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L'ITALIA DEI 150 LIBRI



Carmela La Spina, apre una serie di articoli e video che vi proporremmo in questi giorni in vista del 17 marzo, il giorno della Ricorrenza del 150 d'Unità Italiana.



17 marzo 2011,

una data che dal primo gennaio di quest'anno sta ossessionando la totalità degli italiani, circondati in ogni dove da 150 di un pò di tutto, da eventi storici, a piatti tipici e tour gastronomici, a opere d'arte, a luoghi, per finire, ovviamente, con uno dei baluardi della nostra cultura, ovvero i libri e il mondo dell'editoria.
Il 1 marzo scorso è stata presentata a Torino la mostra protagonista del prossimo Salone Internazionale del Libro, L'Italia dei Libri, in cui viene allestita una bella lista, di quelle che piacciono tanto agli italiani ultimamente, dei 150 libri che hanno fatto grande l'Italia della letteratura negli ultimi 150 anni, un libro per ogni anno. E fin qui tutto bene, teoricamente. La mostra contiene, inoltre, altre belle liste, dai 15 editori, ai 15 super libri (uno per ogni decennio) ai 15 personaggi che hanno contraddistinto questo grande squarcio di storia. Ma badate bene personaggi, non scrittori, non letterati, ma personaggi, già la definizione dovrebbe farci pensare.E ancora qui tutto bene, sempre teoricamente, se non che andando a fondo della questione e cioè leggendo le liste mi viene qualche dubbio.
L'occhio finisce subito sul primo grande errore, tra nomi e titoli di un certo rispetto,che caratterizzano gli anni '70, quali Dario Fo e il suo Mistero Buffo, o Elsa Morante e La storia, spunta il nome sicuramente più conosciuto in Italia, di Paolo Villaggio e del suo carissimo personaggio Fantozzi. Incredibile ma vero, Fantozzi l'uomo medio italiano per eccellenza diventa un simbolo della cultura italiana.
Paolo Villaggio, che in occasione della presentazione del suo ultimo libro Mi Dichi, Prontuario comico della lingua italiana, ha dichiarato palesemente il suo odio verso il congiuntivo, diventa uno dei grandi scrittori che hanno fatto grande la letteratura italiani degli ultimi 150 anni, che questi rappresentino l'unità di un Paese che sta andando in malora poco importa.Giustamente mi viene da pensare che uno dei 150 libri che rappresentano l'Italia sicuramente non sarà scritto in italiano, ma in uno pseudoitaliano che ormai siamo abituati a giudicare corretto.
Ma Paolo Villaggio non è l'unico motivo di indignazione, scorrendo la lista mi viene da rabbrividire leggendo nomi quali Paolo Giordano, Giorgio Faletti, Susanna Tamaro,Gianni Brera per cui nutro profondo rispetto, ma che credo fermamente non siano il brillantissimo esempio di letteratura che mi aspettavo.
Il motivo di tutto ciò va ricercato nel curatore della mostra che guarda caso è Gian Arturo Ferrari, nome a molti di noi assolutamente non noto. Ma si da il caso che il signor Ferrari sia uno degli uomini più potenti dell'editoria italiana, lavora ovviamente per la casa editrice che in Italia ha più potere, la Mondadori, dove lo chiamano il professore e da dove controlla ben il 40 % del mercato editoriale del nostro bel Paese. Il signor Ferrari in un'intervista rilasciata a Il Giornale nel lontano 2005 affermava candidamente che "leggere è noioso, ma necessario", che "In Italia la cultura ritiene di essere superiore. E questo ha un’origine storica perché la lingua italiana nasce come lingua scritta e non parlata. Quindi è la lingua dei colti per i colti che guardano con grande disprezzo a tutto ciò che non può essere rinchiuso nella cittadella fortificata che loro accuratamente difendono" e, ciliegina sulla torta "la lettura è un’attività asociale, faticosa".
Bene cosa aspettarci dunque? Cosa aspettarci da un Paese cui il capo di governo critica fortemente la cultura e la scuola pubblica? Cosa aspettarci da un Paese i cui cittadini annuiranno con convinzione alla lettura dei titoli dei 150 libri che li rappresentano perchè gli ultimi della lista saranno gli unici che hanno letto e che credono siano grandi solo perchè non si annoiano leggendo e avranno la possibilità di comunque vedere la versione cinematografica per annoiarsi di meno? Ai posteri l'ardua sentenza, sperando ci sia un'evoluzione e non involuzione a cui credo stiamo assistendo in questi anni.


Carmela La Spina

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