Passa ai contenuti principali

I francesi si prendono Parmalat, ma il governo insiste: «Preserviamo l’italianità»


Francia e Italia sempre più vicine in questi giorni, nel bene e nel male, alla fine a pagare sono sempre i cittadini, capiamo perchè:
Le vittime saranno i piccoli azionisti, ovvero gli ex creditori che speravano che le azioni si risollevassero fino a ripagare almeno in parte ciò che avevano perduto.
Il colosso francese Lactalis, proprietario, tra gli altri, di Galbani e Invernizzi, ha annunciato di avere raggiunto un accordo con tre fondi esteri (Zenit Asset Management AB, Skagen AS e Mackenzie Financial Corporation) per l'acquisto delle azioni Parmalat da essi detenute, pari al 15,3% del capitale della società di Collecchio. Aggiungendo a questa quota le azioni già in possesso di Lactalis, i francesi sfiorano la soglia del 30% oltre la quale scatterebbe l'obbligo di OPA, rendendo dunque esplicita la fermissima intenzione di giungere al controllo di Parmalat.

Parmalat, dopo i guai della gestione Tanzi, è oggi un'azienda sana e, grazie alla prudente gestione di Enrico Bondi, piena di liquidità. Tuttavia l'azienda non rappresenta un boccone molto appetitoso solo per questo motivo: essa è infatti uno dei pochi esempi italiani di grandi public company, ovvero di aziende con azionariato diffuso, in quanto un'importante parte degli azionisti è composto da ex creditori di Parmalat (quelli che hanno perso tutto dopo il crac) cui sono state assegnate azioni della nuova società guidata da Bondi. Questa caratteristica, come ai tempi di Telecom, rende Parmalat una facile preda: al 24 febbraio 2011, il 78% di Parmalat è infatti in mano ad azionisti con meno del 2%.

Molte sono state infatti le manifestazioni di interesse per il gruppo alimentare italiano, come quelle di Granarolo e Ferrero. L'ingresso nell'arena di Lactalis, però, ha preoccupato il governo italiano, che ha deciso (in modo poco liberale) di entrare a sua volta in gioco a difesa dell' "italianità" del gruppo (che, in soldoni, significa andare incontro agli allevatori italiani, preoccupati che Lactalis possa costringere Parmalat a usare materia prima estera): l'intenzione era favorire la cordata italiana, organizzata da Intesa-SanPaolo, che pure era in pole position nella trattativa con i tre fondi esteri per rilevare le loro azioni.

Grazie a questo risiko si è sviluppata nelle settimane passate una fiammata speculativa, che aveva, con buona probabilità, le spalle larghe proprio grazie a Lactalis, che si è dedicata al rastrellamento di azioni Parmalat, portando il titolo a sfiorare la soglia dei 2,8 euro nella giornata di giovedì, e 2,8 è proprio il prezzo offerto da Lactalis ai fondi esteri.

L'intervento farraginoso del governo italiano ha spinto Lactalis a spingere sull'acceleratore: il gruppo francese è andato a vedere il bluff degli italiani, facendo un'offerta che i fondi esteri non potevano rifiutare e a cui gli italiani non potevano rispondere, poiché si trattava della solita cordata all'italiana, povera di capitali.

L'interesse del mercato per Parmalat è quindi crollato e il titolo ha perso quasi il 20% in tre sedute. Le vittime sono o saranno i piccoli azionisti, ovvero gli ex creditori che speravano che le sorti di Parmalat si risollevassero fino a ripagare almeno in parte ciò che hanno perduto: infatti, se la cordata italiana non rilancerà con una costosissima (e perciò implausibile) OPA, Lactalis vincerebbe la partita e le azioni rimanenti sul mercato rischierebbero di rimanere a livelli piuttosto bassi rispetto ai 2,8 euro pagati dai transalpini, poiché non sono più interessanti a fini di controllo; se invece il governo dovesse trovare una strada per escludere Lactalis, la palla passerebbe alla cordata italiana, che, priva di capitali e di concorrenti e "protetta" dal governo, finirebbe per chiedere e ottenere un prezzo inferiore, oppure, nel caso peggiore, fare un'offerta più alta utilizzando la leva, ovvero un debito, che verrà ripagato, ad operazione conclusa, con i soldi di Parmalat, che ne risulterebbe infine impoverita, dimostrando ancora una volta le povertà finanziaria, industriale e politica italiane.

La battaglia per Parmalat si concluderà entro il 14 aprile, data dell'assemblea degli azionisti che rinnoverà il consiglio di amministrazione. Non si sa ancora con certezza chi vincerà, ma già pare evidente che sul campo di battaglia rimarranno i soliti piccoli azionisti. Forse l'azione del governo avrebbe dovuto puntare alla massimizzazione del valore dell'azienda, con l'obiettivo di tutelare non i soliti interessi corporativi, non i soliti salotti, bensì, per una volta, i piccoli azionisti, i veri proprietari del "Gioiellino", già truffati una volta da Calisto Tanzi e dalle autorità di vigilanza che non hanno vigilato. Intervenire adesso sembra semplicemente inutile e controproducente.


Commenti

Post popolari in questo blog

Un serpente nel bunker di Rebibbia

Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico.   Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

SPUTAVA NEI PIATTI DEI DEPUTATI. LICENZIATA CAMERIERA DELLA BUVETTE

In Italia spero non vengano licenziati e spero esistano tanti camerieri come lei! Iulia Borshenko, una delle cameriere che lavora nella buvette del Parlamento ucraino, è stata licenziata in tronco poiché era solita sputare nei piatti dei deputati. La notizia è stata diffusa da RSI.ch. La donna, che è stata individuata dopo una breve indagine ed una serie di reclami, ha giustificato così il suo gesto: “È stata la mia vendetta perché hanno portato il Paese alla rovina”. “Pensate che noi abbiamo un buon salario alla Supreme Rada cafeteria. Per nulla, solo 3200 grivnie (circa 390 dollari) al mese, che non sono nulla se vivete nella capitale ucraina. Ho lavorato lì per quattro anni solo perchè questo mi consentiva di vendicarmi contro i parlamentari per ciò che fanno al Paese e alla gente. Se qualcuno pensa che io mi penta di quello che ho fatto, si sbaglia: io seguo la mia posizione politica”.

Dieci volte peggio dei nazisti di Piergiorgio Oddifreddi

(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...