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Il nostro triste paese


Un gruppo di italiani che vivo a Barcelona hanno creato un movimento per denunciare la crisi culturale e sociale del nostro paese, nel manifesto che hanno preparato scrivono: " Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute." I ragazzi hanno organizzato una nave che con partenza da Barcelona arriverà domani sera a Genova, sara una sorta di nave dei diritti, "ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.

QUESTO IL SITO DEL MOVIMENTO

Questo è un video di promozione dell'evento


Infine vi proponiamo un'analis di una ragazza italiana che vive in Spagna tratta dal Fatto Quotidiano:
“Penso che in Italia ci sia un Grande Sonno, un grande rincoglionimento”. Luna, 29 anni, da quattro vive in Spagna e lavora come fotografa. Lavora pagata, perché come dice lei, “qui quando ti pubblicano un servizio lo pagano”. E questo, paradossalmente, non è poco. Perché Luna prima ha abitato a Bologna e Roma dove non era così. Luna partecipa a “Lo Sbarco” la nave dei diritti che parte oggi da Barcellona per approdare domani a Genova. Dove per tutta la domenica si discuterà di problemi concreti che cambiano l’esistenza delle persone: il lavoro, la scuola, la legalità, la cultura, la cittadinanza, la parità dei diritti. Questioni che la politica dovrebbe affrontare, ma che, secondo lei, vengono ignorate.

“Ma anche noi italiani”, spiega, “ abbiamo le nostre responsabilità. Ci si dimentica che ogni nazione è fatta dai cittadini non dai pochi politici che la governano. Sono i cittadini che devono volersi impegnare per cambiare le cose. Il problema è prima nella società civile, tra i cittadini”. Se si possono approvare certe leggi, smantellare lo Stato è grazie all’indifferenza di molti, che non si accorgono che poi saranno anche loro a portarne il peso. “Qui è diverso “, continua, “Se un servizio pubblico viene tolto o gestito male qui si agisce. In Italia si dice “lasciamolo fare agli altri”. Bisogna essere vigili e impegnarsi a partire dal basso”. Allora, Luna, perché non torni? “A 18 anni mi sono trovata davanti alla scelta se andare via da Napoli o restare. Sono andata via, anche per curiosità, ma poi quando ti accorgi che fuori ti riconoscono dei diritti che in Italia non hai, non puoi più tornare. Ad esempio, io che sto con la mia compagna Sara, qui vivo serena. In Italia non avrei mai potuto farlo. Eppure si può fare a Parigi, Berlino, Stoccolma, in tutti i Paesi civili insomma. Se ti vengono a mancare dei diritti e non puoi vivere, allora li vai a cercare altrove e resti dove ti viene data questa possibilità”.


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