Un amico ha scritto una nota molto interessante sui fatti del 14 dicembre a Roma e ritengo che tutti debbano leggere e conoscere. Buona lettura."Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito."
Sono due giorni che penso a questo proverbio e non riesco proprio a togliermelo dalla testa. Ieri c'è stata una delle manifestazioni più importanti degli ultimi dieci anni e l'unica cosa sulla quale puntiamo l'attenzione sono gli infiltrati.
Possibile che anche di fronte a un risultato partecipativo così importante, di fronte al coraggio di chi ha lottato metro per metro per rivendicare la propria presenza, il proprio posto nel mondo, noi non abbiamo di meglio da fare che incollarci a quattro foto di Repubblica. Se permettiamo che le conclusioni siano tratte da Ezio Mauro e compagni la giornata del 14 si prepara ad essere l'ennesimo fallimento e un'altra fiammata a vuoto.
C'è la volontà diffusa di mistificare il senso di ciò che è accaduto e molti ci stanno cadendo in pieno.
Fa comodo spostare l'attenzione sugli infiltrati e sugli scontri, sulle problematiche di ordine pubblico, perchè si vuole coprire con lo spettacolo, con presunti misteri, la portata degli eventi a cui abbiamo assistito e partecipato.
Il 14 dicembre 2010 è uno di quei giorni in cui si è vista ancora una volta in modo netto la distanza che divide la politica dalla società.
E' questo che le campagne stampa stanno coprendo. Guai a pensare che gli scontri, le migliaia di persone in piazza siano espressione di una società sana. Guai a pensare che chi si batte per le strade abbia un messaggio politico.
Nei giorni scorsi abbiamo visto diversi politici pronti a salire sul carrettino della solidarietà ipocrita. Quando si protesta autoflaggellandosi, nel proprio cortile di casa, arrecando altri disagi alle uniche vittime delle future leggi che si approveranno c'è stata la fila per salire sui tetti. Oggi che serve un intervento rapido, una presa di posizione netta riguardo agli ultimi avvenimenti si preferisce parlare di infiltrati.
Le responsabilità dei politici rispetto a quello che sta succedendo è enorme. La manifestazione ha messo in evidenza, ancora una volta, perchè sembra che ce n'è sempre più bisogno, le gravi responsabilità di un ceto politico che sta affossando un paese.
Non vogliamo sentir parlare di ordine pubblico, abbiamo bisogno di sentire nuovi discorsi sui diritti negati.
Vogliamo sentire delle proposte concrete e attuative che mettano la parola fine al precariato. Vogliamo vedere qualche esponente politico d'opposizione a fianco dei ragazzi che verranno processati. E' nelle aule di tribunale che abbiamo bisogno della politica per mettere in discussione l'applicazione di leggi che tutelano i potenti e condannano chi li mette in discussione.
C'è bisogno di una presa di responsabilità rispetto alle scelte che ha compiuto questo paese. Non si deve permettere l'attacco della scuola pubblica, della sanità. E' inutile prenderci in giro per quel che riguarda le pensioni. Se non c'è una completa riorganizzazione dei contratti e della tutela del lavoro è una scelta obbligata tagliare, o abolire, le pensioni.
Vogliono nascondere i problemi dietro ai lacrimogeni, i fumogeni, gli sfollagente, le pistole, i blindati. Ma i problemi ci sono, non possiamo ignorarli, bruciano sulla pelle di tutti.
E qui ho pensato a un'altra metafora. Perchè ho cercato di dare una risposta a quelle persone sconcertate di fronte ai pericoli che si sono corsi, ai danni che sono stati provocati. Ho cercato una risposta a chi continua a ripetere la frase: "Ma possibile che non c'è un altro modo."
E ho pensato al nostro rapporto governo - società come ad una famiglia. Una famiglia con una madre, un padre che ne sono il governo e dei figli che ne rappresentano la società. Purtroppo in questa famiglia da anni i genitori hanno accantonato ogni progetto in favore della crescita dei propri figli. E non solo i soldi che arrivano a questi genitori per l'istruzione e le cure mediche dei bambini vengono giocati alla snai o per comprarsi pelliccie, gioielli e fuoriserie, ma si preferisce ignorare ogni richiamo al buon senso da parte dei ragazzi che hanno preso una qualche consapevolezza e vorrebbero prendere il posto di lavoro di un genitore perchè non è possibile vivere in quel modo.
L'acuirsi delle conseguenze delle scelte di politica economica degli ultimi vent'anni, a partire dalle privatizzazioni, alla deregolamentazione del mercato del lavoro ci hanno messo di fronte a uno scenario che non ha vie d'uscita.
