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Francesco Carbone: il coraggio di denunciare

Francesco ha 35 anni,e vive in un piccolo paese di provincia dell’entroterra palermitano. Un dramma il suo,che incomincia non appena finito gli studi,ha dovuto confrontarsi con le difficoltà che si presentano per trovare un lavoro. Un lavoro maledetto in una terra dei nessuno,dove un giovane è costretto a lavorare in nero,oppure come LSU per tirare avanti. Terra senza prospettiva né futuro per i giovani. Un lavoro che ti viene negato se non hai delle conoscenze. Tantissimi sono i ragazzi che infatti sono costretti a lasciare questa isola ;alla ricerca di migliori sorti altrove. L’immigrazione “interna” della bella Italia,da sud verso nord,negli ultimi 10 anni (crisi a parte)è in fortissima crescita. A differenza del dopoguerra però,questi nuovi emigrati del sud,non sono soltanto manovalanza nei cantieri edili. Ma sono anche architetti, ingegneri, medici, ecc.. Cervelli ed eccellenze che si allontanano.

Anche Francesco ha dovuto lasciare la Sicilia per mancanza di lavoro. Si trasferisce a Verona,dove finalmente trova lavoro come responsabile di una ditta appaltante per Poste Italiane. Ma la sua è una vicenda assurda,e finisce addirittura peggio.


Pubblichiamo per chiarezza l'appello di Francesco Carbone:


Mi chiamo Carbone Francesco e le scrivo per metterla al corrente della mia situazione che ha a dir poco dell’incredibile. Voglio denunciare pubblicamente 2 magistrati o meglio 2 capi della procura di Verona i quali, pur avendo in mano tutte la prove fornite da me allegate alla mia denuncia contro alti dirigenti Di Poste Italiane , Dirigenti dell’Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal, ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo 17 mesi e 8 giorni hanno archiviato la mia denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede. Hanno leso il mio diritto di avere giustizia per i diritti negati.

Brevemente le spiego la situazione. Io per 7 anni sono stato responsabile su Verona della ditta che ha l’appalto di Poste Italiane fino a quando sono stato costretto a dare le mie dimissioni a seguito di minacce e vessazioni ricevute dall’amministratore della ditta appaltante, e dagli alti dirigenti di Poste Italiane per le mie lamentele sulle lacune lavorative che praticamente erano: nessun tipo di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, obbligati a fare lavori che non ci competevano per contratto, presenza di lavoratori in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, continui insulti e minacce dal personale e dai dirigenti. Praticamente ho denunciato i fatti al dirigente della Cgil il quale oltre a non fare niente mi ha consigliato di non disturbare gli alti Dirigenti di Poste Italiane in quanto avrei perso il posto di lavoro e vedendo la mia perseveranza, ha riferito a tutti gli autisti che per colpa mia e delle mie continue lamentele avrebbero perso il posto di lavoro, creando attorno a me il vuoto. Ho denunciato presso l’ispettorato del lavoro la presenza, all’interno di Poste Italiane, di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste Italiane e non è stato fatto alcun controllo. Ho denunciato presso lo Spisal di Verona tutte le irregolarità riguardanti la sicurezza e igiene nei posti di lavoro e non è stato fatto alcun controllo. Dopo tutto ciò essendo sicuri di essere intoccabili, il Direttore del Triveneto di Poste Italiane manda una raccomandata al mio datore di lavoro obbligandomi a non entrare in tutti gli uffici di Poste Italiane e di consegnare il pass di entrata, in quanto elemento indesiderato per aver chiesto il rispetto del contratto e della sicurezza sul lavoro.

A questo punto prendo tutta la documentazione in mio possesso (documenti , foto e video) e vado a presentare denuncia alla Procura della Repubblica allegando il tutto. Dopo un mese il mio avvocato viene convocato per consegnare alla procura tutti i numeri di telefono di tutti i lavoratori in nero e poi il nulla. Nessuna convocazione e dopo 17 mesi e 8 giorni, dopo che gli appalti erano stati riconsegnati alle stesse ditte, il capo della procura mi archivia la denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede, con motivazione tecnico giuridica (faccio presente che all’epoca dei fatti oltre a essere persona offesa dai reati ero incaricato di pubblico servizio obbligato dal codice penale a denunciare fatti di rilevanza penale).

Secondo lei è giusto e normale in una Nazione definita Civile perdere il posto di lavoro, perdere la dignità, perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti? Mi sono dovuto ritrasferire con tutta la mia famiglia nella mia terra di origine la Sicilia. Mi ritrovo disoccupato da 2 anni, deriso e guardato male da tutti in quanto mi sono messo contro alti Dirigenti pensando di avere giustizia e come ciliegina sulla torta mi viene negato il diritto di chiedere il risarcimento dei danni subiti da me e dalla mia famiglia. Mi hanno tolto tutto ma non potranno mai togliermi la forza di lottare per arrivare fino in fondo. In Italia ci sarà qualcuno che farà sentire il mio urlo di dolore? Ci sarà qualcuno che mi aiuterà ad avere giustizia?

Con immensa stima,

Carbone Francesco

Pagina Facebook per ulteriori info sulla vicenda:



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