
HABEMUS HOMO
Habemus Papam è un’isola cinematografica lontana dalla politica virulenta dei nostri giorni, e certamente non un attacco al Vaticano, che invece si è premunito di sconsigliare ai propri fedeli la visione del film. Già questo potrebbe dire molto su quanto un film sull’umanità di Papa e cardinalato era ed è importante, se chi rappresenta la Cristianità non accoglie né riceve forme di pensiero - che presuppone apriori – diverse da sé.
Moretti dice di non prendere una posizione sulla Chiesa attuale e non avrebbe potuto fare altro poiché cerca di prefigurarsi una sua positiva evoluzione, forse tra 20, 50 o più anni. “Habemus Papam” è una richiesta di sostegno verso i valori vergognosamente deboli della nostra società, ancor prima che una forma di proclamo; lacerata - prima di venire del tutto espressa - da un Michel Piccoli e dal suo ‘sentire umano’ che la Chiesa come Istituzione si spera torni ad ascoltare presto. Nel mezzo del racconto, uomini ispirati dalla fede vera, di cui il registra (di)mostra la necessità di aprirsi al contatto con la società per conoscerla e capirla davvero. La schiera dei Cardinali riuniti per il conclave è passata in rassegna - con la leggerezza del cambio di inquadratura – mentre rievoca miniature ed affreschi sulle attività secolari dei monaci altomedievali trasfigurate ai nostri tempi. Moretti ci concede l’intimità di chi non la concede mai, e mostra solo offici e comunicati pubblici. E’ un lusso irresistibile, che l’occhio della telecamera racchiude nelle istantanee delle porte aperte sulle stanze di ogni prelato intento in varie attività, concrete, terrene e misurabili e imprescindibili dall’essere uomini. Il breve e affollato colloquio fra lo psicologo Brezzi e il Papa ha una dimensione Beckettiana, ed il suo assurdo lo esprime con il professionista chiamato, per la sua utilità sociale, da offrire ad un individuo racchiuso nel recinto impenetrabile del suo neo –ruolo, senza domande da potergli rivolgere. E invece le domande precluse alla seduta sono la guida delle azioni del Papa in fuga, ricordando l’aspirazione teatrale, assaggiando la vita metropolitana, sentendo le voci dei suoi fedeli, insomma vivendo la vita. I valori a cui il Papa –Piccoli corre incontro sono la Cultura, l’educazione e la dimensione del sociale/sociabile : un richiamo terribilmente attuale verso qualcosa che a questo mondo del Sacro altisonante e troppo circoscritto è terribilmente sfuggito. Il film si apre e si chiude manifestando la visione di un clero con un grande sentimento di umiltà, che prega perché non si sente degno di tale elezione, che prega di scomparire piuttosto che annunciarsi alla folla e che infine trova il coraggio per entrambe le cose ammettendo con un’umanità schiacciante il bisogno di essere guidato e non di guidare.
La società civile, credente o meno (come si dichiara disinvolto il Moretti del film) stimerebbe una simile integrità morale: ovvero non si chiede alla Chiesa di destituirsi perché non all’altezza ma avvalorarsi grazie a chi oggi la rappresenta degnamente sul fronte civile e religioso fronteggiando xenofobia, guerre, ricatto sociale, mafia e ritorsioni del potere. Sarebbe enorme se, nel terremoto di guerre civili in cui viviamo, la Chiesa convergesse il suo potere mediatico,economico e spirituale anche a favore di chiese laiche come Emergency, Peace Reporter, Amnesty International, Green Peace, Medici Senza Frontiere e si aprisse alla preghiera del “restiamo umani” -
Egle Radogna -Università di Firenze-
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