O come Edipo facciamo i conti col potere, o per le nostre generazioni non ci sarà più niente.
Sono due giorni che penso a questo proverbio e non riesco proprio a togliermelo dalla testa. Ieri c'è stata una delle manifestazioni più importanti degli ultimi dieci anni e l'unica cosa sulla quale puntiamo l'attenzione sono gli infiltrati.
Possibile che anche di fronte a un risultato partecipativo così importante, di fronte al coraggio di chi ha lottato metro per metro per rivendicare la propria presenza, il proprio posto nel mondo, noi non abbiamo di meglio da fare che incollarci a quattro foto di Repubblica. Se permettiamo che le conclusioni siano tratte da Ezio Mauro e compagni la giornata del 14 si prepara ad essere l'ennesimo fallimento e un'altra fiammata a vuoto.
C'è la volontà diffusa di mistificare il senso di ciò che è accaduto e molti ci stanno cadendo in pieno.
Fa comodo spostare l'attenzione sugli infiltrati e sugli scontri, sulle problematiche di ordine pubblico, perchè si vuole coprire con lo spettacolo, con presunti misteri, la portata degli eventi a cui abbiamo assistito e partecipato.
Il 14 dicembre 2010 è uno di quei giorni in cui si è vista ancora una volta in modo netto la distanza che divide la politica dalla società.
E' questo che le campagne stampa stanno coprendo. Guai a pensare che gli scontri, le migliaia di persone in piazza siano espressione di una società sana. Guai a pensare che chi si batte per le strade abbia un messaggio politico.
Nei giorni scorsi abbiamo visto diversi politici pronti a salire sul carrettino della solidarietà ipocrita. Quando si protesta autoflaggellandosi, nel proprio cortile di casa, arrecando altri disagi alle uniche vittime delle future leggi che si approveranno c'è stata la fila per salire sui tetti. Oggi che serve un intervento rapido, una presa di posizione netta riguardo agli ultimi avvenimenti si preferisce parlare di infiltrati.
Le responsabilità dei politici rispetto a quello che sta succedendo è enorme. La manifestazione ha messo in evidenza, ancora una volta, perchè sembra che ce n'è sempre più bisogno, le gravi responsabilità di un ceto politico che sta affossando un paese.
Non vogliamo sentir parlare di ordine pubblico, abbiamo bisogno di sentire nuovi discorsi sui diritti negati.
Vogliamo sentire delle proposte concrete e attuative che mettano la parola fine al precariato. Vogliamo vedere qualche esponente politico d'opposizione a fianco dei ragazzi che verranno processati. E' nelle aule di tribunale che abbiamo bisogno della politica per mettere in discussione l'applicazione di leggi che tutelano i potenti e condannano chi li mette in discussione.
C'è bisogno di una presa di responsabilità rispetto alle scelte che ha compiuto questo paese. Non si deve permettere l'attacco della scuola pubblica, della sanità. E' inutile prenderci in giro per quel che riguarda le pensioni. Se non c'è una completa riorganizzazione dei contratti e della tutela del lavoro è una scelta obbligata tagliare, o abolire, le pensioni.
Vogliono nascondere i problemi dietro ai lacrimogeni, i fumogeni, gli sfollagente, le pistole, i blindati. Ma i problemi ci sono, non possiamo ignorarli, bruciano sulla pelle di tutti.
E qui ho pensato a un'altra metafora. Perchè ho cercato di dare una risposta a quelle persone sconcertate di fronte ai pericoli che si sono corsi, ai danni che sono stati provocati. Ho cercato una risposta a chi continua a ripetere la frase: "Ma possibile che non c'è un altro modo."
E ho pensato al nostro rapporto governo - società come ad una famiglia. Una famiglia con una madre, un padre che ne sono il governo e dei figli che ne rappresentano la società. Purtroppo in questa famiglia da anni i genitori hanno accantonato ogni progetto in favore della crescita dei propri figli. E non solo i soldi che arrivano a questi genitori per l'istruzione e le cure mediche dei bambini vengono giocati alla snai o per comprarsi pelliccie, gioielli e fuoriserie, ma si preferisce ignorare ogni richiamo al buon senso da parte dei ragazzi che hanno preso una qualche consapevolezza e vorrebbero prendere il posto di lavoro di un genitore perchè non è possibile vivere in quel modo.
L'acuirsi delle conseguenze delle scelte di politica economica degli ultimi vent'anni, a partire dalle privatizzazioni, alla deregolamentazione del mercato del lavoro ci hanno messo di fronte a uno scenario che non ha vie d'uscita.
O come Edipo facciamo i conti col potere, o per le nostre generazioni non ci sarà più niente.
Donato Sica
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