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Il popolo Viola diviso verso il 2 Ottobre


Che il No Berlusconi Day 2 sia una manifestazione a rischio insuccesso lo si sente nell'aria e così prova a spiegarne i motivi Federico Mello sul Fatto Quotidiano di oggi.


Il 5 dicembre scorso il corteo viola si apriva con un enorme striscione: “Dimissioni”. Quest’anno la parola d’ordine del secondo No B. Day in programma sabato 2 ottobre a Roma è “licenziamolo”. Una giornata contro “Berlusconi e il berlusconismo” che si inserisce, spiega Gianfranco Mascia dei viola “in una serie di quattro irripetibili occasioni per tentare di mandare giù questo ‘governo-cricca’: la Woodstock del MoVimento 5 Stelle a Cesena, il No B. Day 2, la mobilitazione dei precari della scuola dell’8 ottobre e la manifestazione nazionale per il lavoro indetta dalla Fiom il 16 ottobre”.

Gli organizzatori dicono che sono già duecento i pullman pronti a convergere sulla capitale – “si respira un’aria d’attesa simile a quella dello scorso anno” aggiungono. Il percorso sarà lo stesso del primo No B. Day con arrivo in piazza San Giovanni. Le adesioni non mancano: Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà, Federazione della Sinistra, Verdi, alcuni singoli del Pd, come Vincenzo Vita e Ignazio Marino, e poi Articolo 21, Agende rosse, l’Anpi di Roma, Libertà e giustizia. Hanno assicurato la loro presenza anche Antonio Di Pietro e Nichi Vendola; la scaletta del palco è in fase di definizione ma si dà per sicuro un intervento di Salvatore Borsellino e un’esibizione musicale degli Almamegretta.

Questa, la cronaca. Ma nonostante l’appuntamento stia cominciando a “montare” in Rete e sugli altri media, per l’ampio arcipelago che un anno fa – all’indomani della bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte costituzionale – lanciò su Facebook una “Manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”, tanta acqua è passata sotto i ponti: in questi mesi sono stati infuocati gli scontri on line, tante le incomprensioni e le divisioni .

Il primo No B. Day era nato sul social network e si era velocemente articolato in Italia e all’estero in oltre cento realtà locali. Ma dal 6 dicembre erano cominciate le discussioni. Nel mirino di alcuni militanti erano finiti gli amministratori della pagina nazionale su Facebook: San Precario in particolare, l’attivista rimasto anonimo che aveva lanciato l’idea, ma anche gran parte del gruppo di persone che aveva avuto un ruolo “nazionale” in vista dell’appuntamento. Il No B. Day del 5 dicembre era stato un successo: in 300 mila aveva sfilato chiedendo le dimissioni di B. (“Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”) in un periodo nel quale il governo era all’apice della popolarità. I dissidenti, però, contestavano i “rappresentanti” del movimento: “Il popolo viola – la denuncia di una serie di gruppi locali in un documento redatto quest’estate – a differenza di quanto molti credono, è gestito senza il minimo rispetto delle più elementari regole di democrazia, da amministratori auto-proclamatisi portavoce del Popolo Viola”. Le critiche, inoltre, denunciavano un’eccessiva vicinanza del movimento ai partiti (Gianfranco Mascia, uno dei volti del movimento, collabora anche con l’Italia dei Valori).

In questo clima, si arriva al secondo No B. Day lanciato a metà agosto. Non sono mancate anche alcune incomprensioni con Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack, Don Gallo e Andrea Camilleri, che con un appello avevano proposto una manifestazione di piazza per fine settembre (l’appuntamento è stato fissato per il 16 ottobre, in concomitanza con la manifestazione della Fiom). E anche il quadro politico è radicalmente cambiato. Ora manca solo una manciata di giorni alla seconda edizione del No B. Day. La piazza, ancora una volta, darà la risposta ultima sulla capacità dei Viola di essere ancora rappresentativi della variegata galassia anti-berlusconiana. Il movimento, come dice chi lo anima, ha i vantaggi e i limiti della rete Internet: è formidabile nell’includere tutti, ma fatica a darsi un’organizzazione che sia riconoscibile anche se non “partitica”.

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