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Alemanno e la sua Roma


II suicidio politico-mediatico di Gianni Alemanno è un caso di scuola. Alemanno, che si era fatto apprezzare come ministro dell’Agricoltura, ha combinato un mezzo disastro a Roma: la sparata sulla demolizione dell’Ara Pacis (prima conferenza stampa, subito rimangiata), il suo assessore che organizza il compleanno della figlia nell’inaccessibile Arancera comunale (sostenendo, patetico, che era “aperta a tutti”), il sublime concorso discrimina-“handicappati” (che, si legge nel bando, “non sono come noi”), ora la storia grottesca di cubiste, ex camerati e capiscorta assunti col concorsino. Alè.Sembrava l’uomo nuovo. Aveva preso voti di sinistra in borgata e inaugurava una stagione post ideologica: esaltava la sua sensibilità “sociale” contro l’insostenibile leggerezza della sinistra radical chic. Purtroppo è diventato un sindaco con codazzo e lista d’attesa dei clientes. Non fa in tempo a dire una cosa che già se la rimangia. Prova a raddoppiare le rette degli asili. Improvvisa un mestiere non suo – il mediatore tra Fini e B. – con esiti disastrosi.A me Alemanno era (ed è) simpatico. Diceva che avrebbe curato le periferie, cancellato la cultura dell’effimero. Ha vinto sulla sicurezza, cavalcando l’omicidio Reggiani e strapazzando il Rutelli del braccialetto-sicurezza. Oggi si ritrova una città piena di delitti da copertina, con un’ordinaria amministrazione molto peggiorata, tra buche ammazza-motorini e differenziata-fantasma. Tutto quel che andava bene è stato ridimensionato. Di lui si ricorda l’idea forte della Formula Uno a Roma (!) e il progetto-panzana della Disneyland ciabattona. Alemanno esordì menando fendenti sull’architetto Fuksas, proseguì con una clamorosa riconciliazione e ora si scopre che i tempi di consegna della “Nuvola” saltano.Veltroni ebbe il fegato di piazzare il countdown sull’Auditorium per rendere pubblico l’impegno sui tempi. Al confronto della Roma buia e un po’ strapaesana di Alemanno, la Roma veltrona delle notti bianche è Parigi. A dispetto della critica sull’effimero, i luoghi pubblici della città – dalla Casa del cinema a quella del Jazz al teatro di Proietti – restano quelli di Veltroni. Non c’è un solo nastro, un solo progetto forte che in due anni e mezzo raccontino un’idea semplice di città della destra. Solo gli amici piazzati e le idee folli, tipo abbattere Tor Bella Monaca. Se questa è la concretezza, meglio l’effimero.II suicidio politico-mediatico di Gianni Alemanno è un caso di scuola. Alemanno, che si era fatto apprezzare come ministro dell’Agricoltura, ha combinato un mezzo disastro a Roma: la sparata sulla demolizione dell’Ara Pacis (prima conferenza stampa, subito rimangiata), il suo assessore che organizza il compleanno della figlia nell’inaccessibile Arancera comunale (sostenendo, patetico, che era “aperta a tutti”), il sublime concorso discrimina-“handicappati” (che, si legge nel bando, “non sono come noi”), ora la storia grottesca di cubiste, ex camerati e capiscorta assunti col concorsino. Alè.Sembrava l’uomo nuovo. Aveva preso voti di sinistra in borgata e inaugurava una stagione post ideologica: esaltava la sua sensibilità “sociale” contro l’insostenibile leggerezza della sinistra radical chic. Purtroppo è diventato un sindaco con codazzo e lista d’attesa dei clientes. Non fa in tempo a dire una cosa che già se la rimangia. Prova a raddoppiare le rette degli asili. Improvvisa un mestiere non suo – il mediatore tra Fini e B. – con esiti disastrosi.A me Alemanno era (ed è) simpatico. Diceva che avrebbe curato le periferie, cancellato la cultura dell’effimero. Ha vinto sulla sicurezza, cavalcando l’omicidio Reggiani e strapazzando il Rutelli del braccialetto-sicurezza. Oggi si ritrova una città piena di delitti da copertina, con un’ordinaria amministrazione molto peggiorata, tra buche ammazza-motorini e differenziata-fantasma. Tutto quel che andava bene è stato ridimensionato. Di lui si ricorda l’idea forte della Formula Uno a Roma (!) e il progetto-panzana della Disneyland ciabattona. Alemanno esordì menando fendenti sull’architetto Fuksas, proseguì con una clamorosa riconciliazione e ora si scopre che i tempi di consegna della “Nuvola” saltano.Veltroni ebbe il fegato di piazzare il countdown sull’Auditorium per rendere pubblico l’impegno sui tempi. Al confronto della Roma buia e un po’ strapaesana di Alemanno, la Roma veltrona delle notti bianche è Parigi. A dispetto della critica sull’effimero, i luoghi pubblici della città – dalla Casa del cinema a quella del Jazz al teatro di Proietti – restano quelli di Veltroni. Non c’è un solo nastro, un solo progetto forte che in due anni e mezzo raccontino un’idea semplice di città della destra. Solo gli amici piazzati e le idee folli, tipo abbattere Tor Bella Monaca. Se questa è la concretezza, meglio l’effimero.

Fonte: Il fatto Quotidiano

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