
Il Milleproroghe e’ passato con l’emendamento della Lega che sposta ancora una volta il pagamento della prima rata annuale delle multe per le quote latte. Nonostante la legge 33/2009 di Luca Zaia stabilisse che l’operazione di rateizzazione si sarebbe dovuta concludere entro la fine del 2009, a quasi due anni di distanza, il pagamento della prima rata annuale e’ slittato dal mese di luglio 2010 a dicembre 2010, e infine al 30 giugno 2011.
781 MILIONI DI EURO – La copertura sara’ assicurata grazie a tagli lineari fino al 3 per cento di “tutte le dotazioni – si legge nell’emendamento del Carroccio – di parte corrente relative alle autorizzazioni di spesa”. Il debito esigibile ammonta oggi a 781 milioni di euro ma il prelievo supplementare totale imputato all’Italia dal 1984 al 2010 – da quando l’allora ministro dell’Agricoltura Filippo Maria Pandolfi baratto’ il latte con l’acciaio – ammonta a 4,4 miliardi di euro. Di questi il prelievo imputato nella prima fase e pagato interamente dalle casse dello Stato con l’accordo ECOFIN del 1994 ammonta a 1,9 miliardi di euro. Chiudendo così – con il ministro Giulio Tremonti come negoziatore – la fase relativa alle campagne comprese tra il 1984-85 e il 1992-93. Quindi in sostanza pagato dai contribuenti italiani sotto forma di maggiore pressione fiscale. Oggi si discute la rimanente parte, vale a dire i 2,5 miliardi di euro relativi alle campagne comprese tra 1995-96 e 2009-2010. Di questi i produttori cosiddetti “splafonatori” hanno pagato circa 400 milioni di euro – anche attraverso la vecchia rateizzazione del 2003 condotta dall’allora ministro Gianni Alemanno – mentre il prelievo a loro imputato e non ancora versato corrisponde a 2,1 miliardi di euro. Soldi che sono gia’ stati sottratti da Bruxelles all’Italia sottoforma di trattenute sui trasferimenti della Pac.
170 EURO TESTA -I produttori che si trovano oggi a dover pagare le multe – relative alle campagne 1995-96 e 2009-2010 – si dividono in due categorie: i produttori con debito non esigibile per effetto di ricorsi – al Tar – ancora in atto, il cui debito ammonta a 1,3 miliardi di euro; e i produttori con debito esigibile (senza ricorsi o con ricorsi chiusi in modo sfavorevole per i produttori) il cui debito ammonta a circa 780 milioni di euro. Di questi ultimi – stando ai dati che si evincono dalla circolare Agea del 17 dicembre 2010 – sono stati “coperti”, attraverso la rateizzazione di Zaia, circa 43 milioni di euro. Il debito esigibile rimanente – 740 milioni circa – se non dovessero essere saldati dai produttori multati, ricadrebbero inevitabilmente sui contribuenti italiani sottoforma di pressione fiscale. Stando ai dati Istat 2010, nel secondo trimestre, il numero di occupati (in termini destagionalizzati) risulta pari a 22.915.000 unita’. Vale a dire il 57,5 per cento della popolazione attiva compresa tra i 15 e i 64 anni. Se ora si divide il debito accumulato dalle multe non pagate per i contribuenti italiani, emerge che ogni lavoratore si troverebbe a dover tirare fuori di tasca propria circa 32 euro. Se gli splafonatori non dovessero saldare il conto e si volessero tirare le somme confrontando il totale del prelievo imputato da Bruxelles – vale a dire 4,4 miliardi di euro da cui devono essere sottratti i 440 saldati – e i dati Istat sulla popolazione occupata, emerge che ogni contribuente si trovera’ alla fine dei conti a dover pagare un conto da oltre 170 euro a testa per via della cattiva applicazione del regime delle quote latte in Italia.
781 MILIONI DI EURO – La copertura sara’ assicurata grazie a tagli lineari fino al 3 per cento di “tutte le dotazioni – si legge nell’emendamento del Carroccio – di parte corrente relative alle autorizzazioni di spesa”. Il debito esigibile ammonta oggi a 781 milioni di euro ma il prelievo supplementare totale imputato all’Italia dal 1984 al 2010 – da quando l’allora ministro dell’Agricoltura Filippo Maria Pandolfi baratto’ il latte con l’acciaio – ammonta a 4,4 miliardi di euro. Di questi il prelievo imputato nella prima fase e pagato interamente dalle casse dello Stato con l’accordo ECOFIN del 1994 ammonta a 1,9 miliardi di euro. Chiudendo così – con il ministro Giulio Tremonti come negoziatore – la fase relativa alle campagne comprese tra il 1984-85 e il 1992-93. Quindi in sostanza pagato dai contribuenti italiani sotto forma di maggiore pressione fiscale. Oggi si discute la rimanente parte, vale a dire i 2,5 miliardi di euro relativi alle campagne comprese tra 1995-96 e 2009-2010. Di questi i produttori cosiddetti “splafonatori” hanno pagato circa 400 milioni di euro – anche attraverso la vecchia rateizzazione del 2003 condotta dall’allora ministro Gianni Alemanno – mentre il prelievo a loro imputato e non ancora versato corrisponde a 2,1 miliardi di euro. Soldi che sono gia’ stati sottratti da Bruxelles all’Italia sottoforma di trattenute sui trasferimenti della Pac.
170 EURO TESTA -I produttori che si trovano oggi a dover pagare le multe – relative alle campagne 1995-96 e 2009-2010 – si dividono in due categorie: i produttori con debito non esigibile per effetto di ricorsi – al Tar – ancora in atto, il cui debito ammonta a 1,3 miliardi di euro; e i produttori con debito esigibile (senza ricorsi o con ricorsi chiusi in modo sfavorevole per i produttori) il cui debito ammonta a circa 780 milioni di euro. Di questi ultimi – stando ai dati che si evincono dalla circolare Agea del 17 dicembre 2010 – sono stati “coperti”, attraverso la rateizzazione di Zaia, circa 43 milioni di euro. Il debito esigibile rimanente – 740 milioni circa – se non dovessero essere saldati dai produttori multati, ricadrebbero inevitabilmente sui contribuenti italiani sottoforma di pressione fiscale. Stando ai dati Istat 2010, nel secondo trimestre, il numero di occupati (in termini destagionalizzati) risulta pari a 22.915.000 unita’. Vale a dire il 57,5 per cento della popolazione attiva compresa tra i 15 e i 64 anni. Se ora si divide il debito accumulato dalle multe non pagate per i contribuenti italiani, emerge che ogni lavoratore si troverebbe a dover tirare fuori di tasca propria circa 32 euro. Se gli splafonatori non dovessero saldare il conto e si volessero tirare le somme confrontando il totale del prelievo imputato da Bruxelles – vale a dire 4,4 miliardi di euro da cui devono essere sottratti i 440 saldati – e i dati Istat sulla popolazione occupata, emerge che ogni contribuente si trovera’ alla fine dei conti a dover pagare un conto da oltre 170 euro a testa per via della cattiva applicazione del regime delle quote latte in Italia.
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