
“E’ tutto falso, si tratta di una campagna diffamatoria che colpisce la Santa Sede e lo stesso Pontefice”, ha spiegato la Segreteria di Stato in una nota diffusa nella tarda mattinata di oggi dalla Sala stampa vaticana. Dove si conferma che lo stesso Benedetto XVI è informato sul tema. Dopo oltre due settimane di silenzio la Segreteria di Stato del Vaticano ha rotto gli indugi e i silenzi sulle polemiche scoppiate attorno Boffo, ex direttore di Avvenire e Sat 2000, costretto alle dimissioni lo scorso 3 settembre dopo un polemico editoriale di Vittorio Feltri sul Giornale. In quell’occasione Feltri accusò Boffo di essere stato condannato per aver molestato telefonicamente la moglie dell’uomo con il quale aveva una relazione. Il testo diramato della Segreteria di Stato fa riferimento in modo esplicito alla ’ingiuriosa’ campagna stampa alimentata in questi giorni che ha smentito in modo inequivocabile alcuni particolari pure diffusi dai giornali: ’In particolare, e’ falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de ’L’Osservatore Romano’ abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di ’Avvenire’; e’ falso che il direttore de ’L’Osservatore Romano’ abbia dato - o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo - informazioni su questi documenti, ed e’ falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate’. In più la nota informa ’Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili - ripetute sui media con una consonanza davvero singolare - che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l’intento di attribuire al direttore de L’Osservatore Romano, in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia’.
La colpa di Boffo, secondo Feltri è stata quella di aver negato la sua omosessualità e di aver espresso sull’Avvenire un giudizio moralistico contro Silvio Berlusconi. Infatti Boffo dopo centinaia di lettere arrivate all’Avvenire sul caso Berlusconi-Escort aveva espresso il suo parere, non di certo positivo nei confronti delle abitudini del cavaliere. A dicembre Feltri in un'intervista al Foglio di Giuliano Ferrara ha ricostruito le fasi che lo hanno portato a pubblicare il dossier su l’ex direttore di Avvenire. «Una personalità della Chiesa di cui ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato e fatto avere la fotocopia del casello giudiziale dove veniva riportata la condanna a Boffo e, assieme, una nota informativa che aggiungeva particolari sulla notizia». Feltri non svela il nome della fonte ma insiste su un punto: era qualcuno di cui ci si doveva «istituzionalmente fidare» perchè «non si poteva dubitare di lei». Una rivelazione che ha portato molti giornali a individuare negli ambienti vaticani la mano che ha «recapitato» la velina sul tavolo di Feltri e che era un falso. La Repubblica in primis e poi il Corriere della Sera,il Manifesto, Il fatto Quotidiano hanno rilanciato la notizia, ognuno in lanciandola con un peso diverso, scrivendo insinuando che Gian Maria Vian direttore dell’Osservatore Romano ha diffuso la velina al Giornale per conto del Segretario di Stato Tarciso Bertone. La replica della Santa Sede è dura eppure i sospetti rimangono. A gennaio ci fu un incontro tra Ruini, Berlusconi e Fini e qualche giorno dopo ci fu la cena riparatrice tra Boffo e Feltri. Un caso? Un dato certo e che Dino Boffo è stato letteralmente sputtanato e fu proprio l’Osservatore Romano che segnalò che il direttore forse pagava la campagna più spregiudicata dell’Avvenire sul caso di Eulana Englaro. E se alla fine Vian fosse stato spinto da un alta carica del Vaticano per screditare Boffo? Ma soprattutto perché?
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