
Da dieci anni l’Italia è teatro di un fenomeno che non ha eguali nel mondo occidentale: movimenti di massa auto-organizzati che portano in piazza centinaia di migliaia di cittadini. Pacifisti, no-global, girotondi, Popolo viola, hanno dato luogo a manifestazioni gigantesche – si pensi all’oltre un milione di persone del settembre 2002 e del novembre 2009 che gremivano piazza San Giovanni e tutto il quartiere romano circostante. Si aggiungano le lotte sindacali, per le quali resta emblematico il raduno del Circo Massimo del 2002, probabilmente la più grande manifestazione della storia d’Italia. E tuttavia, questa mobilitazione straordinaria, variegata, inesausta della società civile non è riuscita ad impedire l’instaurarsi di un regime osceno, che ha già calpestato la Costituzione repubblicana e che ora intende dare la spallata definitiva rendendo Costituzione il potere illegale delle sue cricche e della malavita organizzata. Tragico paradosso, alla cui origine stanno due “perché”: perché le opposizioni politico-parlamentari, in primo luogo il Pd, si sono dedicate all’inciucio o al piccolo cabotaggio, o addirittura alle infinite leggi bipartisan contro la giustizia. E perché tutti quei movimenti, che testimoniano la passione e la vitalità democratica che ancora percorrono la società italiana, non sono riusciti a diventare a loro volta opposizione: sono restati divisi, estranei l’uno all’altro, “autonomi” nel senso vizioso e pre-politico del termine.
La manifestazione di sabato prossimo, indetta dai metalmeccanici Fiom può segnare una svolta, innescare un circolo virtuoso, far suonare la diana del crollo definitivo di Berlusconi e del berlusconismo. La lucidità dei dirigenti Fiom ha saputo infatti mettere insieme, come due facce indisgiungibili della moneta-democrazia, le sacrosante rivendicazioni operaie e il rilancio dell’interesse generale del Paese, che tanto Berlusconi quanto Marchionne (e tutta la Confindustria) vogliono piegare ai diktat dei privilegiati. Sabato in piazza ci sarà perciò tutta l’Italia civile e tutte le sue lotte, dai precari della scuola ai movimenti antimafia, dagli studenti dell’Onda ai cittadini de L’Aquila sfregiata dalle cricche oltre che dal terremoto. Il regime tenterà ovvie provocazioni, qualche hooligano prezzolato o qualche esagitato si trova sempre, con tv minzolinizzata pronta a riprenderlo. La realtà è che con la Fiom, sabato, si realizzerà una giornata di lotta operaia e insieme di passione civile, da cui può nascere l’opposizione che ancora manca all’Italia per liberarsi.
Fonte: Il fatto quotidiano
È lo "sciopero della saponetta". Tra produttività e igiene, alla vigilia dell'arrivo di Valentino Rossi e del lancio della nuova moto Diavel, l'ultima battaglia sindacale in casa Ducati si gioca su cinque minuti. Anzi dieci, la durata delle due pause concesse fino a pochi giorni fa agli operai per lavarsi le mani prima di pranzo e a fine turno. Un'usanza storica nei capannoni di Borgo Panigale. Ma nel mondo che corre per l'azienda non c'è più tempo per la pausa saponetta.
Via il privilegio, dunque. Unilateralmente. E immediate le proteste degli operai perché, dicono, si è sempre "staccato" cinque minuti prima per togliersi di dosso il grasso dei motori. Un'abitudine regolamentata che ora, in tempo di crisi, l'azienda sacrifica sull'altare della produttività: il permesso è stato tagliato qualche giorno fa scatenando le ire dei sindacati che, come spesso accade, reagiscono a ranghi separati. La Fiom già stamattina a suon di volantini chiederà ai lavoratori di scioperare 15 minuti a pranzo e altri 15 all'uscita (la durata minima di sciopero prevista per legge), per procedere poi a oltranza finché l'azienda non si rimangerà l'affronto. La Fim Cisl organizzerà scioperi simili e annuncia diffide legali per violazione degli accordi contrattuali.
