
Il nome del sindaco di Pollica, ucciso lo scorso 5 settembre, ricorre con frequenza nelle intercettazioni della Procura di Salerno sulla provinciale 108, la strada appaltata, liquidata e mai ultimata. I tre pubblici ufficiali di Palazzo Sant’Agostino finiti ai domiciliari sanno che gli investigatori, "siccome Vassallo è stato ucciso devono andare fino in fondo". Il nome di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica trucidato in un agguato la sera del 5 settembre, ricorre con una certa frequenza nelle intercettazioni della Procura sulla provinciale 108, la strada appaltata, liquidata e mai ultimata.Ne parlano in particolare i tre pubblici ufficiali (Angelo Cavaliere, Gennaro Rizzo e Franco Cuozzo) di Palazzo Sant’Agostino, finiti ai domiciliari insieme a tre imprenditori (Eduardo Sale, Paolo Riccelli e Mario Bamonte), tra di loro, ma anche con i familiari. Dopo le perquisizioni effettuate dai militari della Guardia di Finanza nella sede dell’Ente di via Roma, sbottano perchè sanno bene che gli investigatori, «siccome Vassallo è stato ucciso devono andare fino in fondo». Perciò si sono messi «a fare le pulci». Del resto era stato proprio l’ex primo cittadino di Pollica, fin dal 2 dicembre del 2008, a chiedere ai diretti interessati ed all’a llora presidente dell’amministrazione provinciale, conto e ragione del perchè la strada 108, a fronte di ingenti somme erogate, era ancora ferma al palo. C’è chi maledice che gli investigatori, puntando i fari a 360º sul caso di cronaca nera, siano inciampati nel quantomeno ingarbugliato iter burocratico-amministrativo che ha caratterizzato fin dall’inizio la provinciale e chi invece "usa" il clamore mediatico del caso Vassallo per tranquillizzare i familiari, specificando che i Finanzieri stanno cercando solo i killer e nient’altro. Ma così non è stato. Perchè se è vero che di legami con l’agguato non ne sono stati trovati, è anche vero che, passando al setaccio proprio le continue denunce e gli esposti del "sindaco-pescatore", gli inquirenti sono arrivati a scoprire un affaire a più zero. Nel mirino sono finite in particolare le conversazioni tenute da Cuozzo con Riccelli, ma anche con altri imprenditori - tre quelli iscritti nel registro degli indagati - che sarebbero coinvolti in altre opere appaltate dalla Provincia sulle quali si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori. Strade provinciali in gran parte liquidate, ma mai realizzate, attraverso un meccanismo di false attestazioni di stato di avanzamento lavori. Rapporti «confidenziali», quelli intrattenuti, secondo la Procura, da Cuozzo - che è considerato il perno del meccanismo - con alcuni imprenditori edili della provincia salernitana, come confermerebbe in particolare una telefonata intercettata il 27 settembre del 2010. Nei tabulati finiti nelle mani degli inquirenti ci sono anche molte telefonate intercorse tra Cuozzo e Riccelli che confermerebbero l’e sistenza di rapporti piuttosto stretti tra pubblici ufficiali di Palazzo Sant’Agostino e privati. Nei tabulati a disposizione dei giudici compare anche l’architetto Cavaliere: in due occasioni rasserenò la consorte. La prima, dopo le perquisizioni in Provincia, specificando che non era stato trovato nulla; la seconda dopo la perquisizione domiciliare. I finanzieri avevano bussato la porta alle 7 del mattino. Troppo tardi per lasciar presupporre un arresto.
Fonte: La città di Salerno
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