
Nel giorno in cui anche la Palestina occupata finalmente si solleva, uno dei tanti appelli rivolti a migliorare le condizioni di una popolazione martoriata, arriva anche in Italia. Ancora una volta siamo coinvolti nei meccanismi di convenienza che ci impongono di essere vicini al paese più ricco, quello che è meglio non inimicarsi, quello appoggiato, tra gli altri, dall’America. Dal 1995 è in atto la costruzione di un treno ad alta velocità Gerusalemme- Tel Aviv (A1), interrotta improvvisamente in seguito all’opposizione della stessa società israeliana, preoccupata dei danni che tale linea avrebbe comportato all’abitato e all’ambiente. Per questo si è pensato bene di cambiare il tragitto. Il treno adesso passerà adesso attraverso i territori palestinesi occupati nel 1967. Ciò comporterà, non solo un danno per l’ambiente (che non tollerato dalla popolazione israeliana viene imposto alla popolazione palestinese), ma rappresenta una palese violazione della normativa internazionale sui Diritti umani che vieta lo sfruttamento delle terre da parte della potenza occupante. Israele invece continua ad espropriare le terre palestinesi con lo scopo di costruire infrastrutture permanenti per soddisfare i bisogni della sua popolazione. Una volta completata, infatti, la ferrovia ad alta velocità A1 potrà essere usata solo dai pendolari israeliani. Il progetto dell’A1 rientra nella politica israeliana che mira ad attuare il trasferimento forzato della popolazione palestinese che dovrà ancora una volta andarsene, dal momento che la sottrazione di altra terra porterà all’annientamento delle fonti di sussistenza, già ridotte a seguito degli espropri eseguiti dalle autorità israeliane per la costruzione di infrastrutture a favore dei cittadini israeliani e per la costruzione del muro di separazione. La società italiana Pizzarotti S.p.a. partecipando al progetto, si rende complice dei crimini di guerra e contro l’umanità perpetuati da Israele. E’ per questo motivo che oggi, in un due manifestazioni, rispettivamente in Via Parigi 11 a Roma e in Via Adorni 1 a Parma, chiederemo all’azienda italiana di ritirarsi da questa ennesima violazione del diritto internazionale da parte dello Stato di Israele.
Chiara Milano
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