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ATTACCO ALLO STATO: Altre MINACCE al PM ANTI ‘NDRANGHETA GIUSEPPE LOMBARDO.


L’ennesima minaccia al pm antimafia Giuseppe Lombardo, è giunta via lettera intimidatoria direttamente in ufficio al Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria. La missiva, simile alla prima di qualche mese fa , questa volta non era accompagnata da un proiettile, ma scritta con parole ancor più esplosive: ”Sei un morto che cammina. Questo è il tuo ultimo avvertimento dottorino, farai la fine di Falcone e Borsellino…” Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore reggino, prima con il coordinatore della Dda, Salvo Boemi, e da poco più di due anni sotto la guida del procuratore Giuseppe Pignatone, è colui che tratta alcuni dei fascicoli più scottanti di Reggio Calabria. Indagini e processi che rivelano le commistioni tra i comitati di potere reggini: ‘ndrangheta, massoneria, imprenditoria e politica. Come il processo “Testamento”, iniziato da un’ indagine della Squadra Mobile, e che si concluderà a giorni. Lombardo , non ha potuto far altro che riscontrare e sottolineare la commistione tra elementi della cosca Libri e politici del consiglio comunale di Reggio Calabria dell’allora sindaco, oggi Governatore, Giuseppe Scopelliti e del suo consigliere Massimo Labate. Lombardo sta anche indagando sui documenti ritrovati nel covo di Pasquale Condello, detto “il Supremo” , catturato dal Ros del generale Giampaolo Ganzer nel febbraio 2008 , i militari della Sezione Anticrimine di Reggio Calabria ed il Gruppo Cacciatori di Vibo Valentia dopo quasi un ventennio di latitanza. Non a caso Condello è denominato “il Supremo”- nel covo furono trovati vari documenti , tra cui alcuni pizzini che riguardavano un togato di Reggio che non sarebbe “stato ai patti” e molti altri. Nonostante gli oltre due anni di 41bis, sembra che Condello, abbia ancora gran parte della città sotto controllo. Per capire il potere e l’influenza della cosca del “Supremo” è interessante leggersi gli atti pubblici che riguardano il rimpallo di responsabilità circa la confisca e l’ assegnazione del palazzo dei Condello in contrada Mercatello ad Archi, fortezza del “Supremo”. Finalmemnte, dopo 13 anni di farraginosa e omissiva gestione, tra tante ombre e poche vehttp://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3680065900862083324rità è stato assegnato ad enti sociali circa un mese fa, anche se sulla vicenda pende ancora un’indagine. Inoltre, è bene guardare con particolare interesse al sequestro dei beni di oltre 60 milioni di euro richiesto ed ottenuto da Lombardo, ad Alfredo Ionetti, consuocero di Condello e, secondo gli inquirenti, gestore e prestanome del patrimonio del “Supremo” in Emilia Romagna. Aspettiamo anche di vedere che succederà all’appello del processo “Vertice” che vedeva alla sbarra molti presunti affiliati alla cosca di Archi, per la maggioranza assolti e, che in abbreviato non fu impugnato dal pm Santi Cutroneo, poi trasferito da Reggio Calabria per incompatibilità ambientale dal guardasigilli Angelino Alfano. Ma ci si è chiesti il perchè di questo trasferimento? Cosa vuole fare la classe dirigente, la politica e certa magistratura? Aspettare che si rinsaldi il sodalizio criminale tra Condello-De Stefano-Libri, una volta in guerra ora addirittura in affari insieme, come emerge dalle recenti indagini come: Testamento, Rifiuti spa, e dall’ estorsione al Bar Malavenda? Aspettare che i nuovi ragazzi-boss delle cosche si facciano risentire con gesti eclatanti e dissonanti dalle vecchie strategie sommerse della ‘ndrangheta? Non basta vedere i gruppetti di “passeggiatrici” che si sono creati ad ogni angolo della Via Marina , principale vanto della città , per capire che gli usi e costumi delle nuove leve della ‘ndrangheta sono mutati e quindi, mancando i vecchi capi carismatici, anche gli equilibri criminali si stanno evolvendo. Le discussioni tra Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle registrate nelle intercettazioni dell’operazione “Reale” dei Carabinieri ci danno un quadro attualissimo dei mutamenti e degli assetti e conferme importanti. Si conferma l’esistenza di una sorta di camera di compensazione dove i “casati” storici della ‘Ndrangheta dirimono le controversie tra ‘ndrine e dove si decidono le strategie della ‘Ndrangheta di cui tutte le famiglie fanno parte, come dice Giovanni Ficara a casa Pelle: “Noi siamo tutti della ‘Ndrangheta”. D’altronde l’incontro annuale dei rappresentanti delle cosche al Santuario della Madonna di Polsi era già documentato e ribadito dai collaboratori di giustizia negli storici processi come “Olimpia” e “Armonia”. Si apprende in tempo reale dei dissidi interni alla cosca dei Ficara-Latella, la loro vicinanza ai De Stefano, il ruolo importante dei Labate, a quali , come suggerisce Giuseppe Pelle al Ficara è bene non dar fastidio. Si ha conferma, per l’ennesima volta, delle commistioni politico-mafiose e del voto di scambio anche nelle ultime elezioni, “Pierino il medico” ne è un esempio. Aspettiamo ancora di sapere chi sia la talpa para-istituzionale che andò a casa di Giuseppe Pelle, che insieme a Rocco Morabito di Africo si confermano tra le famigli più potenti della Locride. Anche se stranamente, dalla lettura delle carte di “Reale” mancano riferimenti alla influente famiglia del suocero di Pelle, i Barbaro di Platì. Gli inquirenti ci informano che l’Uomo-spia è stato neutralizzato, ma di arresti, oltre ai soliti altisonanti nomi di ‘ndrangheta non ce ne sono stati. Possibile che “Gianni la talpa” spifferi ancora in libertà?

Per avere la fiducia dei cittadini bisogna dare segnali concreti. Quante volte dobbiamo ancora assistere al viavai delle mogli e delle figlie dei mammasantissimi di Reggio in alcuni dei negozi di Corso Garibaldi a far razzia di beni di marca a gratis per capire che qualcosa in questa città deve cambiare? Le indagini di Giuseppe Lombardo , inizialmente con Domenico Galletta, il segnale di cambiamento lo stanno dando. Nicola Gratteri lo fa da una vita. Giuseppe Pignatone sta riscuotendo bei risultati.

Forse stavolta le persone che hanno voglia di onestà e giustizia si faranno avanti? Se non denunciamo noi chi lo farà? Se non ora quando?

Vi mostriamo ora un servizio sull'ndrangheta tratto dalla trasmissione di RaiTre Presa Diretta



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