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Roma, Ospedale Santa Lucia a rischio chiusura dopo la cura Polverini


Andrea ci viene a chiamare mentre stiamo facendo la conoscenza di un’altra bambina, Stella: sette anni in carrozzina, gravissime difficoltà motorie e cognitive, di vista e di comunicazione. “Dov’è la giornalista?”, chiede Andrea alla dottoressa Morelli, che ci accompagna nel reparto pediatrico. La sua mamma vuole raccontarci la sua storia. Andrea è un bimbo di nove anni, che – a causa di problemi di ossigenazione durante il parto – ha difficoltà motorie. “Non cognitive, solo motorie”, racconta, appunto, sua madre Francesca: “Dalla nascita abbiamo cominciato a girare per l’Italia, siamo stati in cura da un professore di Bologna, poi siamo approdati al Bambin Gesù di Roma, ma ci siamo trovati malissimo. Una volta un medico mi disse: ‘Non si disperi, guardi in sala d’attesa quante mamme sono più sfortunate di lei. Come se io dovessi gioire del dolore degli altri’”. Da quattro anni Andrea viene seguito dall’equipe della Fondazione Santa Lucia, sempre a Roma, un centro di eccellenza nella riabilitazione neuromotoria.“So che non guarirà – aggiunge Francesca – ma i miglioramenti nella deambulazione sono evidenti. Posso finalmente pensare a una vita normale. Ma se il Santa Lucia chiude mi dice cosa faremo?”.Già, perché la Fondazione (che è anche un Ircss, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) da un momento all’altro rischia di chiudere i battenti. E la colpa non è di una cattiva gestione. La colpa è della politica, delle scelte e dei ritardi dell’amministrazione Marrazzo prima, Polverini poi. L’ospedale, che conta 325 posti letto (stanze a due letti con bagno, 20 metri quadri per posto letto e due televisori, oltre a tutto ciò che è necessario ai pazienti in carrozzina), vanta un credito di oltre 90 milioni con la Regione Lazio, da ente accreditato. Nel 2010 sono stati ricoverati qui 1400 pazienti neurologici (la maggior parte dopo un ictus o un coma) e 250 pazienti ortopedici, oltre alle 900 persone curate in day hospital. Il tutto insieme a innumerevoli progetti di ricerca (373 pubblicazioni in un anno) e alla formazione di medici e infermieri. Vengono qui pazienti da tutta Italia. Una specializzazione che, se non si interviene subito, rischia di morire.La Polverini – che in campagna elettorale aveva indossato la maglietta con la scritta “Salviamo il Santa Lucia” promettendo di sbloccare la situazione – ha infatti assegnato, con un provvedimento poi sospeso dal Tar, solo 200 posti letto di alta specialità neuroriabilitativa in tutta la regione, 160 dei quali al Santa Lucia. Ha poi escluso dall’alta specialità pazienti colpiti da ictus, paratetraplegie acute, malattie come la Sla. C’è anche un problema di tariffe: il ministero della Salute ha ribadito nel 2006 quelle in vigore dal 1996 (come se i costi non fossero nel frattempo cresciuti), e la Regione non si è mai dotata di un proprio sistema tariffario. “L’ex commissario Guzzanti aveva previsto per il Santa Lucia un acconto mensile di tre milioni e 800 mila euro, che bastavano a mala pena a coprire le spese – commenta il direttore generale Luigi Amadio – la Polverini l’ha prima portato a tre milioni, poi a un milione e 700 mila euro. Il costo annuo della struttura è di 65 milioni. Faccia lei i conti”. La direzione ha già presentato 40 ricorsi al Tar e ha incontrato la giunta già una ventina di volte. Tavoli definiti “tecnici”, che non hanno portato a niente. E così da qualche tempo a ribellarsi sono i pazienti, che hanno creato un presidio fisso sotto la sede della Regione e che, con una cadenza settimanale, invadono le vie di Roma in carrozzina.Perchè, al di là dei numeri, sono i volti del Santa Lucia a raccontare quello che accade qui. “Non facciamo miracoli – ci spiega la dottoressa Daniela Morelli, che coordina il servizio pediatrico –. Sono tecniche riabilitative a disposizione di tutti”. E allora perchè l’istituto è considerato meglio di altri? “Perchè non abbiamo mai smesso di crescere: il personale è motivato, l’azienda finanzia i nostri progetti, l’equipe (medici, terapisti, psicologi, logopedisti, terapisti occupazionali, terapisti respiratori) lavora insieme. L’unica cosa che non ci dà pace è la domanda: ho fatto tutto per quel bambino?”.Ma allora perché questa ostilità da parte della Regione? I maligni potrebbero pensare che la chiusura del Santa Lucia farebbe comodo alle tante altre strutture riabilitative romane nella mani degli “amici”. La governatrice il 10 febbraio si è affrettata a dire che, avendo firmato un decreto nel giorno della manifestazione dei pazienti, i problemi erano tutti risolti. Nel frattempo, però, Equitalia, per conto dell’Inps, ha bloccato il finanziamento di 160 mila euro da parte del ministero per un progetto di ricerca.Il direttore sanitario, Antonino Salvia, ci accompagna a vedere la piscina (semi-olimpionica) e il campo di basket, illustrandoci i successi delle squadre del Santa Lucia. Perchè la riabilitazione deve partire dalla testa di chi ha subito un trauma, occorre garantire alla persone l’idea di una vita “normale” anche dopo un incidente, come dice la mamma di Andrea. Ma si vede che questo tipo di normalità alla Polverini serve solo come propaganda.

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