
Vi proponiamo l'ultimo articolo tratto dal blog del giornalista del New York Times e collaboratore di Repubblica, Alexander Stille
E’ finito Berlusconi? E’ una domanda che si comincia a fare (di nuovo). Bisogna stare attenti: la morte politica di Berlusconi e’ stata annunciata piu’ volte negli ultimi sedici anni e si e’ risultata prematura. Mi ricordo nel 1996, alcuni esponenti mi dissero che Berlusconi era finito e che quindi non era necessaria una legge sul conflitto di interessi – un problema astratto che non interessava gli italiani. Ero convinto allora che Berlusconi era tutt’altro che morto. In parte perche una parte importante del potere di Berlusconi e’ strutturale: un uomo con le tre televisioni private piu’ grandi a sua disposizione e tutte le risorse economiche ed una determinazione a condizionare la vita politica del paese e’ comunque una grande forza con cui si dovra’ fare i conti. Questa condizione strutturale rimane piu’ o meno immutata.
Ma si potrebbe forse dire che e’, in qualche modo, finito il berlusconismo, o almeno un certo tipo di berlusconismo, cioe’ il berlusconismo come modello ideale capace di fare sognare la gente. Quando Berlusconi ha cominciato c’era nel suo elettorato un vero entusiasmo tra i suoi elettori, un convincimento (contro tutta l’evidenza dei fatti, a mio avviso, ma non per questo meno genuino) che Berlusconi era l’uomo dei miracoli, capace di fare dell’Italia quello che ha fatto alla sua azienda e di fare degli italiani quello che ha fatto agli azionisti della Mediaset. C’era anche il convincimento che la ricchezza personale di Berlusconi fosse un fatto positivo: troppo ricco per farsi corrompere, piu’ pratico, piu’ in gamba e piu’ a contatto con i bisogni della gente dei politici tradizionali. Credo che questo mito sia tramontato. Ormai gli scandali degli ultimi due anni hanno reso fin troppo evidente che Berlusconi s’interessa quasi esclusivemente degli interessi suoi a scapito del bene pubblico; che s’interessa poco dei problemi del paese; e che Berlusconi invece di porre fine alla corruzione e il clientelismo che hanno caratterizzato la Prima Repubblica li ha continuati e forse peggiorati. Tutto cio’, non significa che questi elettori non voteranno piu’ per il centro-destra o per Berlusconi, ma lo faranno senza grandi illusioni e con stanchezza, per ragioni di tornaconto personale (almeno Berlusconi non mi manda la Guardia di Finanza) o per disaffezione verso la sinistra.
Anzi, negli scandali della Protezione Civile e della cosidetta P3, il Berlusconismo ha rivelato la sua vera natura: l’insofferenza verso le regole (i lacci e lacciuoli); il concentramento di potere decisionale nelle mani di poche persone (senza controlli istituzionali) portano inevitabilmente all’abuso di potere, alle cricche e ai comitati di affari. Lo spirito del Berlusconismo – l’esaltazione del successo personale sganciata da qualsiasi scala di valori e ideali – si e’ rivelato completamente vuoto. I partiti della prima Repubblica – dalla DC al PCI – avevano mille difetti ma avevano anche degli ideali, una visione di una societa’ migliore. Quello che vediamo nelle intercettazioni telefoniche tra i vari Cosentino e Dell’Utri e soci e’ il potere fine a se stesso o al massimo come strumento di arricchimento personale e della cricca. Punto e basta.
Ma siccome il potere di Berlusconi e’ anche strutturale: deriva in parte del suo potere mediatico e il sistema clientelare che ha nutrito ha radici profonde nel paese, non e’ finito come protagonista della scena politica. Puo anche darsi che Berlusconi decida ad un certo punto di farsi da parte (per il momento). Non sarebbe poi un’idea cosi’ sciocca: sa che i problemi economici dell’Italia sono tutt’altro che risolti e che il suo governo rischia di presiedere su un altro cinquennio di stagnazione economica. Il vero segreto nero del Berlusconismo – di cui ha veramente vergogna – e’ una quasa total incapacita’ in campo economico – che doveva essere il suo punto forte. Il governo Berlusconi dal 2001 al 2006 ha segnato quasi un record negativo per l’Italia in tempi di pace: cinque anni di seguito di quasi crescita zero, l’ultimo in Europa. Due governi di cinque anni con lo stesso record costituirebbe il giudizio definitivo della storia: fallimento totale. Forse Berlusconi preferirebbe passare la responsabilita’ a qualcun altro per poi passare all’attacco sui problemi dell’economia (se ci fossi io al governo!). Ma metterebbe a rischio la sua legge sulle intercettazioni telefoniche e i suoi processi.
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