Il 6 aprile si comincia, ma per finta: pronti vari escamotage per rimandare tutto. Sine die? Si comincia, ma per finta. L’udienza di mercoledì 6 aprile, nel clamore mediatico in cui si sta preparando, sarà sicuramente una bolla di sapone, e il processo Ruby non comincerà nel giorno che tutti stanno aspettando. Ma soprattutto: le mosse degli avvocati di Silvio Berlusconi in aula e quelle in parlamento promettono intorno all’accusa di concussione e prostituzione minorile che la procura di Milano ha mosso al premier l’ennesimo polverone fatto di rinvii e rinvii: il rischio, fa notare Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, è che la procrastinazione porterà il dibattimento a iniziare con molti mesi di ritardo. E la sentenza a non arrivare mai: Al netto ad esempio dell’isteria collettiva che gonfia un’attesa tanto inutile quanto spasmodica nei mezzi di informazione di mezzo mondo, mercoledì il processo Ruby comincerà solo per modo di dire. La prima udienza, infatti, cadrà in una mattinata nella quale la quarta sezione del Tribunale non farà altro che smistare ad altre date i quattro fascicoli in calendario: una tentata rapina, un abuso d’ufficio, un tentato omicidio, e appunto il processo nel quale Berlusconi è imputato di prostituzione minorile per essere stato cliente dell’allora minorenne marocchina Ruby, e di concussione per aver premuto telefonicamente sulla Questura di Milano affinché la notte del 27 maggio 2010 affidasse la minorenne (in via di identificazione perché denunciata per furto di 3.000 euro) a una sua inviata, la consigliere regionale pdl Nicole Minetti. Quella del 6 aprile è soltanto una data tecnica: Non ci sarà Berlusconi, non ci saranno i suoi avvocati-parlamentari titolari della difesa, verrà uno dei loro sostituti processuali e l’unica incombenza sarà appunto fissare la data della prossima udienza verso l’inizio di giugno o più probabilmente la fine di maggio: magari anche in una udienza non di lunedì (il giorno preteso dal premier), ma a patto che sia solo per la costituzione delle parti in giudizio e le prime questioni preliminari. Poiché poi i lunedì liberi per il processo Ruby resterebbero solo un paio prima della pausa estiva (negli altri sono già calendarizzati gli altri tre procedimenti del premier), la tempistica non esattamente folgorante di questo dibattimento sarebbe perfetta per la strategia extragiudiziaria di Berlusconi: dopo il voto con il quale domani la sua maggiorana deciderà di far sollevare alla Camera un conflitto di attribuzione con il Tribunale di Milano davanti alla Consulta sulla natura ministeriale o meno della concussione imputatagli, il premier avrà infatti comunque bisogno di guadagnare qualche mese prima che la Corte Costituzionale decida se il conflitto di attribuzione è ammissibile o meno. La Consulta è il primo arbitro davanti al quale si discuterà della legittimità: In caso positivo, la decisione nel merito della Consulta arriverebbe tra ancora parecchi a l t r i mesi: ma con l’ammissibilità la difesa del premier potrebbe intanto confidare con quasi certezza nella sospensione, per opportunità, del processo Ruby in attesa del verdetto della Consulta. Così arginato per qualche tempo il processo Ruby, il problema più impellente per Berlusconi resta impedire che il processo nel quale è imputato di aver corrotto nel 2000 il teste David Mills, che dall’udienza del 21 marzo era stato rinviato al 9 maggio, faccia in tempo (come spera il pm sulla scia di quanto accaduto proprio al giudizio su Mills) a concludere tre gradi di giudizio entro la prescrizione il 13 gennaio 2012, o almeno (come teme Berlusconi) ad arrivare in tempo ad una sentenza di primo grado. Di qui l’urgenza per Berlusconi di approvare a spron battuto la legge sulla prescrizione breve, il cui meccanismo di calcolo, accorciandola di altri 8 mesi dopo i 5 anni (su 15) già tagliati dalla legge ex Cirielli nel 2005, esaurirebbe la clessidra del processo già prima dell’estate: e cioè il prossimo 13 maggio, più una manciata di giorni (circa un mese) di interruzioni varie da recuperare, quindi al massimo a metà giugno.
Fonte: giornalettismo
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