
Le cose in Calabria funzionano in questo modo: chi denuncia 'ndrangheta e politici corrotti rischia la vita. Noi vogliamo portare davanti agli occhi di tutti questa situazione disastrosa per il nostro paese e per il Sud.
Sul Quotidiano della Calabria di oggi c’è un editoriale a firma del direttore Matteo Cosenza: “La libertà contro il silenzio e il fango”. Un pezzo di “analisi” sulla puntata di Annozeroscontro Napoli-Santanché. Cosenza, in buona sostanza, condanna la gogna mediatica ai danni di Peppe Scopelliti, governatore Calabrese. Sempre Cosenza, giova ricordarlo, è stato il promotore della manifestazione anti-ndrangheta del 25 settembre scorso a Reggio.
Non voglio commentare questo editoriale. Sarei di parte.
Matteo Cosenza è stato il mio direttore fino a sei mesi fa, quando ho deciso di dimettermi dal Quotidiano. Lui è la ragione (in carne ed ossa) per la quale ho lasciato la Calabria. E questo lo sanno un po’ tutti.
Considerazioni personali sull’uomo non voglio farne. E neanche sul giornalista. Però voglio riproporre una parte di questo lungo editoriale. Ad ognuno le sue conclusioni… Ps. Un giovane cronista calabrese mi scrive su facebook: “Mi prendo le pallottole per niente…”. Non lo pagano da Luglio 2008. Questa è l’informazione in Calabria. di giovedì scorso, quella dello
Sul Quotidiano della Calabria di oggi c’è un editoriale a firma del direttore Matteo Cosenza: “La libertà contro il silenzio e il fango”. Un pezzo di “analisi” sulla puntata di Annozeroscontro Napoli-Santanché. Cosenza, in buona sostanza, condanna la gogna mediatica ai danni di Peppe Scopelliti, governatore Calabrese. Sempre Cosenza, giova ricordarlo, è stato il promotore della manifestazione anti-ndrangheta del 25 settembre scorso a Reggio.
Non voglio commentare questo editoriale. Sarei di parte.
Matteo Cosenza è stato il mio direttore fino a sei mesi fa, quando ho deciso di dimettermi dal Quotidiano. Lui è la ragione (in carne ed ossa) per la quale ho lasciato la Calabria. E questo lo sanno un po’ tutti.
Considerazioni personali sull’uomo non voglio farne. E neanche sul giornalista. Però voglio riproporre una parte di questo lungo editoriale. Ad ognuno le sue conclusioni… Ps. Un giovane cronista calabrese mi scrive su facebook: “Mi prendo le pallottole per niente…”. Non lo pagano da Luglio 2008. Questa è l’informazione in Calabria. di giovedì scorso, quella dello
Felici per le belle notizie che arrivano dal Palazzo di giustizia di Catanzaro e certi che nessuno scambierà per una difesa d’ufficio del governatore Scopelliti questo articolo anche perchè stonerebbe nella stessa pagina in cui l’ex Governatore Loiero ci racconta una raffinata profondità i guazzabugli italiani, vogliamo dire che Scopelliti come chiunque altro non merita il trattamento che in maniera del tutto prevedibile gli hanno riservato l’altra sera ad Annozero. E non ci riferiamo ai colleghi che hanno riferito del loro lavoro, bensì a chi aveva finalizzato la rapida rassegna di testimonianze per arrivare a quel momento in cui, senza alcun contradditorio , l’attuale presidente della Regione è stato messo sul banco degli imputati fino ad essere percepito il fatto come un mafioso se non addirittura come un mandante di messaggi intimidatori.
Dispiace per Angela Napoli, una persona coraggiosa e corretta, che, non avendone alcuna necessità, si è fatta trascinare in una scenata in cui i contenuti sparivano dietro il suo irriconoscibile volto devastato dall’ira, mentre il Santoro da studio gongolava per gli ascolti che lievitavano.
Purtroppo questa è la Rai, anzi anche questa è la Rai. Salvate alcune belle cose, tra cui la correttezza, di Rainews, l’equilibrio di Floris, le lezioni di Minoli, il mestiere di Mentana (coerente dal Tg2 in poi), il giornalismo di altri tempi di Iacona, Gabanelli e pochi altri, sul resto si può stendere un velo pietoso. Meglio al confronto un più genuino e più casareccio giornalismo televisivo regionale, dove tra Cosenza e Reggio, Catanzaro e altre città, di fare informazione.
Ottima sicuramente la scelta di Antonella Grippo, che ha condotto la sua Perfidia facendosi inquadrare deliberatamente di spalle quasi a voler caricare su di sé la responsabilità di una televisione che farebbe bene a nascondere la faccia, e dando a Scopelliti la possibilità di dire la sua, garantendogli quel contraddittorio che non c’era stato la sera precedente ad Annozero.
Il nostro, quello dei giornalisti, è un mestiere difficile e il rischio di sbagliare, di minimizzare o sopravvalutare una notizia, di farsi prendere la mano e di innamorarsi di una tesi, anche quando i fatti non la dimostrino, è forte. E’ buona regola attenersi ai fatti, raccontarli con onestà, cercare di farlo meglio degli altri, perché i giornali sono sul mercato e, quindi, concorrenti, arrabbiarsi quando si prende un buco, ma non tacere nulla. Questo non vuol dire abbandonare i propri punti di vista o non avere opinioni, ma è bene che siano chiari ai nostri padroni-i lettori-qual è la notizia e qual è la nostra opinione, e tenendosi lontano dal fango creato appositamente da chi ci sguazza senza ritegno (nei giorni scorsi ne abbiamo visto schizzare parecchio e della peggior specie). Lavorare senza avere alcun pregiudizio. Pare niente, ma qui sta il problema. È evidente che questo modo di operare può dare fastidio, perché nessuno dal di fuori è in grado di dare la linea, indicare le direttive e dire a qualcuno di noi: oggi non colpiamo questo, domani lavoriamoci quell’altro. Che è quello che accade in Italia con una fortissima accentuazione da qualche tempo fino a configurare sempre di più la degenerazione della professione giornalistica come una condizione della messa in discussione della libertà dei cittadini tout court. (….)
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