
Sedici anni e mezzo di reclusione. È la condanna chiesta ieri dal pubblico ministero Raffaele Guariniello per l’amministratore delegato della Thyssen Krupp italiana, il tedesco Harald Espenhahn. È accusato di omicidio volontario per la morte di sette operai, uccisi da un incendio nello stabilimento torinese della multinazionale tedesca, la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007.Dura la pena chiesta per altri quattro manager della società siderurgica, Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno e Cosimo Cafueri: 13 anni e mezzo per omicidio colposo. Ridotta, 9 anni, la richiesta per il sesto imputato, Daniele Moroni, l’unico al quale Guariniello ha riconosciuto una condotta processuale “ispirata palesemente alla collaborazione”. In tutto quasi 80 anni di carcere.Guariniello ha così concluso davanti alla Corte d’assise di Torino una requisitoria a puntate durata due mesi e mezzo. Prima della sentenza bisogna ancora attendere le arringhe delle parti civili e dei difensori. Si va al 2011.Quale che sia l’esito del processo, si tratterà di una sentenza storica. Espenhahn è infatti accusato di omicidio volontario con dolo eventuale: significa che, pur non avendo maturato il proposito esplicito di uccidere quelle sette persone, con la sua condotta ha assunto un livello di rischio talmente alto da rendere probabile la morte di qualcuno. Si tratta di sottili valutazioni giuridiche: il dolo eventuale è il gradino immediatamente superiore alla colpa cosciente, e segna il passaggio dall’omicidio colposo a quello volontario. E soprattutto dal Tribunale alla Corte d’Assise. È dunque la prima volta che un processo per morti sul lavoro finisce davanti a una corte con giuria popolare, e con un’imputazione e una possibile condanna così gravi. Guariniello ha condotto l’indagine con grande tempestività e accuratezza, e ritiene di aver inchiodato il manager tedesco con prove schiaccianti. Se otterrà la condanna sarà un precedente importante. Se Espenhahn riuscisse a strappare un’assoluzione, o la derubricazione a omicidio colposo, la strada del dolo eventuale e della Corte d’assise per le cosiddette morti bianche si potrà considerare sostanzialmente preclusa. Guariniello, nelle sue conclusioni, ha usato toni severi: “Devo esprimere – ha detto tra l’altro – la sofferenza provata nel constatare la capacità a delinquere dimostrata dagli imputati tutti mossi a risparmiare sulla sicurezza all’interno di una multinazionale e non di un mulino”.
Fonte: Il fatto quotidiano
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