano i vincitori.
Né il Partito Democratico che è stato determinante a Milano e Napoli, ma in entrambi i ballottaggi si è trovato a sostenere candidati non "ideali", né l’Italia dei Valori che conquista Napoli con il "delfino" De Magistris possono essere considerati vincitori. E mentre il PD sembra incapace di dialogare con la sua base, nel centrosinistra è Vendola il più abile a cogliere la domanda di cambiamento di una parte del paese come dimostra la vittoria di Giuliano Pisapia a Milano.
Discreto ma non brillante il risultato del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ormai "politicamente" maturo ma sostanzialmente equidistante, e quindi forse poco incisivo.
Nell’area moderata il neonato terzo polo ha invece deluso le aspettative dei centristi ed esce fortemente ridimensionato anche rispetto alle pur modeste aspettative dei suoi leader che incassano una sonora bocciatura.
Adesso, a urne chiuse, la partita politica si giocherà tutta nella maggioranza di governo, nella quale PDL e Lega dovranno continuare a convivere per scongiurare le elezioni anticipate. Ma Bossi non mancherà di "battere cassa" allontanando così il baricentro del centrodestra dall’area moderata. E in questo scenario Berlusconi si troverebbe ad affrontare l’emorragia di consensi del suo partito con una leadership fortemente incrinata.
Fonte: Piazza Grande
Né il Partito Democratico che è stato determinante a Milano e Napoli, ma in entrambi i ballottaggi si è trovato a sostenere candidati non "ideali", né l’Italia dei Valori che conquista Napoli con il "delfino" De Magistris possono essere considerati vincitori. E mentre il PD sembra incapace di dialogare con la sua base, nel centrosinistra è Vendola il più abile a cogliere la domanda di cambiamento di una parte del paese come dimostra la vittoria di Giuliano Pisapia a Milano.
Discreto ma non brillante il risultato del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ormai "politicamente" maturo ma sostanzialmente equidistante, e quindi forse poco incisivo.
Nell’area moderata il neonato terzo polo ha invece deluso le aspettative dei centristi ed esce fortemente ridimensionato anche rispetto alle pur modeste aspettative dei suoi leader che incassano una sonora bocciatura.
Adesso, a urne chiuse, la partita politica si giocherà tutta nella maggioranza di governo, nella quale PDL e Lega dovranno continuare a convivere per scongiurare le elezioni anticipate. Ma Bossi non mancherà di "battere cassa" allontanando così il baricentro del centrodestra dall’area moderata. E in questo scenario Berlusconi si troverebbe ad affrontare l’emorragia di consensi del suo partito con una leadership fortemente incrinata.
Fonte: Piazza Grande
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