
Nelle scuole italiane mancano sedie, banchi, rotoli di carta igienica, ore di sostegno per i bambini disabili, ma il Comune di Bologna s’impegna di fronte alla cittadinanza a rendere disponibili e gratuiti i corsi di cheerleader nelle medie superiori. (vedi: http://www.comune.bologna.it/media/files/un_altro_sport.pdf)
Più che gli obiettivi didattici della scuola pubblica, il progetto pare centrare gli obiettivi particolari della Federazione Italiana Cheerleading, il cui presidente afferma: Il principale progetto che ruota attorno alla Federazione si chiama ‘Cheerleaders nelle scuole’, con il quale si vuole dare una valida alternativa al volley, unico sport che le ragazze praticano all’interno degli istituti. (…) Speriamo di riuscire ad entrare prima possibile con i nostri coach federali nelle scuole delle amministrazioni che hanno aderito, per iniziare a dare le prime basi di questo lavoro. Le previsioni sono quelle di riuscire a formare entro la fine del 2012 circa 700 team scolastici.
Ciò che ci lascia quanto meno perplessi è il fatto che mentre altri sport come il volley oppure la stessa ginnastica artistica, vedono le ragazze protagoniste dell’esibizione, quella delle cheerleaders resta pur sempre ai margini di un match maschile. Nella scuola pubblica ne deriverebbe necessariamente anche una divisione delle attività per genere. Nel volantino del progetto “Un altro sport” si menziona anche il crescente stress da ansia da prestazione che induce molti giovani ad abbandonare la pratica sportiva.
Il percorso da cheerleader sarebbe stato quindi selezionato anche in base a questo criterio. Il sito cheerleaders italia smentisce clamorosamente con questa raccomandazione
Il nostro non è un gioco e pertanto sconsigliamo alle ragazze e ai genitori alla ricerca di uno svago per i loro figli di provarci perché alla fine perderanno tempo le ragazze, i genitori e noi. Qui si inseguono risultati e ambizione quindi si lavora seriamente e alla fine si ottiene una grande soddisfazione personale e di gruppo.
L’Italia è il Paese europeo in cui le donne sono maggiormente relegate a bordo campo in Politica, in televisione e nel contesto professionale: siamo sicuri che promuovere un corso da cheer leader non possa contribuire a mantenere granitico il modello femminile che viene proposto da ogni parte?
Ci piacerebbe sapere dal Comune di Bologna e dall'Unità intermedia Sport se hanno valutato il contesto sociale e culturale bolognese e l’impatto che potrebbe avere su di esso uno sport che incornicia la bellezza femminile e la rende sfondo della competizione maschile.
Ne avevamo davvero bisogno?
La circolare comunale illustra chiaramente gli obiettivi delle nuove proposte sportive per i ragazzi delle scuole superiori:
promuovere lo sport inteso come movimento, il benessere psicofisico legato all’attività motoria, il rispetto dell’ambiente, il rispetto di se stessi tramite un corretto stile di vita, il riconoscimento e il rispetto dell’altro e del valore dell’identità personale intesa come risorsa che porta ad un dialogo condiviso delle differenze.
In quale misura tutto ciò è realmente presente nell’attività di cheerleading?
E’ certo il Comune di Bologna che venga davvero assolto l’obiettivo centrale di questa circolare, ovvero il dialogo condiviso delle differenze?.
Chiunque voglia sottoscrivere questa lettera aperta può farlo apponendo la propria firma nei commenti
Questa lettera verrà inviata al Comune di Bologna, all’Unità Intermedia Sport e ai giornali
Il comitato direttivo dell’associazione Donne Pensanti
- Francesca Sanzo – Presidente
- Silvia Cavalieri – Vicepresidente
- Marcella Mastrorocco – Segretario
- Stefano Castelli
- Stefania Prestopino
- Valerie Donati
Nota bene: “il Comune di Bologna" s’impegna di fronte alla cittadinanza a rendere disponibili e gratuiti i corsi di cheerleader” NON significa che il Comune di Bologna abbia speso soldi per questi corsi (a carico della federazione come si evince dal progetto) ma che si sia fatto promotore di questo progetto.
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