Passa ai contenuti principali

I liceali francesi e l’irresistibile fascino della protesta


Cortei e scioperi, ancora, per la sesta volta da settembre in tutta la Francia. E nei cortei sempre più numerosi gli studenti. E tra gli studenti sempre più presenti i “casseurs” venuti dalle banlieue.

La protesta perde di vista il suo oggetto: la riforma delle pensioni, che domani al più tardi dovrebbe essere approvata dal Senato. “Eravamo tre milioni e mezzo” dicono i sindacati. “Falso, un milione scarso”, replica il ministero degli Interni in una guerra di cifre ormai assai patetica. Sarkozy l’ha ribadito: “È mio dovere assicurare il finanziamento delle pensioni per le generazioni future, ed è anche mio dovere garantire l’ordine pubblico”. Il presidente non cede: conta sulla maggioranza silenziosa che non scende in piazza, che rabbrividisce davanti ai disordini, che non si sente disturbata se va in pensione a 62 anni anziché a sessanta. Il premier Fillon, solitamente più prudente, si è lasciato andare ad una previsione: quattro o cinque giorni e tutto tornerà normale. Ieri ha spedito le forze dell’ordine a sgombrare i blocchi delle raffinerie, ma ciononostante i distributori a secco sono 2500 su 12 mila, e le attività economiche di intere regioni, soprattutto all’ovest, cominciano a boccheggiare.

Un po’ dappertutto ieri gli studenti hanno fatto la parte del leone. Difficile credere che un sedicenne non dorma la notte pensando ad una pensione che verrà tra mezzo secolo. Per loro si tratta piuttosto di esprimere la protesta, o l’antipatia, nei confronti di Sarkozy, del suo atteggiamento contro i rom, delle pulsioni xenofobe presenti nel suo governo, dell’inconcludenza nella lotta contro la disoccupazione: “Sarkò, guarda il tuo Rolex, è l’ora della rivolta”, questo è lo spirito generale. E si tratta anche, va detto, di celebrare un rito diventato ciclico dal ’68: non c’è generazione di studenti che non abbia avuto la sua stagione di “manif”, quasi un obbligatorio corso di formazione. Assai poetico e sessantottino è lo slogan più diffuso: Rêve génèrale, anziché “grève”, che vuol dire sciopero, laddove “rêve” vuol dire sogno. Senza i liceali i cortei di ieri sarebbero stati molto più magri. I sindacati lo sanno, ma ieri per la prima volta i loro leader sono apparsi preoccupati dai rischi di violenza. Ogni giorno si corre sul filo del rasoio, si sfiora l’incidente fatale, quello che conforterebbe Sarkozy nel suo autoritarismo e radicalizzerebbe i manifestanti. È molto difficile che l’unità sindacale, già precaria, continui a tenere dopo l’approvazione della legge.

Il meccanismo degenerativo è sempre lo stesso. Dove c’è un liceo in agitazione o un corteo studentesco arrivano i ragazzi delle banlieue, che anche in questo frangente si confermano il vero problema del Paese, la sua autentica piaga aperta. Passamontagna, sbarre di ferro, pavé, tattiche da guerriglia urbana, bastano cento o duecento “casseurs” determinati per seminare il caos. Ieri è accaduto di nuovo a Nanterre, alle porte della capitale e soprattutto a Lione: distruzione degli arredi urbani, saccheggio di negozi, automobili rovesciate e incendiate, telecamere sfasciate, caccia ai giornalisti, il dito medio sempre alzato. Ieri sera si temeva il peggio a Parigi, dove i cortei confluivano sulla spianata degli Invalidi, mentre i gendarmi avevano bloccato tutte le strade di accesso: una specie di trappola, che sembrava fatta apposta per incoraggiare le teste più calde.

Fonte: Il Fatto Quotidiano





Commenti

Post popolari in questo blog

Un serpente nel bunker di Rebibbia

Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico.   Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

SPUTAVA NEI PIATTI DEI DEPUTATI. LICENZIATA CAMERIERA DELLA BUVETTE

In Italia spero non vengano licenziati e spero esistano tanti camerieri come lei! Iulia Borshenko, una delle cameriere che lavora nella buvette del Parlamento ucraino, è stata licenziata in tronco poiché era solita sputare nei piatti dei deputati. La notizia è stata diffusa da RSI.ch. La donna, che è stata individuata dopo una breve indagine ed una serie di reclami, ha giustificato così il suo gesto: “È stata la mia vendetta perché hanno portato il Paese alla rovina”. “Pensate che noi abbiamo un buon salario alla Supreme Rada cafeteria. Per nulla, solo 3200 grivnie (circa 390 dollari) al mese, che non sono nulla se vivete nella capitale ucraina. Ho lavorato lì per quattro anni solo perchè questo mi consentiva di vendicarmi contro i parlamentari per ciò che fanno al Paese e alla gente. Se qualcuno pensa che io mi penta di quello che ho fatto, si sbaglia: io seguo la mia posizione politica”.

Dieci volte peggio dei nazisti di Piergiorgio Oddifreddi

(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...