
Stupisce l'allarme creato dal pericolo chiusura di Cinecittà Luce annunciata da Luciano Sovena, con i suoi preziosi archivi, soprattutto per la valanga di commenti allarmati da parte di esponenti vicini al governo, responsabile dei tagli e quindi dell'azzeramento oltre che di Cinecittà anche di ogni singolo settore di cultura e spettacolo a grave rischio di azzeramento per mancanza di fondi. Che non sia solo una questione economica è chiaro da tempo, l'alibi di Tremonti è funzionale a mettere bavagli e censurare interi settori. Da Gasparri, a Cicchitto, ad Alemanno, a Gasperini assessore alle politiche culturali del Comune di Roma, al sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, tutti si dichiarano pronti all'azione. Gasparri afferma ad esempio: «Credo che ci sia lo spazio per un intervento e rivolgo un pubblico appello alle autorità di governo perché si facciano carico di questa inderogabile necessità», studieremo tutte le sinergie, rivolgiamo un appello, faremo, agiremo. Intanto il progetto che prendeva sempre più forma per Cinecittà era trasformare i terreni in alberghi, resort, palestre, ufficialmente per ospitare le troupe al lavoro, conoscendo la storia di Roma per continuare il lavoro intrapreso negli anni sessanta del sacco della direttrice sud est. Il sibillino comunicato del ministero dei Beni culturali afferma che il Fus non potrà superare gli otto milioni di euro per il 2011, che tali risorse sono insufficienti, pertanto è auspicabile un provvedimento che permetta a Cinecittà Luce (come alle «altre importanti istituzioni culturali italiane») di adempiere alla propria missione culturale, fermo restando che il Fus non potrà superare gli otto milioni. Insomma una questione di subordinate e avverbi. «Amaro paradosso» per Veltroni che a difesa di Cinecittà ricorda il suo patrimonio tra i più grandi al mondo di filmati sul nostro paese, la promozione del nostro cinema e l'impegno produttivo e distributivo a sostegno dei giovani autori.
Interviene Sergio Zavoli definendo la ventilata chiusura di Cinecittà «un'operazione anche se ben dissimulata, vagamente barbarica», Francesco Rutelli presenterà una mozione al senato con la speranza di trovare il consenso di altri settori della maggioranza. I cineasti si esprimono con allarme ricordando la memoria storica: Amelio «chi perde la propria memoria perde anche il proprio futuro» e aggiunge «persino il marchio Istituto Luce mi è caro», Saverio Costanzo ricorda che senza l'intervento di Cinecittà Luce sarebbe stato impossibile il suo esordio, per Mimmo Calopresti «le immagini dell'Istituto Luce sono patrimonio dell'umanità», Roberto Benigni con Nicoletta Braschi: «Là dentro c'è tutta la nostra memoria, tutti i nostri sogni fabbricati per uomini svegli. Un archivio immenso. La nostra storia. Ma come si fa a chiudere la Storia?». E Marco Bellocchio: «È vero che noi italiani siamo sempre bravi a trovare delle vie d'uscita, dei modi di aggiustare le cose, ma oltre un certo limite non si può andare. Nel caso di Cinecittà Luce c'è poi un archivio straordinario che deve restare allo Stato». Meglio sarebbe insomma chiudere il governo.
Interviene Sergio Zavoli definendo la ventilata chiusura di Cinecittà «un'operazione anche se ben dissimulata, vagamente barbarica», Francesco Rutelli presenterà una mozione al senato con la speranza di trovare il consenso di altri settori della maggioranza. I cineasti si esprimono con allarme ricordando la memoria storica: Amelio «chi perde la propria memoria perde anche il proprio futuro» e aggiunge «persino il marchio Istituto Luce mi è caro», Saverio Costanzo ricorda che senza l'intervento di Cinecittà Luce sarebbe stato impossibile il suo esordio, per Mimmo Calopresti «le immagini dell'Istituto Luce sono patrimonio dell'umanità», Roberto Benigni con Nicoletta Braschi: «Là dentro c'è tutta la nostra memoria, tutti i nostri sogni fabbricati per uomini svegli. Un archivio immenso. La nostra storia. Ma come si fa a chiudere la Storia?». E Marco Bellocchio: «È vero che noi italiani siamo sempre bravi a trovare delle vie d'uscita, dei modi di aggiustare le cose, ma oltre un certo limite non si può andare. Nel caso di Cinecittà Luce c'è poi un archivio straordinario che deve restare allo Stato». Meglio sarebbe insomma chiudere il governo.
Fonte: il manifesto
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