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Sciopero generale alla RAI


Oggi la Rai sarà ferma per uno sciopero generale e una manifestazione romana che mancava da tempo: niente telegiornali, niente dirette, niente burocrazia. Nero in video e palinsesto smontato per riflettere il colore scuro dei conti e di una gestione che prepara tagli di risorse e uomini. Cinque sindacati su sei – non c’è la Cisl – hanno firmato il documento di protesta per stracciare un piano industriale di lacrime e sangue, una manovra al ribasso pensata dal Direttore generale Masi per scongiurare il fallimento entro il 2012: un debito complessivo di oltre 650 milioni di euro.Un’emorragia continua: il bilancio 2009 di viale Mazzini chiuderà con circa 130 milioni di perdite.La Rai ha tra le mani carte (ormai fasulle) per salvarsi: un contributo del governo per equilibrare il rosso provocato dal contratto di servizio (1,3 miliardi di euro in cinque anni) – la convenzione tra viale Mazzini e ministero dello Sviluppo economico che giustifica l’abbonamento – oppure il recupero del canone evaso da 6 milioni di famiglie e 420 mila esercizi commerciali e uffici per un totale di 700 milioni di euro l’anno (e incasso di 1,67 miliardi). I ricavi crescono zero dal 2004, la raccolta pubblicitaria va male: ultime stime spingono il capitale verso il miliardo (1,04), -230 milioni rispetto a dieci anni fa.La televisione pubblica rotola verso il basso e Masi, per sterzare, colpisce i precari e i collaboratori. Ragazzi e ragazze, uomini e donne che fanno muro nello studio di Annozero con la maglia stilizzata Rai, una trasmissione utile ai conti eppure boicottata dal Dg. E proprio Masi ordina: meno risorse per le reti, mille e trecento dipendenti licenziati (Ray Way, truccatrici, costumisti, operatori), vendite di patrimonio, blocco assunzioni e incentivi per il pensionamento. I sindacati notano che i costi esterni per appalti e programmi lievitano e mordono la parte più grossa del fatturato: 2 miliardi di euro su 3. Denunciano a Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza, una grave violazione di legge: “Questo comportamento sta regalando la realizzazione delle produzioni pregiate all’esterno, quasi esclusivamente alle grandi società di produzione (come Endemol, Magnolia, Ballandi, etc.) e distorcendo anche la missione di incentivazione di produzioni indipendenti e culturali”.Oggi per i dipendenti Rai è un giorno strano e raro. Non è una lotta di corporazioni che sfilano per strappare un aumento o un rinnovo di contratto, ma è l’ultimo tentativo per riavviare una macchina in panne. Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil, sceglie una metafora più suggestiva: “Masi ha ideato una cura omeopatica che porta la Rai all’autodistruzione. Siccome l’azienda è affondata da appalti, parenti, amici e consulenze, aumentano le spese verso l’esterno e stroncano il lavoro interno”.La domanda è filosofica: dove siamo, chi siamo, dove andiamo? Miceli ha zero motivi per ridere: “La Rai s’avvicina incosciente al fallimento”. Lo sciopero serve per riprendere la trattativa sul piano industriale, almeno un dialogo con la direzione generale che blinda le forbici, anzi: nemmeno le fa vedere. Tutto al buio. Senza luce come i canali Rai di oggi.La solidarietà ai lavoratori di Antonio Verro, consigliere berlusconiano, nasconde dubbi e incertezze di destra: “Per noi è necessario discutere con i sindacati”. Ma per ventiquatt’ore le parole e le immagini saranno poche.

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