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La Scuola Pubblica della Lega nord





Mi hanno scritto in tanti – compreso qualche leghista per insultarmi – dopo l’intervista battibecco a Radio24 a ‘La zanara’ in cui ho prosaicamente dato del fallocefalo al sindaco di Adro. Alcuni mi dicono: “Sono d’accordo, ma non è esagerato essere così duri?”. Io rispondo a tutti che non solo lo ritengo necessario e utile, ma – persino – una dura necessità. Insultare qualcuno non è mai bello e personalmente non mi da nessuna soddisfazione. Non amo l’ideologia e l’estetica dell’ingiuria. Tuttavia sono convinto che ci sia una continua sottovalutazione della gravità di alcune iniziative leghiste, come quella del nostro beneamato sindaco, che ha impecettato una scuola dello stato italiano con il simbolo della Lega – dai banchi, agli attaccapanni, agli zerbini – pretendendoci poi di raccontare che si tratta di un antico simbolo celtico.

Esattamente come la svastica, mi viene da dire e ho detto a lui. Allora qualcuno mi chiede: ma non è eccessivo evocare paragoni con il nazismo? Il tratto in comune però c’è, ed è nel passaggio dalla burla al dramma, dalla birreria di Monaco al metodo goebbelsiano, dalla manipolazione alla propaganda. Qui non si tratta di un fatto grave, come l’antica consuetudine nell’uso dei bambini per accattivare consensi politico-ideologici. Qui si tratta di un atto ancora più grave. E cioè dell’idea che si possa imporre il lavaggio del cervello ai bambini, cercando di indottrinarli per procacciare consensi. Se uno costruisse l’asilo “Fausto Bertinotti” costellandolo di falci e martello, e poi mi raccontasse che la falce e martello non è un simbolo politico ma è un retaggio della storia del novecento gli direi che è un citrullo. Non capisco perché con il sindaco di Adro si dovrebbe essere più indulgenti. Ci sono delle frontiere davanti a cui bisogna avere il coraggio di scrivere: chi tocca muore.

Il sindaco di Adro è recidivo, perché un anno fa, lasciò dei bambini innocenti senza mensa per farsi propaganda politica. In qualche modo ci riuscì, perché ci costrinse a parlare di lui, ad assistere allo spettacolo della manipolazione e dell’odio fra gli ultimi. Io ho molto rispetto per alcuni dirigenti leghisti, grandissimo rispetto per chi si porta il (suo) bimbo sulle spalle a Pontida o al comizio di Vendola o di Bersani. Non ne ho nessuno per chi si appropria degli spazi dello Stato per metterci le sue bandiere.
Luca Telese



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