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I laureati sfiduciati

I giovani italiani sono quelli che in tutta Europa considerano meno attraente l'opzione dell'istruzione universitaria. E continuano a preoccuparli il lavoro che non si trova e la paga quasi mai adeguata alle spese per mantenersi. I risultati dell'indagine di Eurobarometro su aspirazioni e timori di 30 mila ragazzi europei tra 15 e 35 anni.

Forse perché il lavoro continua a essere una risorsa sempre più introvabile. Forse perché non c'è una sufficiente informazione sui vantaggi concreti, seppure meno significativi di quanto non fossero in passato, che ancora può offrire. Forse perché la delusione per le sempre minori opportunità che vengono offerte loro è ormai il sentimento più radicato. Sta il fatto che i ragazzi italiani sono quelli che in Europa, tra i loro coetanei, guardano con meno interesse all'istruzione universitaria. Il risultato emerge dall'indagine di Eurobarometro che ha sentito più di trentamila giovani con un'età compresa tra 15 e 35 anni per capirne preoccupazioni e aspirazioni.

In Italia quattro su dieci, di questi giovanissimi e meno giovani, pensa che l'istruzione universitaria non sia una soluzione appetibile. E' il dato più alto di tutta Europa. Quasi il doppio dei valori medi che, in tutti e 27 gli stati membri, raggiunge appena il 20 per cento. Anche in Francia, a dire il vero, le percentuali sono preoccupanti (il 35 per cento) e in parte anche in Spagna (il 23 per cento). Molto diverse le proporzioni invece negli altri paesi. In Danimarca quelli che non la considerano attraente sono solo il 7 per cento e la quasi totalità guarda a essa come a una chance concreta. Così come accade, ad esempio, in Norvegia, Belgio, Germania, Repubblica Ceca e Olanda (vedi tabella).

Le convinzioni dei più giovani. Se si osservano i dati complessivi europei, nella scomposizione per ambiti socio-demografici, si scopre che sono soprattutto i giovanissimi a essere più attratti da un'opzione di questo tipo. Nella media europea, la considerano una scelta interessante l'81 per cento dei ragazzi con un'età compresa tra 15 e 19 anni. La percentuale scende al 75 per cento per quelli che invece hanno un'età compresa tra 25 e 35 anni.

Il lavoro sempre più lontano. L'occupazione è per i giovani come un enigma privo di soluzione. Con quasi un terzo di loro alla ricerca vana di un posto, sono comprensibili le risposte date riguardo i timori relativi all'occupazione. La più frequente quella di non riuscire a trovare un impiego nella città in cui si vive o nella regione di residenza. La dà come prima risposta il 30 per cento dei ragazzi europei a cui si aggiunge un altro 23 per cento che la indica come seconda risposta.

C'è poi la preoccupazione di non riuscire a trovare un impiego nell'ambito del proprio percorso formativo. La propone come prima riposta il 22 per cento e come seconda il 19 per cento. Crea apprensione pure il livello della paga. Il venti per cento di loro segnala come primo timore proprio la difficoltà di trovare una retribuzione adeguata ai costi per mantenersi, mentre per un altro 22 per cento è la seconda risposta.

La coerenza degli studi. I pensieri dei ragazzi italiani, in questo ambito, sono simili a quelli dei loro coetanei europei. Semmai, c'è un ancora più acuto timore riguardo alla possibilità di trovare un impiego coerente con il proprio percorso di studio. Da noi infatti, tra prima e seconda risposta, lo indica il 50,7 per cento. La disponibilità di un posto nella città o nelle regione di residenza arriva al 50,3 per cento (ciascuno poteva segnalare più risposte). Quanto allo stipendio è l'ansia maggiore per il 37,1 per cento dei ragazzi. A questo si aggiunga che un altro 26,2 per cento (tra prima e seconda risposta) dice di non conoscere il tipo di offerte di lavoro davvero disponibili sul mercato dell'occupazione.

Il mancato orientamento. Gli studenti italiani sono quelli che giudicano con maggiore severità le attività di orientamento e counselling ricevute durante il percorso scolastico sulle opportunità formative successive e sugli sbocchi occupazionali. Sono meno di un quarto quelli che danno infatti un giudizio positivo ai servizi e alle strutture che li hanno supportati. La media europea è il doppio. Più insoddisfatti degli italiani sono solo i turchi.

Desiderio e necessità. Quando alla volontà di lavorare in un altro paese europeo le cose si fanno più complesse. Il 31,3 per cento dei ragazzi europei dice di volere svolgere una professione in un'altra nazione, ma per un limitato periodo di tempo. Sono invece il 26,2 per cento quelli che desiderano farlo per una più ampia fase della propria vita. In Italia i numeri sono inferiori. Il 55,4 per cento dice di non desiderare una soluzione di questo tipo. Solo il 14,1 per cento guarda a questa opzione in maniera favorevole anche se si trattasse di una scelta per una significativa porzione di tempo della propria vita. Un altro 23,9 per cento, invece, sarebbe intenzionato a farlo ma solo per un breve periodo.

Gli studi all'estero e i costi. Quanto agli studi, chi va fuori dai confini nazionali per percorsi scolastici e formazione, lo fa per lo più con fondi privati. In tutta Europa ricorre ai propri capitali il 65 per cento. Gli altri ricorrono a fondi o borse di studio offerte da istituzioni europee, nazionali e regionali o da imprese. In Italia chi si paga da la propria permanenza è il 69 per cento. All'opposto, c'è invece la Norvegia dove solo il 40 per cento è costretto a pagarsi da sé percorsi di studio all'estero.

Imprenditorialità e aspirazioni. C'è poi la questione della disponibilità e del desiderio di avviare una propria impresa. In Europa il 43 per cento dei giovani è pronto a puntare su un progetto imprenditoriale. Una simile proporzione (42 per cento) non ha questa ambizione perché troppo rischiosa, troppo complicata o perché è troppo difficile accedere ai finanziamenti necessari. In Italia, e forse anche questo è un altro dato che dà da pensare e che meriterebbe un maggiore approfondimento, sono molti meno quelli che intravedono per sé un'attività in proprio. Solo il 27 per cento. Il dato, anche questo, è il più basso di tutta Europa.

LA CLASSIFICA EUROPEA

Fonte: repubblica

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