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La Roma di Alemanno


Soltanto “sfortunato” il sindaco di Roma Gianni Alemanno? Proprio mentre tenta di lanciare alcune idee di “grandeur” sulla Roma del 2020, finisce nei titoli per le ripetute tragedie degli stupri, dei bimbi rom bruciati in campi abusivi, per altre storie tipiche di una città degradata. O invece sommario, sbrigativo, senza idee? Possibile che il Comune non abbia potuto fare nulla per i disperati dell’ex ambasciata somala ridotta, nella centrale via dei Villini, a lager? E che la sua sola risposta sia, oggi, “li espelliamo tutti”?Roma, in realtà, è sempre meno amministrata. Prendiamo il caro-taxi avallato con convinzione dal Campidoglio e poi bloccato dal Tar. Né il sindaco Alemanno né i taxisti vogliono affrontare il nodo vero: cioè la riduzione del flusso dei veicoli privati nelle zone centrali e semicentrali (siamo a 1 auto per romano adulto). E’ la sola misura che può rendere più veloci bus e tram e assicurare ai taxi un carico di lavoro oggi insidiato. Aver ritardato alle 23 la ZTL è stato un vantaggio? Sì per i “bottegari” della “movida”, entusiasti sostenitori di Alemanno. No per gli altri: commercianti, residenti, turisti. E per gli stessi taxisti che in tutte le grandi città europee lavorano molto a partire dalle 20-21 (anche per i severi test anti-alcol e altro dei guidatori). Come non capirlo? Alemanno aveva vinto le elezioni sulla sicurezza. O meglio, sull’insicurezza. Si pensava che avrebbe assunto misure serie, pianificate. Invece ha fatto sgomberare il grande campo del Casilino 900 senza predisporre campi alternativi attrezzati. Risultato? Almeno venti campi “spontanei” senza servizi né sicurezza di sorta. Stesso discorso per la vita notturna di Roma. Si pensava che Comune e Stato avrebbero organizzato meglio la vigilanza nei punti notoriamente più pericolosi. Niente di tutto ciò. Lo Stato perché Tremonti gli ha tolto soldi, uomini, auto funzionanti. Il Comune perché, ridotto alla stessa impotenza, ha preferito straparlare di incrementi fantastici del turismo di massa, di Formula 1 all’Eur (bufala, fin da subito), di Parco tematico della Romanità su 300 ettari di Agro, di altre costose scemenze. Senza far nulla di concreto e avendo una sola idea: niente piani né vincoli, la città è una merce da sfruttare.E’ risaputo ormai che il livello di sicurezza di un centro urbano dipende anzitutto dal persistere in essa dei residenti e dal controllo sociale da loro operato. Il centro storico di Roma, il più grande e conservato del mondo, contava nel dopoguerra circa 450.000 abitanti. Oggi sono 80-90.000, con rioni nei quali, di sera, le finestre illuminate di una abitazione si contano sulla dita di una mano. Da metropoli a necropoli. Processo reso ineluttabile dal mercato? Allora non scandalizziamoci se una ragazza può venire stuprata nei pressi di piazza di Spagna. Qualcuno osa ancora parlare del recupero a fini residenziali dei centri storici? Eppure il problema dilaga: ci sono città antiche che nell’ultimo decennio si sono svuotate, come la bellissima Viterbo, crollata da 20.000 a meno di 8.000 residenti. Soltanto Genova, che mi risulti, ha realizzato (sindaco Beppe Pericu, assessore Bruno Gabrielli) una politica pluriennale di recupero e restauro fermando, almeno, l’emorragia di abitanti. Si svuotano dunque quartieri dove sono presenti tutti i servizi, primari e secondari, e si assecondano fantastici piani di espansione nelle campagne consumando altro suolo agricolo e altro verde, impegnando soldi pubblici a pioggia, non risolvendo comunque la questione del caro-casa (il “social housing” da noi è a livelli infimi), rendendo ingestibile la città. L’edilizia sembra la sola ricetta italiana, a Milano come a Roma. Lo ha riconfermato lo stesso Tremonti ai pomposi Stati Generali per Roma 2020. C’è qualcosa di più stupidamente vecchio della cura immobiliaristica? Possibile che Roma abbia dimenticato di essere una città che produce, che fa ricerca, che sta nella tecnologia avanzata (e dovrebbe starci ancor di più)? Altro che cemento e asfalto. Ora, per trasformare ancor più Roma antica in un bazar (senza il fascino dell’esotismo), sono in arrivo 237 bancarelle in piazze come San Giovanni, il Velabro, Santa Maria Maggiore, la Pilotta, ecc. Dentro questa fiumana ci sono i prodotti bio, ma c’è pure la peggiore paccottiglia. Per cui Roma antica sarà sempre più mangiatoia continua di surgelati precucinati e bancarella non meno continua. E il superministro Tremonti se la prende coi vincoli architettonici e paesaggistici, con l’urbanistica. Siamo i soli in Europa a straparlare così. In coda a tutti.



Fonte: Articolo21

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