
Da anni in Italia il lavoro è tema per lo scontro sociale con intanto la politica e un bel pezzo dei sindacati che imbarazzati osservano semi nascosti aspettando che si abbassi la polvere.
A Brescia si consuma la pochezza politica di questo tempo buio con la Lega che, dopo tanto abbaiare, non riesce a racimolare nemmeno qualche neurone per costruire una soluzione politica, il Ministro Maroni troppo impegnato a coprire le bagatelle pisellose del Presidente del Consiglio e il popolo razzista leghista che osserva e ride con la bava dello spettatore da rodeo.
Se quei lavoratori sono stati illegali scendano dalla gru e si riprendano tutto quello che hanno costruito negli ultimi mesi di lavoro. Smontino i muri delle cucine che hanno impastato per le tranquille famigliole che sorridono indifferenti guardandoli al tg della sera, bussino alla cassa previdenziale per riprendersi i loro spicci, denuncino il proprio titolare per il fatturato dopato dalla "clandestinità" e si carichino tutto sul loro gommone: qualunque altro sia l'approdo troveranno un futuro più civile.
La politica smetta di cincischiare: da una parte chi è dalla parte dei truffati e dei lavoratori per la Costituzione (art. 3: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese) e dall'altra tutti gli altri.
Giù dalla gru si lasci respirare l'articolo 21 della Costituzione e la libertà di espressione. E soprattutto si smetta di governare con il manganello. "Ordine pubblico" è svolgimento lineare della democrazia, non desertificazione. Lo Stato che si atteggia a prepotente per l'imbarazzo di non sapere governare è un Re nudo d'altri tempi.
Fonte: Brescia Point
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