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E se fosse una manifestazione di donne contro donne



Sono giorni in cui si parla molto di donne. Ormai manca poco, domenica sarà il “grande giorno”, centinaia di donne sfileranno nelle piazze di tutta Italia ma c’è qualcuna, qualche pazza che osa definirsi femminista, che ancora si chiede il reale significato di questa manifestazione. Scendendo in piazza contro cosa\ chi vado a lottare? Contro il governo? Contro il Presidente del Consiglio, amante di giovani donne? O contro altre donne? E’ proprio ciò di cui ha paura, fra le altre, Pia Covre, prostituta ed attivista del Comitato per i diritti civili delle prostitute (CDCP): “Sante o puttane. È tornata questa odiosa e vetusta divisione tra donne. Da una parte le buone, dall’altra le cattive. Negli anni settanta il femminismo lo aveva capito e aveva criticato il potere che le metteva le une contro le altre in nome di una centralità maschile che andava criticata. Oggi la storia ritorna come farsa. Una terribile farsa. Perché in nome della battaglia contro il padre padrone Berlusconi, detto papi, si sta riproponendo la divisione tra cittadine di serie A e cittadine di serie B. Da una parte le madri di famiglia e le lavoratrici rispettabili e dignitose, dall’altra le indecenti e le sex worker. Tutte dovremmo dire basta, ma non perché ci sono donne che si sono prostituite, ma perché c’è un sistema democratico in crisi che rischia di diventare un regime. Invece di fare la battaglia contro il premier, si sta cadendo nella trappola di criticare le altre donne.” Le donne in questa manifestazione saranno unite o legittimeranno solamente l’odio per quelle che alcune\i definiscono “categorie”: le prostitute, le veline, le escort, le lesbiche, le straniere che tolgono lavoro e mariti alle italiane? Quante volte abbiamo sentito offese a queste donne da parte di altre? Tante, troppe. Di tutto questo scandalo l’unica cosa che mi interessa è vedere per l’ennesima volta che tra le alte cariche e non, basta un “favore”, che sia sessuale o meno, per ottenere qualcosa per cui magari qualcuna\o ha lottato per anni. Le proteste sono sacrosante, ma perchè legarle alla dignità offesa delle donne? Per libera scelta ci sono donne che si prostituiscono. Noi chi siamo per condannarle? La mia dignità non ne risulta offesa, e tantomeno la loro. Provo pena e sdegno, invece, per le ragazze violentate contro la loro volontà, per la prostituzione forzata, per i poliziotti che stuprano nei CIE e poi vengono assolti, come nell’ultimo caso di Joy, la donna nigeriana che mai vedrà giustizia, per tutte quelle donne per cui non si scende in piazza.
Qui siamo ancora a chiederci se le donne italiane hanno perso la propria dignità o se le prostitute ne abbiano mai avuta una, ma quando si tratta di mobilitarci per sostenerci l’una con l’altra, dove ci nascondiamo? Perché non siamo insieme tutti i giorni a lottare contro una società che così spesso ci relega agli ultimi posti, vedi il tasso di disoccupazione femminile? Perché non lottiamo tutte insieme quando provano a ledere i nostri diritti con proposte di legge come la Tarzia in Lazio che cancella l'istituzione dei consultori come strutture sanitarie laiche affidandoli alle associazioni di famiglie che hanno come scopo la difesa della vita fin dal suo concepimento? Perché non vogliamo difenderci?

“Dal blog: figliefemmine” SIAMO PUTTANE, SIAMO ANTIRAZZISTE E SIAMO ANTIFASCISTE!

Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci si appella a donne “silenti”, non alle prostitute, definite esplicitamente minoranza, perchè Concita afferma che è “a tutte le altre donne che mi rivolgo (…) Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche”.
Dunque dovrei riconoscermi nell’identità sociale donna in quanto appartenente a legami famigliari matrilineari? Ma che analisi è questa? Dobbiamo essere per forza figlie? O madri? o nonne? Dobbiamo essere per forza eteronormate? Dobbiamo essere per forza eterosessuali che vivono in una famiglia? Dobbiamo essere per forza angeli del focolare che… si indignano secondo una morale “figlia di un tempo”? Ecco l’appello alla sorellanza che si rivela sessista, eteronormativo, elitista (nessuna distinzione di classe se sei mamma, nonna, figlia) – destra&sinistra, che qualunquismo. E nemmeno è tanto radicale, l’appello, da nominarla, la “sorellanza”, poiché significherebbe dare visibilità a un concetto pericoloso per lo status quo e aprire un dibattito su cosa significa, e quali sono i suoi limiti teorici e pratici. Cara Concita, pare non ti renda conto che non stai parlando a una massa informe. L’Italia (per quel che può significare una “nazione”) è percorsa dai movimenti più attivi d’europa, femministi, lesbici, queer, precari, migranti, antifascisti, anticlericali, anarchici, vegani. Con una storia così intensa, che è un peccato non conoscerla. Come si può credere e reiterare l’idea del “silenzio”? Nessuna sta in silenzio da anni, decenni. Nessuna tace ogni giorno della propria vita, individualmente e collettivamente.
Potresti, invece, Concita, dare visibilità, nella tua posizione di potere, a chi in silenzio non ci sta, perchè, Concita, te lo garantisco,

NON RIUSCIAMO A STARE ZITTE MAI, E NEMMENO VOGLIAMO FARLO:
Non tacciamo per/con Joy
Non tacciamo per/con Mara(gridaforte)
Non tacciamo per/con Marcella e la lotta trangender
Non tacciamo per/con le/i/* migrant* chiusi nei campi di bio-concentramento chiamati CIE
Non tacciamo il 1 Marzo-Non tacciamo l’8 Marzo
Non tacciamo sulle GRU
Non tacciamo nelle università
Non tacciamo contro il Vaticano
Non tacciamo contro la violenza fascista e di stato
Non tacciamo per difendere le nostre terre, dalla val susa a terzigno
Non tacciamo durante l’ora d’aria nei posti di lavoro (quando c’è)
Non tacciamo nelle carceri
Non tacciamo negli spazi concreti e virtuali che percorriamo
Non tacciamo nelle nostre vite quotidiane
Non tacciamo dall’estero
Non tacciamo a noi stesse i pregiudizi che purtroppo performativamente ci abitano dentro.
I nostri corpi non tacciono.

SIAMO PUTTANE, SIAMO ANTIRAZZISTE E SIAMO ANTIFASCISTE!

Chiara Milano

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