
Tutti sono a conoscenza che Gianfranco Fini non è in sintonia con l'attuale capo di Governo, però leggere degli articoli totalemente in contrasto al Ddl sull'intercettazioni come quello apparso oggi sul blog di Farefuturo, fà un certo effetto.
Noi di Nodoingola vi proponiamo questo articolo, scritto da Giovanni Marinetti, che dovrebbe rappresentare la vera destra italiana, rispetto alle vergognose linee guida dell'attuale Pdl.
a reazione della stampa al voto del Senato sul ddl intercettazioni è dura: prima pagina bianca per Repubblica, alcune rubriche in bianco sulla Stampa, editoriali vari infuocati. Vittorio Greve, sul Corriere della Sera, bacchetta: «Il voto di fiducia con cui ieri al Senato è stato approvato il disegno di legge sulle intercettazioni segna una pagina buia per la nostra politica legislativa in materia di giustizia. Sia sul piano del metodo, sia specialmente sul piano del merito. (…) Ferma restando, infatti, la possibilità di pubblicare "per riassunto" gli atti d’indagine, una volta caduto il segreto investigativo, è stato invece ribadito un rigido divieto di pubblicazione, per l’intera fase preliminare, dei risultati delle intercettazioni, anche se non più coperti da segreto (e quindi anche se concernenti fatti o circostanze direttamente rilevanti per le indagini). Un divieto eccessivo ed ingiustificato, come pure risultano eccessive ed ingiustificate le sanzioni penali previste a carico dei giornalisti nel caso di violazione del suddetto divieto, nonché quelle a carico degli editori per la conseguente responsabilità amministrativa. Per contro, le medesime sanzioni potrebbero ritenersi congrue e giustificate (anche alla luce di esigenze di tutela della privacy), qualora venissero pubblicate intercettazioni tuttora coperte dal segreto, o comunque esclusivamente concernenti fatti, circostanze o persone estranei alle indagini. Ancora più preoccupanti, dal punto di vista del pubblico interesse all’accertamento ed alla repressione dei reati (tante volte sbandierato da questo governo), sono le modifiche che si vorrebbero introdurre con riferimento ai presupposti delle intercettazioni ed alla relativa procedura. Quanto ai presupposti di queste operazioni — irragionevolmente estesi all’acquisizione dei tabulati telefonici, sebbene si tratti di cosa assai diversa— essi sono stati circoscritti in modo tale, con riguardo ai soggetti destinatari delle stesse, ed attraverso formule così rigide, da indurre ad escludere che, di regola, si potrà procedervi nelle inchieste "contro ignoti": cioè nelle ipotesi in cui le intercettazioni sarebbero davvero "indispensabili" per gli sviluppi delle inchieste.(...) Tutto ciò dimostra quanto siano forti i limiti che la nuova legge vorrebbe imporre all’uso dello strumento delle intercettazioni, al punto da determinare una situazione di complessiva irragionevolezza nel sistema della nuova disciplina, a tutto scapito dell’efficienza delle indagini. E questo è vero anche in rapporto ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata. È chiaro, infatti, che le deroghe previste dalla futura legge, diversamente da oggi, per i soli delitti di natura mafiosa e terroristica, non potranno assicurare (nemmeno) il mantenimento degli attuali livelli di contrasto degli organi inquirenti contro alcune tra le peggiori forme di delinquenza associativa».
Dalla Stampa, a firma di Amedeo La Mattina, il restroscena interno al Pdl: «Si è chiuso il primo tempo, ma non la partita. E quale sarà il risultato finale è ancora presto dirlo. Dopo l'accordo raggiunto al Senato sulle intercettazioni, che Italo Bocchino gà nei giorni scorsi definiva “un compromesso accettabile” ma niente di più, dai finiani arriva un ufficioso invito a non dare ancora per fatta una legge che deve ancora passare l'esame della Camera e del Quirinale. Ecco allora che acquistano un senso le voci che si levano dal mondo vicino al presidente della Camera: sul web magazine di farefuturo, Filippo Rossi scrive che “va urlata con tutto il fiato in gola la nostra delusione. Si poteva fare di più”. E Fabio Granata già annuncia che alla Camera serviranno “modifiche” al testo sui reati di mafia, su intercettazioni ambientali che sui cosiddetti reati spia, modifiche che al Senato “non sono state rese possibili dalla fiducia”».
Sul Secolo d'Italia, il direttore Perina scrive: «Affrontando la partita delle intercettazioni abbiamo visto al lavoro un finismo “di destra”: quello che parla in nome della tradizione di Paolo Borsellino, delle relazioni all'antimafia di Beppe Niccolai, ma anche – sia ben chiaro -del garantismo di Leonardo Sciascia e dei suoi moniti a recuperare l'obiettività, la moralità e l'umanità della giustizia. Questo approccio non ha nulla a che vedere con il giustizialismo forcaiolo di Di Pietro ed è per sua stessa natura moderato e ragionante: forse, tornando alle intercettazioni, avremmo “torto” su un provvedimento che avesse vietato di pubblicare qualsiasi notizia sulle inchieste; sicueramente non siamo soddisfatti del capitolo sui “reati spia” (racket, estorsioni e traffico di rifiuti) e cercheremo di correggerlo; di certo non vanno bene le multe agli editori o i limiti alle intercettazioni ambientali nel nome della “privacy dei mafiosi”. Ma abbiamo agito scommettendo sulla politica che cambia le cose, non sull'antipolitica che le usa come pretesto per ottenere applausi. (…) Siamo una forza politica di governo, abbiamo il dovere di affrontare responsabilità diverse, oltre che la “pesca delle occasioni” che caratterizza le minoranze assediate. E allora, con tutto il rispetto per i nostri lettori intristiti e per coloro che sollecitavano Fini a “dire qualcosa di destra” per riequilibrare certi pronunciamenti, vorremmo sommessamente far notare che la legge sulle intercettazioni era la madre di tutte le battaglie per i berlusconiani in servizio permanente effettivo e per i dipietristi “doc”, non per noi o per il presidente della Camera, che i “suoi” temi li declinati sempre tutt'altri campi, giocando d'anticipo e non di rimessa».
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