Un testimone racconta che nel 1997, in piena
Bicamerale, il presidente della medesima
Massimo D’Alema incontrò a Venezia l’a l l o ra
sindaco Massimo Cacciari. Al governo c’e ra
Prodi e B. era reduce dalle rovinose elezioni del '96,
politicamente defunto, tant’è che i suoi alleati
cercavano un modo carino per dirgli che era finita e
gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o
Fazio o Monti). Cacciari domandò: “Scusa, Max, ma
sei sicuro di questo accordo con Berlusconi? Non è
che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette in
quel posto?”. Il conte Max lo guardò dall’alto in
basso pur essendo meno alto, sorrise a lungo in
silenzio, congiunse il pollice e l’indice della mano
destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con
lieve moto ondulatorio. Poi sibilò: “Tra n q u i l l o ,
Massimo, lo tengo per le palle”. Naturalmente finì
che B., promosso al rango di padre ricostituente,
dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere (e
con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece
saltare il tavolo della Bicamerale. E, da morto che
era, rinacque a nuova vita più fresco che pria: nel
2001 era di nuovo a Palazzo Chigi. La scena si ripeté
dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con Veltroni al
posto di Max. Anche allora governava Prodi e B. era
dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente
di comprare senatori dell’Unione. Ma Uòlter,
neosegretario del Pd, incurante delle sfighe
precedenti, aprì un bel “t avo l o ” per “le riforme
insieme”. Legge elettorale, Costituzione e tutto il
resto. Il cadaverino risorse un’altra volta: sei mesi
dopo, complice Mastella, era di nuovo premier;
intanto Uòlter, che in tutta la campagna elettorale
non l’aveva neppure nominato (“il principale
esponente dello schieramento avverso”), perse tutte
le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.
Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a Bersani. Tre
mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si
candidava lui. Poi sostenne il governo Monti con B.,
ma giurò che non era una maggioranza politica. In
realtà lo era, ma si riuniva nelle catacombe. Ora è
uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla
luce del sole, comunicati congiunti. Mancano solo
le pubblicazioni, ma i rapporti prematrimoniali sono
tutt’altro che vietati. L’inciucio parte dalla legge
elettorale, poi si vedrà. Ci sono tante pratiche da
archiviare tipo i magistrati, che danno noia a destra e
a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, B. è
morto. Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un
trompe l’oeil, neppure fra i più riusciti). E, siccome è
Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da
statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo,
inaugurato tre anni fa a Onna con un certo
successo. Punta al Quirinale e pur di arrivarci è
pronto a tutto, anche a proseguire l’inciucio nella
prossima legislatura con un bel governissimo
Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò
la gente si disabitua al conflitto d’interessi). Il
paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è
Violante, che già vegliava sulla Bicamerale da
presidente della Camera. Nel 1994 tuonava: “Il
nucleo di interessi che si aggruma intorno a Forza
Italia è in profonda continuità col sistema di potere
che ha causato tanti lutti e danni all’Italia... Forza
Italia è un manipolo di piduisti e del peggio del
vecchio regime. Berlusconi, con la chiamata alle
armi contro il comunismo, ripete la parola d’o rd i n e
del fascismo e del nazismo quando morivano nei
lager comunisti, socialisti ed ebrei. E con questa
parola d’ordine la mafia uccideva i sindacalisti. È una
chiamata alla mafia quella di Berlusconi”. Nel 2002
Violante diceva che “le proposte di Berlusconi
rispondono alle richieste dei grandi mafiosi”. Nel
2004 parlava di “interessi penali e criminali” del
centrodestra. E nel 2006 denunciò “un giro di mafia
intorno a Berlusconi”. Oggi si batte come un leone
per maritare Bersani con quel bel soggetto, rinviato
a giudizio proprio ieri perché passò al suo Giornale la
bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e
Bicamerale, il presidente della medesima
Massimo D’Alema incontrò a Venezia l’a l l o ra
sindaco Massimo Cacciari. Al governo c’e ra
Prodi e B. era reduce dalle rovinose elezioni del '96,
politicamente defunto, tant’è che i suoi alleati
cercavano un modo carino per dirgli che era finita e
gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o
Fazio o Monti). Cacciari domandò: “Scusa, Max, ma
sei sicuro di questo accordo con Berlusconi? Non è
che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette in
quel posto?”. Il conte Max lo guardò dall’alto in
basso pur essendo meno alto, sorrise a lungo in
silenzio, congiunse il pollice e l’indice della mano
destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con
lieve moto ondulatorio. Poi sibilò: “Tra n q u i l l o ,
Massimo, lo tengo per le palle”. Naturalmente finì
che B., promosso al rango di padre ricostituente,
dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere (e
con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece
saltare il tavolo della Bicamerale. E, da morto che
era, rinacque a nuova vita più fresco che pria: nel
2001 era di nuovo a Palazzo Chigi. La scena si ripeté
dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con Veltroni al
posto di Max. Anche allora governava Prodi e B. era
dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente
di comprare senatori dell’Unione. Ma Uòlter,
neosegretario del Pd, incurante delle sfighe
precedenti, aprì un bel “t avo l o ” per “le riforme
insieme”. Legge elettorale, Costituzione e tutto il
resto. Il cadaverino risorse un’altra volta: sei mesi
dopo, complice Mastella, era di nuovo premier;
intanto Uòlter, che in tutta la campagna elettorale
non l’aveva neppure nominato (“il principale
esponente dello schieramento avverso”), perse tutte
le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.
Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a Bersani. Tre
mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si
candidava lui. Poi sostenne il governo Monti con B.,
ma giurò che non era una maggioranza politica. In
realtà lo era, ma si riuniva nelle catacombe. Ora è
uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla
luce del sole, comunicati congiunti. Mancano solo
le pubblicazioni, ma i rapporti prematrimoniali sono
tutt’altro che vietati. L’inciucio parte dalla legge
elettorale, poi si vedrà. Ci sono tante pratiche da
archiviare tipo i magistrati, che danno noia a destra e
a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, B. è
morto. Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un
trompe l’oeil, neppure fra i più riusciti). E, siccome è
Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da
statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo,
inaugurato tre anni fa a Onna con un certo
successo. Punta al Quirinale e pur di arrivarci è
pronto a tutto, anche a proseguire l’inciucio nella
prossima legislatura con un bel governissimo
Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò
la gente si disabitua al conflitto d’interessi). Il
paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è
Violante, che già vegliava sulla Bicamerale da
presidente della Camera. Nel 1994 tuonava: “Il
nucleo di interessi che si aggruma intorno a Forza
Italia è in profonda continuità col sistema di potere
che ha causato tanti lutti e danni all’Italia... Forza
Italia è un manipolo di piduisti e del peggio del
vecchio regime. Berlusconi, con la chiamata alle
armi contro il comunismo, ripete la parola d’o rd i n e
del fascismo e del nazismo quando morivano nei
lager comunisti, socialisti ed ebrei. E con questa
parola d’ordine la mafia uccideva i sindacalisti. È una
chiamata alla mafia quella di Berlusconi”. Nel 2002
Violante diceva che “le proposte di Berlusconi
rispondono alle richieste dei grandi mafiosi”. Nel
2004 parlava di “interessi penali e criminali” del
centrodestra. E nel 2006 denunciò “un giro di mafia
intorno a Berlusconi”. Oggi si batte come un leone
per maritare Bersani con quel bel soggetto, rinviato
a giudizio proprio ieri perché passò al suo Giornale la
bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e
Consorte. Che gli fai a uno così? Te lo sposi.
Marco Travaglio

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