
“Contro il terrorismo sessuale” e contro gli stupri di massa, migliaia di donne congolesi hanno marciato ieri per le strade di Bukavu, capitale della provincia del Sud-Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove le milizie armate straniere e i militari locali sono stati protagonisti di scorrerie inenarrabili. A guidare il corteo, il primo nella storia, Olive Lembe Kabila, la First Lady del Congo.
La scorsa settimana le Nazioni unite hanno puntato il dito contro l’esercito congolese, accusando i soldati di aver rapito e stuprato donne negli stessi villaggio dove centinaia di loro vennero rapite e violentate da milizie ribelli fra luglio e agosto di quest’anno. Il ministro della Difesa del Congo ha respinto le accuse.
“Venire qui è importante perché la violenza contro le donne viene utilizzata sistematicamente come arma di guerra”, dice Miriam Nobre, una della organizzatrici della marcia. Nene Rukunghu, dottore all’ospedale di Bukavu, auspica che la comunità internazione prenda conoscenza di quanto sta avvenendo nel COngo: “Dobbiamo lottare contro l’impunità, fare in modo che i colpevoli delle violenze vengano puniti e permettere alla donne di riconquistare la loro dignità.” Venerdì scorso il responsabile Onu contro le violenze sessuali in zone di conflitto, Margot Wallstrom, riferendo al Consiglio di Sicurezza Onu, ha affermato che le truppe congolesi stanno stuprando, uccidendo e saccheggiando i civili nella stessa area dell’est della Repubblica democratica del Congo dove i miliziani hanno violentato 303 persone tra il 30 luglio e il 2 agosto scorsi.
L’eventualità che le stesse comunità brutalizzate a luglio e agosto dalle milizie Mai Mai e del Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr) stiano oggi soffrendo” per mano dell’esercito “è impensabile e inaccettabile”, ha detto Wallstrom. Dopo gli stupri di massa dei mesi scorsi, il Presidente congolese Joseph Kabila ordinò una moratoria sulle operazioni minerarie in corso nell’area e inviò migliaia di soldati per ristabilire il controllo del governo nella zona.
Il responsabile Onu ha invitato il governo di Kinshasa a indagare su quanto denunciato e a inviare la polizia per proteggere i civili. Ai peacekeeper Onu ha invece chiesto di monitorare e riferire quotidianamente su stupri e altre violenze.
Fonte: GliitalianiLa scorsa settimana le Nazioni unite hanno puntato il dito contro l’esercito congolese, accusando i soldati di aver rapito e stuprato donne negli stessi villaggio dove centinaia di loro vennero rapite e violentate da milizie ribelli fra luglio e agosto di quest’anno. Il ministro della Difesa del Congo ha respinto le accuse.
“Venire qui è importante perché la violenza contro le donne viene utilizzata sistematicamente come arma di guerra”, dice Miriam Nobre, una della organizzatrici della marcia. Nene Rukunghu, dottore all’ospedale di Bukavu, auspica che la comunità internazione prenda conoscenza di quanto sta avvenendo nel COngo: “Dobbiamo lottare contro l’impunità, fare in modo che i colpevoli delle violenze vengano puniti e permettere alla donne di riconquistare la loro dignità.” Venerdì scorso il responsabile Onu contro le violenze sessuali in zone di conflitto, Margot Wallstrom, riferendo al Consiglio di Sicurezza Onu, ha affermato che le truppe congolesi stanno stuprando, uccidendo e saccheggiando i civili nella stessa area dell’est della Repubblica democratica del Congo dove i miliziani hanno violentato 303 persone tra il 30 luglio e il 2 agosto scorsi.
L’eventualità che le stesse comunità brutalizzate a luglio e agosto dalle milizie Mai Mai e del Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr) stiano oggi soffrendo” per mano dell’esercito “è impensabile e inaccettabile”, ha detto Wallstrom. Dopo gli stupri di massa dei mesi scorsi, il Presidente congolese Joseph Kabila ordinò una moratoria sulle operazioni minerarie in corso nell’area e inviò migliaia di soldati per ristabilire il controllo del governo nella zona.
Il responsabile Onu ha invitato il governo di Kinshasa a indagare su quanto denunciato e a inviare la polizia per proteggere i civili. Ai peacekeeper Onu ha invece chiesto di monitorare e riferire quotidianamente su stupri e altre violenze.
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