
Forse sarà stato per merito di Gianfranco Fini o forse perchè lui la Lega Nord e anche Berlusconi si sono resi conti di averla fatta davvera sporca e così ci siamo liberati di Aldo Brancher, fatto ministro qualche settimana fa di un improbabile ministero di cui neanche lui sapeva di cosa si trattasse. Vi riportiamo l'articolo su Repubblica.it in cui si annunciano le dimisioni dell'esponente della Lega che però rimane deputato, come Cosentino, Dell'Utri, Cuffaro e tanti altri simpaticoni.
"Mi dimetto da ministro". Aldo Brancher 1 ufficializza la decisione "irrevocabile" al tribunale di Milano, con conseguente rinuncia al legittimo impedimento, e chiede di essere giudicato con rito abbreviato, celebrato a porte chiuse, senza testimoni e solo su prove documentali e dà diritto a uno sconto di un terzo della pena. L'annuncio in una dichiarazione spontanea resa in aula al processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta, che lo vede imputato insieme alla moglie per appropriazione indebita e ricettazione in relazione a somme pari a circa 1 milione di euro ricevute da Giampiero Fiorani durante il tentativo di scalata all'Antonveneta.
L'ormai ex ministro per l'attuazione del federalismo è arrivato in tribunale affiancato dai suoi legali e ha preso posto per l'udienza guidata dal giudice monocratico Annamaria Gatto. Nella dichiarazione spontanea, Brancher ha spiegato i motivi per i quali ha voluto rinunciare al legittimo impedimento "affinché finiscano strumentalizzazioni e speculazioni" e al giudice Gatto ha "anticipato la mia decisione di dimettermi da ministro". "La mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale. Sono qui a difendere la mia innocenza" ha concluso Brancher, che al termine dell'udienza ha lasciato il tribunale da una porta laterale, senza incontrare i cronisti e senza rilasciare dichiarazioni.
Confermate dunque, le voci sulle prossime dimissioni del ministro a seguito di un incontro chiarificatore con Silvio Berlusconi . Il sacrificio del ministro come primo atto di un riordino nel Pdl, che il premier aveva annunciato la settimana scorsa. Ma anche per rafforzare il rapporto con la Lega, irritata dalla nomina in giugno di un ministro senza portafogli dedicato alla riforma a lei più cara, il federalismo.
Cinque giorni dopo la nomina, Brancher, in qualità di ministro, aveva quindi presentato istanza di legittimo impedimento al processo Antonveneta. Immediate le polemiche, fino alla dura nota del presidente Napolitano : per il Quirinale, Brancher non ha legittimi impedimenti perché un ministero senza portafoglio non ha nulla da organizzare. Giallo, poi, sulle deleghe : mai pubblicate in gazzetta ufficiale.
Al processo sulla scalata all'Antonveneta, Aldo Brancher e la moglie Luana Maniezzo sono imputati per 420mila euro di appropriazione indebita, incassati tra il dicembre e il novembre del 2003 grazie a plusvalenze su azioni Tim e Autostrade che, stando all'accusa, vennero manovrate dai vertici della Popolare di Lodi per favorire la coppia. Altri 600mila euro, per cui è stata contestata la ricettazione, erano divisi in diversi versamenti: i primi 100mila consegnati in contanti da Donato Patrini, collaboratore di Gianpiero Fiorani, presso l'autogrill di San Donato milanese nel 2001; una seconda tranche di 100mila euro in contanti consegnata nel 2004 a Lodi nell'ufficio di Fiorani; altri 100mila ricevuti a Roma nel gennaio del 2005 dopo la bocciatura del decreto sul risparmio presso l'ufficio di Brancher, al ministero del Welfare; infine, altri 200mila euro consegnati ancora nell'ufficio di Fiorani a Lodi, nel marzo dello stesso anno.
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