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“Ero gay ma il rosario mi ha salvato”


Libero racconta la storia di Luca di Tolve, “diventato” etero e oggi, a suo dire, maltrattato dagli omosessuali. Quando si dice il caso. In apertura nelle pagine della cultura di Libero di oggi si legge la testimonianza di Luca di Tolve, il 39enne autore di Ero gay. AMedjugorje ho trovato me stesso (Piemme 2011, pp. 252, 15 euro), sulla quale, secondo il quotidiano di Belpietro, “si è scatenato un finimondo”.
Pensate a quando Povia la anticipò a Sanremo, nel 2009, con il brano Luca era gay. Fu scandalo. Tanto che il vero Luca ora si domanda «perché se uno da etero passa a gay viene salutato come un eroe e se un omosessuale compie il percorso inverso viene tacciato di falsità e ipocrisia?» Anzi, «da quando ho dichiarato di aver chiuso con l’omosessualità mi sono trovato tutti contro. L’Arcigay e le altre associazioni di categoria mi guardano come a un rinnegato; gli opinion leaders che ne sostengono la causa mi ritengono un pericoloso grimaldello nelle mani degli atavici sostenitori della vecchia cultura retrograda e omofoba. Ho ricevuto minacce di morte,mihanno denigratopubblicamente giornalisti che non ho mai incontrato… ». E mentre ci si chiede dov’è che siano queste minacce di morte, Luca spiega la sua posizione:
Non gli rimane che invocare la libertà di scelta, in un appello alla reciprocità che non potrà essere preso in considerazione. Cadrebbe altrimenti «il dogma degli “omosessualisti” militanti», che suona «omosessuali si nasce e si rimane» e, per controbattere la definizione di “malati” riferita a chi prova tendenze
omosessuali, postulaunacondizione nativaegenetica, quasi a creare un terzo sesso.
Non manca addirittura l’accusa più originale, ovvero quella di discriminazione al contrario:
Per questo Di Tolve lamenta che «il ministro della Salute e il ministro delle Pari Opportunità non sprecano una parola in questa direzione». Anzi, spendonoil denaro pubblico percampagne di sensibilizzazione dalle quali sono esclusi i veri emarginati, gli omosessuali non gay, cioè coloro che non inalberano il vessillo arcobaleno per le loro rivendicazioni politiche. Quella bandiera, più nota come simbolo dei pacifisti, in realtà «fu ideata nel 1978 dall’artista omosessuale Gilbert Baker» che, «su commissione della comunità gay di San Francisco», si è limitato a capovolgere «il segno con cui Dio ristabilisce l’alleanza con gli uomini dopo il diluvio universale ». Quella specie di transvalutazione di tutti i valori è un chiaro segno di sovvertimento demoniaco, suggerisce l’au – tore, ora passato sull’altro fronte. Il tutto è arrivato grazie a una conversione religiosa:
Lui però indica tutte quelle che, nella sua vita precedente, nella quale era stato coronato Mister Gay nel 1990, gli sono apparse manifestazioni del
maligno, a partire dalla stessa pratica della sodomia fino al nome allusivo dei locali gay dedicati a satana. Sa anche che la sua conversione al cattolicesimo, avvenuta a Medjugorje, lo rende sospetto di crisi mistica agli occhi di chi non condivide la sua stessa fede e anche a quelli dei credenti. Eppure là Luca ha incontrato Teresa, che dal 2008 è sua moglie, «il dono più bello che la Madonna abbia voluto concedermi». Non sapeva ancora quello che guadagnava, ma sapeva quel che aveva perduto, anche in termini economici e di carriera professionale. Era un manager di successo, che organizzava crociere animate da drag queen e transessuali, versione omosex della Nave dell’amore. Guadagnava bene, era uno noto dirigente dell’Arcigay. Poi era arrivata la malattia, la sieropositività al virus Hiv, che ha fatto strage di omosessuali. Quello che inun primomomentogli appare come il baratro della disperazione, per Luca è una «felice colpa, l’Aids, che mi ha permesso di un nuovo incontro: Dio». E gli si apre una strada, quella della ricostruzione di un’identità maschile ferita, negata, ma non scomparsa del tutto. Ora è odiato, perché ripropone quel percorso che lo ha condotto alla felicità. E fa proseliti.

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