Passa ai contenuti principali

La rivoluzione silenziosa Islandese

Il nostro amico Juan Cañadas, ci parla della rivoluzione silenziosa avvenuta in Islandia che nessuno conosce.

E da mesi che siamo bombardati ogni giorno da notizie sulle rivoluzioni in Tunisia, Egitto, Libia o Siria. Ma nel cuore dell`Europa c'è un`altra rivoluzione sulla quale poco o niente si e detto. Islandia, qui i cittadadini sono riusciti, di forma pacifica, a fare dimettere il governo, a nazionalizare le banche, a cambiare la costituzione e infine fare pagare la crisi economica a quelli che l`hanno causata, cioè alle banche e al mercato finanziario. Tutto inizia alla fine del 2008 quando gli effetti della crisi economica colpiscono l`Islandia e la principale banca, Landsbanki, fallisce in poco tempo. La maggior parte dei clienti erano inglesi e olandesi, e anche se Regno Unito e Olanda rimborsano i risparmi dei suoi cittadini, l`Islandia dovrà restituire questo debito mediante il pagamento di 3.500 millioni di euro, che dovrebbero pagare mensilmente le famiglie islandesi durante i prossimi 15 anni, al 5,5% di interese. Questa decisione ha causato le proteste dei cittadini che sono scesi in piazza davanti al Parlamneto a Reykjavik, provocando la dimissione del Primo Ministro, il conservatore Geir H. Haarden, e di tutto il suo governo in blocco, essendo il primo governo che cade vittima della crisi mondiale. Dopo il referendum popolare, il nuovo presidente, Òlafur Ragnar Grimsson, dichiara il no pagamento del debito (il NO stravince con il 93% dei voti). Ma i cambiamenti non finiscono lì, il governo ha iniziato una ricerca per individuare giuridicamente le responsabilità della crisi, diversi banchieri e alti dirigenti islandesi sono stati arrestati. Da febbraio un`assemblea costituente sta scrivendo una nuova costituzione con più potere per il popolo e con più independenza dei poteri. Addirittura il parlamento islandese ha proposto la Icelandic Modern Media Iniciative, una legge che vuole fare dell´Islandia un posto con piena libertà d`informazione e di ricerca. Importanti modifiche liberali dalle qualle non siamo stati informati.Ogni media e libera di scelgiere le notizie d`accordo ai fattori che considera più relevanti, ma è una certa rilevanza che in pochisimi posti si sia parlato di questa rivoluzione. Nelle ultime settimane circola sulla rete la teoria della cospirazione nei media europei per nascondere questa notizia, la quale potrebbe causare un effetto domino in Europa. Probabilmente non conviene ai governi europei diffondere l`esempio di un paese cha non si arrende silente davanti ai suoi governanti e riesce a vincere, ma questa non è neanche l`unica ragione di questo silenzio. La rivoluzione islandese è stata chiara, onesta, matura e pacifica non c`é ne sangue ne fuoco, non c`era neanche il petroleo dietro e cosi una rivoluzione non interessa ne ai giornalisti ne ai lettori, neanche ora comincia ad interessare la rivoluzione islandese, piuttosto fa curiosità le ipotesi sul perchè del silenzio sui fatti del paese scandinavo. Ma è importante conoscere quello che è acaduto in Islandia perche sicuramente è stata una rivoluzione più spontanea rispetto alle altre che occupano le prime pagine dei giornali ormai da mesi.

Juan Cañadas




Commenti

Post popolari in questo blog

Un serpente nel bunker di Rebibbia

Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico.   Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

« LE PAROLE PER DIRLO (Alessandro Robecchi). Uno spot per la politica (Antonio Padellaro). » Boom boom boom (Marco Travaglio)

Che spettacolo, ragazzi. A novembre, alla caduta dei Cainano, i partiti si erano riuniti su un noto Colle di Roma per decidere a tavolino il nostro futuro: se si vota subito, gli elettori ci asfaltano; allora noi li addormentiamo per un anno e mezzo col governo Monti, travestiamo da tecnici un pugno di banchieri e consulenti delle banche, gli facciamo fare il lavoro sporco per non pagare pegno, poi nel 2013 ci presentiamo con una legge elettorale ancor più indecente del Porcellum che non ci costringa ad allearci prima e, chiuse le urne, scopriamo che nessuno ha la maggioranza e dobbiamo ammucchiarci in un bel governissimo per il bene dell’Italia; intanto Alfano illude i suoi che B. non c’è più, Bersani fa finta di essere piovuto da Marte, Piercasinando si nasconde dietro Passera e/o Montezemolo o un altro Gattopardo per far dimenticare Cuffaro, la gente ci casca e la sfanghiamo un’altra volta, lasciando fuori dalla porta i disturbatori alla Grillo, Di Pietro e Vendola ...

Emilio Colombo e la storia della cocaina

 Il senatore a vita, morto all'età di 93 anni, è ricordato per l'ammissione sull'uso di droga, per "motivi terapeutici". Fu anche oggetto di pettegolezzi per la sua presunta omosessualità. La morte di Emilio Colombo , il 93enne senatore a vita e storico esponente della Democrazia Cristiana , verrà ricordata come la la scomparsa dell’ultimo dei padri costituenti ancora in vita. Eppure i media hanno ricordato come sulla carriera di uno dei politici più rilevanti del nostro Paese resti la macchia dell’ uso di cocaina , ammessa dallo stesso Colombo nel 2003 per “motivi terapeutici”. C’è poi una curiosità: secondo alcune indiscrezioni, Colombo fu indicato come il premier omosessuale della nostra storia repubblicana. Voci che si erano rincorse negli anni e che furono riprese tre anni fa, dopo un’intervista di Nichi Vendola alle Iene. Di fronte alle domande di Enrico Lucci, il presidente della Regione Puglia spiegò come un “premier gay ci fosse già stato in Italia...