Ma l'azienda non demorde. "Dobbiamo recuperare efficienza, e questo è solo uno dei sistemi, peraltro indolore - spiega il capo del personale Ducati Luigi Torlai - chiediamo agli operai di lavorare dieci minuti in più al giorno, che in un anno per noi significa molto. Le mani del resto se le possono lavare all'uscita". La novità è già stata introdotta in officina, da ieri nel reparto montaggio motori e presto in tutta l'azienda, ma capita in un momento delicato: tra lunedì e mercoledì ci sono le elezioni dei rappresentanti sindacali.
"Forse la Ducati vuole far pagare Valentino Rossi a noi", risponde a stretto giro di posta il segretario bolognese della Fiom Bruno Papignani. "Non vorrei che Del Torchio si sia montato la testa e voglia fare un pò il Marchionne, ma non mi pare la persona giusta", ha aggiunto intervistato su "Radiotau".
Fonte: Repubblica
La manifestazione di sabato prossimo, indetta dai metalmeccanici Fiom può segnare una svolta, innescare un circolo virtuoso, far suonare la diana del crollo definitivo di Berlusconi e del berlusconismo. La lucidità dei dirigenti Fiom ha saputo infatti mettere insieme, come due facce indisgiungibili della moneta-democrazia, le sacrosante rivendicazioni operaie e il rilancio dell’interesse generale del Paese, che tanto Berlusconi quanto Marchionne (e tutta la Confindustria) vogliono piegare ai diktat dei privilegiati. Sabato in piazza ci sarà perciò tutta l’Italia civile e tutte le sue lotte, dai precari della scuola ai movimenti antimafia, dagli studenti dell’Onda ai cittadini de L’Aquila sfregiata dalle cricche oltre che dal terremoto. Il regime tenterà ovvie provocazioni, qualche hooligano prezzolato o qualche esagitato si trova sempre, con tv minzolinizzata pronta a riprenderlo. La realtà è che con la Fiom, sabato, si realizzerà una giornata di lotta operaia e insieme di passione civile, da cui può nascere l’opposizione che ancora manca all’Italia per liberarsi.
Fonte: Il fatto quotidiano
È lo "sciopero della saponetta". Tra produttività e igiene, alla vigilia dell'arrivo di Valentino Rossi e del lancio della nuova moto Diavel, l'ultima battaglia sindacale in casa Ducati si gioca su cinque minuti. Anzi dieci, la durata delle due pause concesse fino a pochi giorni fa agli operai per lavarsi le mani prima di pranzo e a fine turno. Un'usanza storica nei capannoni di Borgo Panigale. Ma nel mondo che corre per l'azienda non c'è più tempo per la pausa saponetta.
Via il privilegio, dunque. Unilateralmente. E immediate le proteste degli operai perché, dicono, si è sempre "staccato" cinque minuti prima per togliersi di dosso il grasso dei motori. Un'abitudine regolamentata che ora, in tempo di crisi, l'azienda sacrifica sull'altare della produttività: il permesso è stato tagliato qualche giorno fa scatenando le ire dei sindacati che, come spesso accade, reagiscono a ranghi separati. La Fiom già stamattina a suon di volantini chiederà ai lavoratori di scioperare 15 minuti a pranzo e altri 15 all'uscita (la durata minima di sciopero prevista per legge), per procedere poi a oltranza finché l'azienda non si rimangerà l'affronto. La Fim Cisl organizzerà scioperi simili e annuncia diffide legali per violazione degli accordi contrattuali.
Ma l'azienda non demorde. "Dobbiamo recuperare efficienza, e questo è solo uno dei sistemi, peraltro indolore - spiega il capo del personale Ducati Luigi Torlai - chiediamo agli operai di lavorare dieci minuti in più al giorno, che in un anno per noi significa molto. Le mani del resto se le possono lavare all'uscita". La novità è già stata introdotta in officina, da ieri nel reparto montaggio motori e presto in tutta l'azienda, ma capita in un momento delicato: tra lunedì e mercoledì ci sono le elezioni dei rappresentanti sindacali.
"Forse la Ducati vuole far pagare Valentino Rossi a noi", risponde a stretto giro di posta il segretario bolognese della Fiom Bruno Papignani. "Non vorrei che Del Torchio si sia montato la testa e voglia fare un pò il Marchionne, ma non mi pare la persona giusta", ha aggiunto intervistato su "Radiotau".
Fonte: Repubblica
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