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16 Ottobre tutti a Roma!


La realtà fa fatica a farsi vedere. Centinaia di migliaia di persone si preparano a riempire Roma per la manifestazione indetta dalla Fiom Cgil, ma tutti cercano il «terrore» nell'uovo. La conferenza di presentazione del corteo di sabato ha riservato un accenno agli episodi di questi giorni («sarà una grandissima manifestazione, che vuole essere partecipata, democratica, pacifica, non violenta»), concentrandosi sulle ragioni di una protesta e sulle dimensioni record che si annunciano. «Non permetteremo a nessuno di offuscare una grande giornata di mobilitazione».
Il manifesto del resto parla chiaro: «sì ai diritti, no ai ricatti. Il lavoro è un bene comune». Cinque i punti chiave: diritti, democrazia, legalità, lavoro, contratto. Che si declinano come lotta contro il tentativo di «uscire dalla crisi riducendo i diritti», «difesa del contratto nazionale», possibilità dei lavoratori di decidere sugli accordi che li riguardano»; e vanno a definire «un nuovo modello di sviluppo, costruito a partire dal rapporto con i lavoratori, non prendendolo a prestito da qualche partito». Una piattaforma che tiene dunque insieme la critica alle politiche del lavoro prodotte da questo governo (che su questo terreno, purtroppo, ha fatto molto e malissimo) e la necessità di «metter fine alla pratica degli accordi separati, non democratici». A chi quegli accordi dovrà subirli, infatti, viene impedito di esprimersi votando. Al contrario, il voto sotto ricatto di Pomigliano è stato accettato come oro colato. «Questa è una manifestazione nata il 1 luglio a Pomigliano», quando «abbiamo capito che quel modello sarebbe stato usato per rovesciare le relazioni industriali». Oggi, quelli che giuravano che si trattava di «un caso irripetibile» vanno dicendo in ogni trasmissione «10,100, 1.000 Pomigliano».
La preparazione del corteo sta avvenendo in questo clima, con centinaia di assemblee nelle fabbriche, e prenotazioni che prefigurano «una partecipazione superiore a ogni altra manifestazione». Naturalmente, Maurizio Landini - segretario generale Fiom - e Francesca Redavid parlano della parte di loro competenza: i metalmeccanici. Ma quella di sabato è occasione di convergenza con tutte la situazioni dove oggi esiste una resistenza civile e una lotta. Aderiscono il movimento per l'acqua pubblica, i No Dal Molin e decine di coordinamenti di lavoratori, Emergency e Libera di Don Ciotti, il «popolo viola» e partiti della sinistra (polemiche nel Pd tra favorevoli come Fassina e astenuti), altre categorie della Cgil, lavoratori e studenti del «mondo della conoscenza». Una lista troppo lunga da riportare qui (si può vederla sul sito) e in continua espansione.
E' una manifestazione «che costa», ma viene interamente autofinanziata non solo dalla Fiom (non avrebbe potuto), ma dai gruppi di lavoratori; a dispetto di cassa integrazione, mobilità, salari bassi. Per l'occasione il gruppo Fs, guidato dall'ex Cgil Mauro Moretti, ha dato il peggio di sé: pochi treni a disposizione (solo 7) e molto più cari di altre volte (quello dalla Sicilia costa 69.000 euro!). Un segnale preciso per scoraggiare le manifestazioni, così come fa il Comune di Roma con le «spese per la pulizia delle strade». Si è ripiegato sui pullman: 700, fino all'altro ieri, ma stanno aumentando di ora in ora (e diventa difficile reperirne altri, pare).
Molto importante è ritenuto il rapporto tra lavoro-diritti-sapere, «che qualifica un paese» e sta descrivendo un degrado preoccupante, tale da far partecipare in massa chi nell'istruzione ci lavora. E non manca lo sguardo sul mondo: dal palco parlerà anche Gino Strada e tutti chiederanno il ritiro delle truppe in Afghanistan, perché «vogliamo vivere in un paese "igienico" dal punto di vista della Costituzione: fondato sul lavoro e che ripudia la guerra».
Un numero imprecisato di televisioni seguirà ogni attimo della giornata, a partire da Cgil Tv, all'insieme di tv locali che si sono associate come «Facciamo rete con la Fiom». Rai, Mediaset e La7 - che hanno ricevuto una richiesta esplicita di «copertura», stanno invece ancora «valutando» se venire oppure no.
Sullo sfondo, ma neppure troppo, resta la proposta di sciopero generale, che la Fiom sostiene dentro la Cgil. «Noi continuiamo a pensare che per rispondere a tutti i problemi aperti dall'accordo sulla derogabilità del contratto, dal piano triennale del lavoro presentato dal ministro Sacconi, dal ddl lavoro in discussione in Parlamento, occorre dare continuità alla nostra mobilitazione. È necessario, perciò, che la Cgil arrivi a proclamare uno sciopero generale: questo è un tema da affrontare come elemento di continuità». Perché la situazione attuale non verrà cambiata in un giorno solo, anche se si annuncia memorabile.
Fonte: Il manifesto

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