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Nessuno abbandona la gru Oggi un corteo di solidarietà


Per i permessi di soggiorno, contro la clandestinità e contro lo sfruttamento. Per i diritti e la libertà dei migranti, di tutti e di tutte. Contro la precarietà e la miseria»: ecco le parole d'ordine della manifestazione, autorizzata, di quest'oggi, indetta dal «Presidio sopra e sotto la gru di piazzale Cesare Battisti».

Un presidio iniziato sabato scorso, quando sulla gru del cantiere del Metrobus sono saliti nove migranti, oggi diventati sei.

IL CORTEO ARRIVA dopo una settimana di prese di posizione a 360 gradi, dalla curia alla Lega Nord, di fastidio e di solidarietà espressi dai cittadini. Grande sostegno alla lotta garantiscono gli organizzatori e le associazioni «antirazziste» schierate al loro fianco; insofferenza e disturbo ribattono istituzioni e la maggior parte dei partiti politici.

Di fatto restano una settimana di occupazione della gru, i tentativi di mediazione e il corteo di questo pomeriggio, con appuntamento alle 15 in piazza della Loggia: poi la lunga sfilata lungo via San Faustino, fino ai piedi della gru, via Porta Pile, via Battaglie, contrada del Carmine, via Fratelli Ugoni, un passaggio davanti alla stazione ferroviaria, la svolta su via XX Settembre, via San Martino della Battaglia, corso Zanardelli e piazza della Vittoria. Poi ancora via Dante, via Pace, corso Garibaldi, via Porta Pile e conclusione di nuovo sotto la gru.

L'iniziativa vede la partecipazione ufficiale della Cgil, che nell'assemblea dei delegati di ieri ha votato un ordine del giorno che «respinge le provocatorie dichiarazioni e iniziative che, purtroppo da dentro l'Amministrazione comunale intendono spostare la questione sul piano dell'ordine pubblico e invita all'apertura di un tavolo istituzionale per sperimentare soluzioni positive», annunciando la sua partecipazione alla manifestazione. Lo stesso da parte dell'Unione sindacale di base che «condivide le richieste dei migranti saliti sulla gru e sostiene le stesse rivendicazioni», specificando che «presentare come contropartita alla discesa dalla gru la possibilità di ripristinare un presidio pacifico è quanto meno indice di cattiva fede, considerato che il presidio di via Lupi di Toscana è stato violentemente smantellato sabato scorso con la ruspa, e che era stato mantenuto per più di 30 giorni nel silenzio di molti di quelli che oggi si ergono a mediatori».

CONTRARIETÀ è invece dichiarata dalla segreteria provinciale del Pd, secondo cui il corteo odierno non contribuisce a «creare quel clima necessario per un dialogo serio e una risoluzione della vicenda». Per questo il Pd ha deciso di non aderire alla manifestazione organizzata da Diritti per Tutti che purtroppo non riuscirà a rendere giustizia alle ragioni degli immigrati». In attesa del corteo si susseguono anche le reazioni dei semplici cittadini: a partire da Nicoletta, che gestisce l'edicola proprio di fronte al cantiere che sui motivi della protesta può «anche essere d'accordo», dice, ma che contesta la forma «esagerata, che danneggia tutti»: «Non parlo dell'aspetto economico - precisa - perché in questi giorni le mie vendite sono anche aumentate, ma del resto dei disagi».

Acuni professori del liceo Calini hanno firmato una lettera che sottolinea:

«Sulla gru ci sono persone che chiedono semplicemente il riconoscimento del diritto elementare di vivere. Non si vive senza un documento legale, senza la possibilità di muoversi e di lavorare. Su quella gru ci sono clandestini che hanno creduto a queste istituzioni, alla speranza di ritornare uomini. È una speranza che questo governo ha alimentato e che ora, per ragioni politiche, cancella».

La lettera dei docenti ha capito ciò che «gli italiani fanno fatica a capire perché non vivono questa situazione», sostiene Makam Ba, rappresentante della comunità senegalese, a Brescia da 5 anni, che, essendo senza permesso, non può andare al funerale della zia morta una settimana fa, così come Fathi, egiziano, a Brescia da 8 anni, non ha potuto andare al funerale del padre morto un anno fa ad Alessandria d'Egitto, sua città natale. FATHI ha 32 anni e non sorride mai: «Non riesco, dopo tante delusioni - spiega -. Sono venuto in Italia per migliorare la mia vita e invece ho perso il padre, la fidanzata e 7 mila euro per la richiesta di regolarizzazione con la sanatoria 2009». Investire sul permesso di soggiorno per Fathi significava «investire sulla speranza perché - ricorda - quando ho lasciato l'Egitto avevo una piccola attività di falegname, ma volevo migliorare me stesso e la condizione dei miei familiari». Al paese ha ancora tre fratelli e una sorella con i relativi figli «visti solo in fotografia». «Mia sorella si sposa a gennaio - racconta - e io non ci potrò essere solo perché non ho un permesso si soggiorno. Se questa è vita…».

Fonte: Brescia Point

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